«Archiviate il caso Camelot-Comune»
Daniele Predieri
Ferrara, la procura chiude l’inchiesta per i due indagati: nessuno abuso nell’assegnazione dei servizi accoglienza per i profughi
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Dopo quasi due anni di indagini la procura chiude l’inchiesta sugli appalti affidati alla coop Camelot dal Comune di Ferrara per la gestione dell’emergenza migranti, chiedendo l’archiviazione per i due indagati individuati nel corso degli accertamenti, il dirigente comunale Lucia Bergamini e l’ex direttore Asp (azienda servizi alla persona). La richiesta d’archiviazione è stata depositata all’ufficio gip che ora dovrà valutare se accogliere il pronunciamento della procura. Da quanto si apprende, la motivazione della procura sulla richiesta di archiviazione verte su aspetti molto concreti che non hanno evidenziato rilievi penali nei criteri con cui vennero assegnati gli appalti alla Coop Camelot.
«Ora confidiamo nel giudice»
I legali dei due indagati, Gianluigi Pieraccini e Fabio Anselmo, attendono ora la decisione del giudice per le indagini preliminari e lo stesso Anselmo per Maurizio Pesci spiega di «confidare nell’accoglimento da parte del giudice», ricordando che negli interrogatori resi da entrambi, Bergamini e Pesci avevano chiarito in modo preciso l’assoluto rispetto delle procedure, la correttezza nel loro operato e l’evidente caos normativo e interpretativo che fa da sfondo. Ad entrambi veniva contestato il reato di abuso d'ufficio per violazioni del codice degli appalti, poichè secondo l’ipotesi d'accusa avrebbero dovuto optare per un "cottimo fiduciario" (una sorta di bando di gara pubblica aperta) e non decidere di affidare direttamente alla Coop Camelot i servizi di assistenza e accoglienza migranti, per diversi anni, per svariati milioni. Una indagine, occorre ricordare, che aveva avuto sviluppi penali con l’inchiesta aperta nell’estate 2015, di iniziativa dalla procura sulla base, anche e soprattutto, di segnalazioni dell’Anac, l’Autority anticorruzione presieduta dall’ex magistrato Raffaele Cantone) che poi nei mesi scorsi era arrivata ad "assolvere" il Comune per le procedure adottate nell’affidamento diretto a Camelot. L’intera vicenda, infatti ruotava attorno al fatto che alla coop Camelot negli anni passati erano stati affidati pressochè tutti gli appalti per i progetti Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Le prime critiche di Cantone risalivano al giugno 2015 quando con una presa di posizione formale Anac aveva censurato la procedura con cui il Comune di Ferrara aveva affidato la gestione dei servizi, direttamente, a Camelot senza attivare «un confronto concorrenziale». In realtà, poi la stessa Anac, nel novembre del 2016, aveva rivisto l’intera questione, dopo aver preso atto delle giustificazioni e osservazioni del Comune di Ferrara, riconoscendo che, comunque, la scelta dell'affidamento diretto non era da censurare per tutta una serie di ragioni tecniche. L’inchiesta chiusa dalla procura aveva visto, in questi due anni, parallelamente il crescere di polemiche e attacchi politici al Comune, sulle quali la stessa procura prendeva le distanze per voce del procuratore capo, Bruno Cherchi, che confermando quanto all’epoca, estate 2015, scriveva la Nuova Ferrara, anticipando l’apertura dell’inchiesta, spiegava: «La politica resta fuori dalle nostre attività di indagine» e su polemiche e “sparate” dei politici nostrani, spiegava «sono aspetti che non ci debbono interessare».
Tre tappe per le indagini
Come si ricorda, l’indagine ha avuto gli sviluppi canonici: prima aperta come atti relativi, poi rubricando l’ipotesi di reato (abuso d’ufficio), quindi individuando i possibili indagati. Ai quali, nell’ottobre scorso, vennero inviati avvisi di garanzia contestuali all’invito a rendere interrogatorio: era la fase finale di verifica dell’indagine. All’epoca gli inquirenti, con molta cautela parlavano di «incolpazione provvisoria» e del fatto che gli interrogatori servivano appunto per chiarire posizioni, procedure e meccanismi adottati. Ora la richiesta di archiviazione di quella «incolpazione provvisoria», poichè non vi sono «aspetti penalmente rilevanti».
«Ora confidiamo nel giudice»
I legali dei due indagati, Gianluigi Pieraccini e Fabio Anselmo, attendono ora la decisione del giudice per le indagini preliminari e lo stesso Anselmo per Maurizio Pesci spiega di «confidare nell’accoglimento da parte del giudice», ricordando che negli interrogatori resi da entrambi, Bergamini e Pesci avevano chiarito in modo preciso l’assoluto rispetto delle procedure, la correttezza nel loro operato e l’evidente caos normativo e interpretativo che fa da sfondo. Ad entrambi veniva contestato il reato di abuso d'ufficio per violazioni del codice degli appalti, poichè secondo l’ipotesi d'accusa avrebbero dovuto optare per un "cottimo fiduciario" (una sorta di bando di gara pubblica aperta) e non decidere di affidare direttamente alla Coop Camelot i servizi di assistenza e accoglienza migranti, per diversi anni, per svariati milioni. Una indagine, occorre ricordare, che aveva avuto sviluppi penali con l’inchiesta aperta nell’estate 2015, di iniziativa dalla procura sulla base, anche e soprattutto, di segnalazioni dell’Anac, l’Autority anticorruzione presieduta dall’ex magistrato Raffaele Cantone) che poi nei mesi scorsi era arrivata ad "assolvere" il Comune per le procedure adottate nell’affidamento diretto a Camelot. L’intera vicenda, infatti ruotava attorno al fatto che alla coop Camelot negli anni passati erano stati affidati pressochè tutti gli appalti per i progetti Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Le prime critiche di Cantone risalivano al giugno 2015 quando con una presa di posizione formale Anac aveva censurato la procedura con cui il Comune di Ferrara aveva affidato la gestione dei servizi, direttamente, a Camelot senza attivare «un confronto concorrenziale». In realtà, poi la stessa Anac, nel novembre del 2016, aveva rivisto l’intera questione, dopo aver preso atto delle giustificazioni e osservazioni del Comune di Ferrara, riconoscendo che, comunque, la scelta dell'affidamento diretto non era da censurare per tutta una serie di ragioni tecniche. L’inchiesta chiusa dalla procura aveva visto, in questi due anni, parallelamente il crescere di polemiche e attacchi politici al Comune, sulle quali la stessa procura prendeva le distanze per voce del procuratore capo, Bruno Cherchi, che confermando quanto all’epoca, estate 2015, scriveva la Nuova Ferrara, anticipando l’apertura dell’inchiesta, spiegava: «La politica resta fuori dalle nostre attività di indagine» e su polemiche e “sparate” dei politici nostrani, spiegava «sono aspetti che non ci debbono interessare».
Tre tappe per le indagini
Come si ricorda, l’indagine ha avuto gli sviluppi canonici: prima aperta come atti relativi, poi rubricando l’ipotesi di reato (abuso d’ufficio), quindi individuando i possibili indagati. Ai quali, nell’ottobre scorso, vennero inviati avvisi di garanzia contestuali all’invito a rendere interrogatorio: era la fase finale di verifica dell’indagine. All’epoca gli inquirenti, con molta cautela parlavano di «incolpazione provvisoria» e del fatto che gli interrogatori servivano appunto per chiarire posizioni, procedure e meccanismi adottati. Ora la richiesta di archiviazione di quella «incolpazione provvisoria», poichè non vi sono «aspetti penalmente rilevanti».
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