Paura per l’appartamento a fuoco
A Lido Pomposa le fiamme divorano un’abitazione: «Salvo grazie al mio amico»
2 MINUTI DI LETTURA
LIDO POMPOSA. Ieri pomeriggio le fiamme hanno divorato gran parte di un appartamento situato al civico 31 di viale Dolomiti a Lido Pomposa. Il fuoco però, nonostante gli ingenti danni, non ha coinvolto persone. Al momento dell’incendio, infatti, marito e moglie che vivono all’interno della struttura, erano fuori casa. È stato Paolo De Bergami, tecnico informatico di quarant’anni, ad accorgersi di quanto stava accadendo. Erano circa le 16. «Ero uscito di casa poco fa - spiega l’uomo - Un amico era venuto a chiamarmi intorno le 15.30 per andare a prendere un gelato qui nelle vicinanze. Mentre tornavamo a piedi ho visto un gran fumo nero in lontananza, ma non avrei mai immaginato che si trattasse dell’alloggio in cui abito in affitto».
De Bergami ha immediatamente lanciato l’allarme e sul posto si sono recati i vigili del fuoco di Comacchio e quelli di Codigoro con l’autobotte (la squadra è stata fatta poi rientrare perché la situazione era comunque sotto controllo). Nel frattempo, le fiamme dalle stufa a pellet si erano estese a tutta la camera da letto, al bagno e alla cucina, facendo esplodere anche i vetri di una finestra. Di fianco all’abitazione in cui si è scatenato l’incendio vive il padre 83enne di De Bergami, che fortunatamente è riuscito a mettersi in salvo in cortile.
I vigili del fuoco hanno lavorato circa due ore per domare le fiamme, che hanno annerito muri ed arredi, non risparmiando nulla di ciò che si trovava nel trilocale. Una volta spento l’incendio i pompieri hanno messo in sicurezza l'abitazione, che ora purtroppo è inagibile. Sono state accatastate in cortile le reti dei letti, mentre i materassi, insieme a coperte, tende, indumenti sono stati i primi a subire l’onda d'urto del fuoco. Le tracce lasciate dall’incendio sono ben visibili anche sui muri esterni dell’abitazione, completamente anneriti dal fumo.
Ancora sotto shock, De Bergami riconosce che «nonostante i danni ingentissimi, per fortuna siamo ancora qui a parlarne e nessuno di noi è rimasto ferito. Devo la vita al mio amico - ammette il tecnico informatico - perché è venuto a svegliarmi per andare a prendere il gelato. Se fossi rimasto a dormire, non avrei avuto scampo». Ancora da stabilire l’entità dei danni, mentre sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Porto Garibaldi. «Siamo riusciti a recuperare i computer - conclude amareggiato il tecnico informatico -, ma sono rovinati, la plastica si è fusa e ho perso anni di lavoro».
Katia Romagnoli
De Bergami ha immediatamente lanciato l’allarme e sul posto si sono recati i vigili del fuoco di Comacchio e quelli di Codigoro con l’autobotte (la squadra è stata fatta poi rientrare perché la situazione era comunque sotto controllo). Nel frattempo, le fiamme dalle stufa a pellet si erano estese a tutta la camera da letto, al bagno e alla cucina, facendo esplodere anche i vetri di una finestra. Di fianco all’abitazione in cui si è scatenato l’incendio vive il padre 83enne di De Bergami, che fortunatamente è riuscito a mettersi in salvo in cortile.
I vigili del fuoco hanno lavorato circa due ore per domare le fiamme, che hanno annerito muri ed arredi, non risparmiando nulla di ciò che si trovava nel trilocale. Una volta spento l’incendio i pompieri hanno messo in sicurezza l'abitazione, che ora purtroppo è inagibile. Sono state accatastate in cortile le reti dei letti, mentre i materassi, insieme a coperte, tende, indumenti sono stati i primi a subire l’onda d'urto del fuoco. Le tracce lasciate dall’incendio sono ben visibili anche sui muri esterni dell’abitazione, completamente anneriti dal fumo.
Ancora sotto shock, De Bergami riconosce che «nonostante i danni ingentissimi, per fortuna siamo ancora qui a parlarne e nessuno di noi è rimasto ferito. Devo la vita al mio amico - ammette il tecnico informatico - perché è venuto a svegliarmi per andare a prendere il gelato. Se fossi rimasto a dormire, non avrei avuto scampo». Ancora da stabilire l’entità dei danni, mentre sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Porto Garibaldi. «Siamo riusciti a recuperare i computer - conclude amareggiato il tecnico informatico -, ma sono rovinati, la plastica si è fusa e ho perso anni di lavoro».
Katia Romagnoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
