Ha sparato ancora per uccidere
Un volontario morto e una guardia della Polizia provinciale ferito: è ancora Igor lo slavo
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PORTOMAGGIORE. Igor il russo, del quale peraltro si dubita perfino della nazionalità, avrebbe ucciso ancora, allungando la sua striscia di sangue. È infatti l’ex militare di origine slava l’indiziato numero uno per la drammatica sparatoria di ieri sera nelle valli del Mezzano, nella quale è caduta una guardia provinciale volontaria, Valerio Verri, 67 anni, di Portoverrara, ed è rimasto ferito anche il suo compagno di pattuglia, la guardia provinciale Marco Ravaglia, anch’egli di Portomaggiore. Secondo le prime ricostruzioni, la pattuglia mista composta da Ravaglia e Verri stava percorrendo verso le 19, ormai all’imbrunire, via Mondo Nuovo nelle consuete operazioni anti-bracconaggio.
Giunti ad una decina di chilometri da Portomaggiore hanno notato un Fiorino bianco parcheggiato in una carrareccia interna. Ravaglia e Verri si sono avvicinati pensando di avere a che fare, al massimo, con dei pescatori di frodo, invece sono stati sorpresi da qualcuno, probabilmente da Vaclavic, che non ha dato loro nemmeno il tempo di reagire, tanto che la pistola d’ordinanza di Ravaglia è rimasta nella fondina. L’assassino ha sparato da distanza ravvicinata contro i due uomini in divisa: per il volontario, finito a terra in una pozza di sangue con un colpo all’addome, non c’è stato nulla da fare, mentre Ravaglia è stato ferito alla spalla e al corpo, in maniera non letale, e ha potuto dare l’allarme.
È stato soccorso e portato all’ospedale Bufalini di Cesena: in serata era in sala operatoria, sotto i ferri, le sue condizioni sono serie, ma l’uomo non era considerato in pericolo di vita.
È stato raggiunto da tre colpi, uno alla spalla, uno al fegato e l’altro al torace, ed è sempre rimasto cosciente. Prima di entrare in sala operatoria aveva chiesto del suo compagno di pattuglia, ma i sanitari e gli uomini della Polizia provinciale che erano con lui hanno preferito non informarlo subito della morte di Verri.
L’assassino nel frattempo aveva ripreso la sua fuga sempre a bordo del Fiorino, a quel punto identificato e messo nel mirino delle forze dell’ordine. L’auto sarebbe stata rubata a Molinella, a pochi chilometri di distanza, ai margini di un’area come il Mezzano, poco popolata e piena di posti come acquitrini, boscaglie e canneti: l’ideale per nascondersi, da parte di chi ha una certa dimestichezza con la vita del fuggiasco e non vuole farsi notare da nessuno. È l’identikit di Vaclavic, il sospettato dell’omicidio di Budrio, che nella sua precedente vita di militare dell’est ha maturato notevole esperienza di fughe, sopravvivenza in luoghi disagiati e, naturalmente, violenza. Sono i particolari del nuovo delitto e la spietatezza con la quale l’assassino ha fatto fuoco contro due persone in divisa, che probabilmente sono state identificate come un pericolo proprio per quanto indossavano, ad aver fatto pensare subito gli inquirenti al fuggiasco, che ormai da una settimana riesce ad evitare la cattura. Il fatto è che nessuno può affermare di aver identificato con certezza in Igor lo slavo, a questo punto è il caso di chiamarlo in questa maniera, l’autore prima della rapina violenta alla guardia giurata di Consandolo, poi all’omicidio di Budrio e infine di quest’ultimo atto.
Di sicuro, il territorio del Mezzano è un habitat perfetto per uno che sembra sempre più una tragica imitazione del Rambo cinematografico, e i paesi dove sono stati compiuti gli atti rilevanti di questa vicenda (Consandolo, Budrio e ora Molinella) vi fanno da corona. Tutto sembra condurre a Igor il fantasma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Giunti ad una decina di chilometri da Portomaggiore hanno notato un Fiorino bianco parcheggiato in una carrareccia interna. Ravaglia e Verri si sono avvicinati pensando di avere a che fare, al massimo, con dei pescatori di frodo, invece sono stati sorpresi da qualcuno, probabilmente da Vaclavic, che non ha dato loro nemmeno il tempo di reagire, tanto che la pistola d’ordinanza di Ravaglia è rimasta nella fondina. L’assassino ha sparato da distanza ravvicinata contro i due uomini in divisa: per il volontario, finito a terra in una pozza di sangue con un colpo all’addome, non c’è stato nulla da fare, mentre Ravaglia è stato ferito alla spalla e al corpo, in maniera non letale, e ha potuto dare l’allarme.
È stato soccorso e portato all’ospedale Bufalini di Cesena: in serata era in sala operatoria, sotto i ferri, le sue condizioni sono serie, ma l’uomo non era considerato in pericolo di vita.
È stato raggiunto da tre colpi, uno alla spalla, uno al fegato e l’altro al torace, ed è sempre rimasto cosciente. Prima di entrare in sala operatoria aveva chiesto del suo compagno di pattuglia, ma i sanitari e gli uomini della Polizia provinciale che erano con lui hanno preferito non informarlo subito della morte di Verri.
L’assassino nel frattempo aveva ripreso la sua fuga sempre a bordo del Fiorino, a quel punto identificato e messo nel mirino delle forze dell’ordine. L’auto sarebbe stata rubata a Molinella, a pochi chilometri di distanza, ai margini di un’area come il Mezzano, poco popolata e piena di posti come acquitrini, boscaglie e canneti: l’ideale per nascondersi, da parte di chi ha una certa dimestichezza con la vita del fuggiasco e non vuole farsi notare da nessuno. È l’identikit di Vaclavic, il sospettato dell’omicidio di Budrio, che nella sua precedente vita di militare dell’est ha maturato notevole esperienza di fughe, sopravvivenza in luoghi disagiati e, naturalmente, violenza. Sono i particolari del nuovo delitto e la spietatezza con la quale l’assassino ha fatto fuoco contro due persone in divisa, che probabilmente sono state identificate come un pericolo proprio per quanto indossavano, ad aver fatto pensare subito gli inquirenti al fuggiasco, che ormai da una settimana riesce ad evitare la cattura. Il fatto è che nessuno può affermare di aver identificato con certezza in Igor lo slavo, a questo punto è il caso di chiamarlo in questa maniera, l’autore prima della rapina violenta alla guardia giurata di Consandolo, poi all’omicidio di Budrio e infine di quest’ultimo atto.
Di sicuro, il territorio del Mezzano è un habitat perfetto per uno che sembra sempre più una tragica imitazione del Rambo cinematografico, e i paesi dove sono stati compiuti gli atti rilevanti di questa vicenda (Consandolo, Budrio e ora Molinella) vi fanno da corona. Tutto sembra condurre a Igor il fantasma.
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