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Referendum, si parte ma se arriva la legge saranno soldi buttati 

Referendum, si parte ma se arriva la legge saranno soldi buttati 

Il ministero attiva gli uffici per organizzare la consultazione. Più tardi sarà convertito il decreto più alti saranno i costi  

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FERRARA. Cosa si può fare con 200 milioni di euro? Finanziare il costo di un ospedale, ad esempio, oppure il piano sociale di un’intera regione, riasfaltare tutta la rete viaria, ridotta a colabrodo, della capitale o ridare un po’ di ossigeno agli esangui bilanci delle Province, che rischiano di non essere chiusi per mancanza di fondi.
Sono gli stessi soldi che si spendono per una consultazione referendaria. Una è prevista per il 28 maggio prossimo, sui voucher e sulla responsabilità sociale negli appalti, ma questa volta potrebbe “bruciare” ingenti fondi pubblici senza essere nemmeno concretamente svolta.

La tempistica rende infatti possibile la decadenza del decreto legge approvato il 17 marzo scorso per “sterilizzare” il referendum (atto da convertire in parlamento entro 60 giorni) prima della data fissata per le urne. Data che ancora una volta fra l’altro, per motivi strettamente politici, non è stata unita alla scadenza delle amministrative previste per l’11 giugno, dilatando potenzialmente i costi generali (l’election day potrebbe essere fissato con un’apposita legge). Un danno a cui potrebbe sommarsene un altro: l’attivazione degli uffici delle prefetture e degli altri enti amministrativi coinvolti, con tutti i costi correlati, per poi annullare la consultazione sul filo di lana se Camera e Senato approveranno la conversione del decreto entro i termini previsti. «In effetti la possibilità esiste - conferma Vincenzo Martorano, responsabile dell’Ufficio elettorale della prefettura - perché la Corte di Cassazione ha dichiarato che non si andrà alle urne solo se entro la data del 28 maggio il parlamento approverà il provvedimento che accoglie i quesiti referendari».
A Ferrara la mobilitazione a regime di personale e servizi per la chiamata alle urne vale alcune centinaia di migliaia di euro. Ad oggi il disegno di legge risulta essere stato trattato alla Camera in quattro sedute distinte, in commissione, tra il 23 e il 30 marzo. Nel frattempo però il ministero dell’Interno ha messo in moto la macchina amministrativa che man mano che passa il tempo fa salire i costi. Soldi completamente buttati via se fra qualche settimana l’approvazione della legge alla Camera e al Senato renderà inutile il referendum e la data della consultazione verrà cassata. Martorano ricorda un precedente, che certamente non invita a ripetere l’esperienza: «Nel 1982 il referendum sull’indennità di contingenza, dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale, venne evitato proprio pochi giorni prima della data fissata per le urne grazie all’approvazione di una apposita legge».
Che dire? Un vecchio detto latino, sommariamente tradotto, aiuta a trovare le parole: sbagliare è umano, perseverare diabolico. In concreto, giustificare la carenza di questo o quel servizio importante dicendo fra qualche mese che nel bilancio dello Stato mancano alcuni milioni di euro suonerebbe veramente come una presa in giro. (gi.ca.)

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