La Nuova Ferrara

Ferrara

KILLER IN FUGA

Ma dopo il carcere doveva essere espulso dall’Italia 

di Daniele Predieri
Ma dopo il carcere doveva essere espulso dall’Italia 

5 anni per rapine e l’ordine del giudice: fuori, è pericoloso Igor diceva di essere russo e disertore: mai nessuna verifica 

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FERRARA. Dentro e fuori dalle carceri italiane, in meno di 8 anni di vita ne ha passati 6 in cella: e una volta fuori dalle porte dell’Arginone dove è rimasto detenuto fino al febbraio 2015, doveva essere espulso. Questo il “buco nero” della storia di Igor Vaclavic, perchè nonostante l’espulsione decisa il 24 maggio 2011 dal giudice Monica Bighetti come “pena accessoria” oltre la condanna a 5 anni e 4 mesi in abbreviato (quasi 9, il totale), è rimasto in Italia, libero di organizzare e realizzare rapine con la “sua “banda, con Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, e poi - fatti di cui è solo sospettato - di rapinare una guardia giurata a Consandolo, rubargli la pistola Smith &Wesson e uccidere con questa calibro 9x21 un barista a Budrio. E allora perchè non è scattata l’espulsione? La domanda è stata dribblata da tante fonti interpellate, e unica certezza è che Igor Vaclavic è stato, al momento della sua “liberazione anticipata” dal carcere, trasferito in un Cie, centro di identificazione ed espulsione. E poi da lì, si sono perse le sue tracce: e non è più possibile raccontare la sua storia e dare risposte a quel perchè. Tutto si ingarbuglia in questa storia, e primo tra tutto il suo nome: non c’è nemmeno certezza che si chiami così, Igor Vaclavic, tanto più che i primi atti del 2007 parlano di sedicente, ossia di persona che riferisce di chiamarsi con quel nome. E la storia dell’ex soldato della fanteria russa, un ex Rambo sovietico addestrato per sopravvivere e fare il proprio mestiere, uccidere? Anche su questa circostanza nessun punto fermo.

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Chi lo ha conosciuto, i carabinieri che lo arrestano 7 anni fa, gli avvocati che si sono susseguiti riferiscono che «tutto ciò che si sa di lui è solo frutto di sue dichiarazioni». Niente di più. E’ lui a dire di essere un disertore, un soldato della guerra di Cecenia, scappato dalla Russia e di non poter più rientrare in patria perchè temeva per la sua vita. Così come per la sua famiglia, tanto più che racconterà, mentre era in Italia, di aver saputo della morte della figlia piccola in un incidente stradale, «strano, molto strano». Circostanze, spiegano gli inquirenti, che nessuno ha mai verificato. E allora nel momento in cui era stato trasferito al Cie per l’espulsione, non era quella la sede, il momento per capire se lui è Igor Vaclavic o altra persona? Perchè potrebbe anche non essere di nazionalità russa. La sua anagrafe giudiziaria, in tutti gli atti che si ripetono da 10 anni, parlando del sedicente Igor Vaclavic, si scrive «nato inRussia»: non un luogo di nascita, una paesino, una città. Niente. E’ possibile allora che nel caso fosse davvero un disertore in fuga dalla guerra di Cecenia, possa essersi cambiato nome e passato? Nessuno lo sa. Chi lo ha conosciuto lo dipinge come una persona calma e buona. In ambienti contenuti, il carcere e i processi. In carcere, spiega il cappellano dell’Arginone col quale aveva frequenti rapporti amichevoli, «Igor frequentava il coro per le messe, faceva le pulizie in chiesa, era sempre disponibile anche se molto solitario». E sottolinea, in modo marcato che «non l’ho mai trovato troppo sincero».

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Tanto più che della sua storia di ex Rambo-disertore in fuga dalle paure del passato, anche familiari, Igor al cappellano non ha mai riferito nulla: «Con me non hai parlato di questo, parlava solo della sua vita in carcere, era uno che si comportava bene, lo chiamavano spesso per lavorare, era bravo in cucina». Dalla cucina al Cie, dove Igor - secondo la nostra ricostruzione - sarebbe rimasto tra febbraio-aprile 2015, prima di incontrare gli altri con cui metterà su la banda delle rapine, Pajdek e Ruszo. E dire che all’interno di un Cie, uno straniero viene portato per dare la possibilità allo Stato italiano di avere certezza sulla persona da cacciar fuori dal paese, per obbligare quello di origine ad accoglierlo. Non sisa allora se la Russia abbia risposto alla richiesta di identificazione di questo Igor Vaclavic. La certezza è che tanti passaggi burocratici - consuetudine sulle espulsioni impossibili da fare in Italia - hanno impedito di eseguire la sentenza del giudice che motivava così: «Ordino l’espulsione percheè persona pericolosa». Oggi sappiamo quanto.

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