visita al museo di reggio emilia
Gli studenti dell’Ipsia alla scoperta della psichiatria
ARGENTA. Riflettere sul concetto del disagio mentale. E ciò che hanno fatto martedì mattina gli studenti dell’istituto d’istruzione secondaria di Argenta-Portomaggiore. La riflessione è conseguente...
2 MINUTI DI LETTURA
ARGENTA. Riflettere sul concetto del disagio mentale. E ciò che hanno fatto martedì mattina gli studenti dell’istituto d’istruzione secondaria di Argenta-Portomaggiore.
La riflessione è conseguente alla visita didattica che il triennio dell’Ipsia con indirizzo servizi sociosanitario, ha fatto recandosi al museo della psichiatria di Reggio Emilia.
Si è trattato di una visita che non è stato solamente un momento didattico importante, ma che ha anche contribuito a fornire una completa serie di elementi per evidenziare i passaggi che hanno portato alla crescita della psichiatria come scienza, fino ad arrivare alla cura della persona.
A Reggio Emilia la sede che ospita il museo è una struttura che già dal medioevo ospitava gli ammalati di lebbra, gli indigenti e tutte quelle persone scomode per la società. Gli alienati venivano trattati all'epoca con mezzi di contenzione (collare, manette, catene di cuoio, casco del silenzio, guanti, camicia di forza, idroterapia, calore, acqua, elettricità, bagno di luce) e così è stato per molto tempo ancora: si curava il sintomo e non la persona nella sua globalità psico-fisica-sociale.
«Nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro, sezione Lombroso - evidenziano dall’Ipsia - , gli studenti di Argenta hanno potuto osservare questi strumenti e ripercorso la storia della psichiatria, che con Franco Basaglia ebbe una rivoluzione di pensiero e di struttura fondamentale. Le statistiche dell'Organizzazione mondiale della sanità stimano ad oggi che una persona su quattro, in Europa, soffre di disagio mentale, disturbo da cui si può guarire sia clinicamente sia psichicamente, traendo beneficio dai facilitatori sociali, che aiutano l'individuo ad oltrepassare il muro del silenzio e del pregiudizio. (g.c.)
La riflessione è conseguente alla visita didattica che il triennio dell’Ipsia con indirizzo servizi sociosanitario, ha fatto recandosi al museo della psichiatria di Reggio Emilia.
Si è trattato di una visita che non è stato solamente un momento didattico importante, ma che ha anche contribuito a fornire una completa serie di elementi per evidenziare i passaggi che hanno portato alla crescita della psichiatria come scienza, fino ad arrivare alla cura della persona.
A Reggio Emilia la sede che ospita il museo è una struttura che già dal medioevo ospitava gli ammalati di lebbra, gli indigenti e tutte quelle persone scomode per la società. Gli alienati venivano trattati all'epoca con mezzi di contenzione (collare, manette, catene di cuoio, casco del silenzio, guanti, camicia di forza, idroterapia, calore, acqua, elettricità, bagno di luce) e così è stato per molto tempo ancora: si curava il sintomo e non la persona nella sua globalità psico-fisica-sociale.
«Nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro, sezione Lombroso - evidenziano dall’Ipsia - , gli studenti di Argenta hanno potuto osservare questi strumenti e ripercorso la storia della psichiatria, che con Franco Basaglia ebbe una rivoluzione di pensiero e di struttura fondamentale. Le statistiche dell'Organizzazione mondiale della sanità stimano ad oggi che una persona su quattro, in Europa, soffre di disagio mentale, disturbo da cui si può guarire sia clinicamente sia psichicamente, traendo beneficio dai facilitatori sociali, che aiutano l'individuo ad oltrepassare il muro del silenzio e del pregiudizio. (g.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
