Da persona bisognosa a infallibile tuttofare Viale K: addio Albino
di Alessandra Mura
Arrivato solo al mondo, si era conquistato stima e affetto È morto giovedì a Cona, l’associazione lo ricorda così
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“Da dove vengono le persone sole? A chi appartengono”? cantavano i Beatles in Eleanor Rigby. Albino Soppelsa era uno di loro, una di quelle persone che «se non vengono raccontate - dice il direttore di viale K Raffaele Rinaldi - è come se non fossero mai esistite».
Albino è morto all’alba di giovedì all’ospedale di Cona, a 67 anni. Ma nel corso della sua esistenza era morto più volte, e più volte era riuscito a ricominciare. Quando era arrivato a Viale K, nel 2002, era completamente solo al mondo. Niente più lavoro, i legami familiari spezzati. Solo se stesso e la sua inestimabile abilità di aggiustatutto, la sua voglia di lavorare e rendersi utile.
All’associazione che lo aveva accolto più di quindici anni fa ora ha lasciato un grande vuoto, umano ma anche “logistico”, per la sua attività di tuttofare con cui si era conquistato un ruolo di cruciale importanza per il sodalizio di via Mambro. “Ciao Albino, che la terra ti sia lieve. Questa tua famiglia ti ricorderà sempre con affetto”, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione. Perché Albino a Viale K aveva davvero trovato una nuova famiglia, dopo mille traversie che lo avevano quasi spogliato del suo passato, riportandolo al “Via”, come nei giochi da tavolo.
«Era originario del Bellunese e aveva lavorato un po’ dappertutto, anche in Egitto e in Algeria - racconta Rinaldi - Era molto riservato, di sè parlava pochissimo, non amava ricordare ma aveva elaborato in un modo tutto suo il dolore per quanto di brutto gli era capitato. Era autoironico, non si piangeva mai addosso. E, soprattutto, non recriminava nulla nei confronti degli altri ma guardava avanti».
Nel Ferrarese era arrivato nel corso delle sue peregrinazioni lavorative, dopo dolorose vicende personali. «Faceva la campagna della raccolta della frutta, come stagionale, ma poi aveva perso quell’impiego e si era rivolto a noi». Al suo arrivo a Viale K è stato subito chiaro a tutti che Albino non aveva solo bisogno di ricevere, ma aveva anche tanto da dare. Ed era dotato di quel talento sempre più raro e prezioso che in ferrarese è riassunto nell’intraducibile “ciapinista”, lo specialista in mille lavoretti.
«Non c’era niente che non fosse in grado di riparare. Lo chiamavano anche altre strutture quando c’era bisogno di accomodare qualcosa: una tapparella da sistemare, un muretto da tirare su, una serratura difettosa; non c’era nulla che non tornasse nuovo quando ci metteva mano lui. Non era più un nostro assistito, era diventato uno dello staff. Ma questo ruolo se lo era conquistato grazie alle sue capacità e al suo rendersi disponibile», continua Rinaldi.
In un mondo che butta via tutto, Albino riparava. Come aveva riparato la sua esistenza. E ricavava valore là dove molti vedono solo rottami.
«Smontava i computer in disuso, separava il rame e altri metalli - racconta ancora il direttore di Viale K - Qui aveva trovato un suo equilibrio. Per un certo periodo aveva vissuto in via Mambro, poi quando abbiamo trasferito la mensa alla Rivana anche lui ha traslocato nella nuova sede, dove svolgeva una funzione di guardiania. Un anno fa si era ammalato, e quando le sue condizioni di salute sono peggiorate è tornato ad affacciarsi uno dei principali problemi della nostra associazione, la gestione di persone bisognose di assistenza sanitaria. Di recente era stato ricoverato a Cona, dove alle prime ore di giovedì è morto. Ora stiamo cercando di rintracciare qualche suo familiare, per i funerali. Albino era un amico, uno di noi, ci mancherà tantissimo».
Albino è morto all’alba di giovedì all’ospedale di Cona, a 67 anni. Ma nel corso della sua esistenza era morto più volte, e più volte era riuscito a ricominciare. Quando era arrivato a Viale K, nel 2002, era completamente solo al mondo. Niente più lavoro, i legami familiari spezzati. Solo se stesso e la sua inestimabile abilità di aggiustatutto, la sua voglia di lavorare e rendersi utile.
All’associazione che lo aveva accolto più di quindici anni fa ora ha lasciato un grande vuoto, umano ma anche “logistico”, per la sua attività di tuttofare con cui si era conquistato un ruolo di cruciale importanza per il sodalizio di via Mambro. “Ciao Albino, che la terra ti sia lieve. Questa tua famiglia ti ricorderà sempre con affetto”, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione. Perché Albino a Viale K aveva davvero trovato una nuova famiglia, dopo mille traversie che lo avevano quasi spogliato del suo passato, riportandolo al “Via”, come nei giochi da tavolo.
«Era originario del Bellunese e aveva lavorato un po’ dappertutto, anche in Egitto e in Algeria - racconta Rinaldi - Era molto riservato, di sè parlava pochissimo, non amava ricordare ma aveva elaborato in un modo tutto suo il dolore per quanto di brutto gli era capitato. Era autoironico, non si piangeva mai addosso. E, soprattutto, non recriminava nulla nei confronti degli altri ma guardava avanti».
Nel Ferrarese era arrivato nel corso delle sue peregrinazioni lavorative, dopo dolorose vicende personali. «Faceva la campagna della raccolta della frutta, come stagionale, ma poi aveva perso quell’impiego e si era rivolto a noi». Al suo arrivo a Viale K è stato subito chiaro a tutti che Albino non aveva solo bisogno di ricevere, ma aveva anche tanto da dare. Ed era dotato di quel talento sempre più raro e prezioso che in ferrarese è riassunto nell’intraducibile “ciapinista”, lo specialista in mille lavoretti.
«Non c’era niente che non fosse in grado di riparare. Lo chiamavano anche altre strutture quando c’era bisogno di accomodare qualcosa: una tapparella da sistemare, un muretto da tirare su, una serratura difettosa; non c’era nulla che non tornasse nuovo quando ci metteva mano lui. Non era più un nostro assistito, era diventato uno dello staff. Ma questo ruolo se lo era conquistato grazie alle sue capacità e al suo rendersi disponibile», continua Rinaldi.
In un mondo che butta via tutto, Albino riparava. Come aveva riparato la sua esistenza. E ricavava valore là dove molti vedono solo rottami.
«Smontava i computer in disuso, separava il rame e altri metalli - racconta ancora il direttore di Viale K - Qui aveva trovato un suo equilibrio. Per un certo periodo aveva vissuto in via Mambro, poi quando abbiamo trasferito la mensa alla Rivana anche lui ha traslocato nella nuova sede, dove svolgeva una funzione di guardiania. Un anno fa si era ammalato, e quando le sue condizioni di salute sono peggiorate è tornato ad affacciarsi uno dei principali problemi della nostra associazione, la gestione di persone bisognose di assistenza sanitaria. Di recente era stato ricoverato a Cona, dove alle prime ore di giovedì è morto. Ora stiamo cercando di rintracciare qualche suo familiare, per i funerali. Albino era un amico, uno di noi, ci mancherà tantissimo».
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