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di fronte al luogo del delitto 

Urla e lacrime nella notte la disperazione della figlia

Urla e lacrime nella notte la disperazione della figlia

PORTOMAGGIORE. «Lì in fondo c’è mio padre». L’urlo squarcia il silenzio, cattura l’attenzione dei giornalisti e quella del carabiniere che filtra gli accessi del posto di blocco. Strada Mondo Nuovo è...

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PORTOMAGGIORE. «Lì in fondo c’è mio padre». L’urlo squarcia il silenzio, cattura l’attenzione dei giornalisti e quella del carabiniere che filtra gli accessi del posto di blocco. Strada Mondo Nuovo è sbarrata, sono le 20.30. Qualcuno dice che a piangere e a disperarsi è la figlia di Valerio Verri, la guardia provinciale volontaria uccisa ieri pomeriggio nelle campagne del Mezzano. Il corpo è ancora sul posto. Nella voce della donna c’è il dolore di chi ha perso ogni speranza. Un dolore che cerca di lenire un amico o un parente che la stringe a sè. A meno di 200 metri, illuminato dai lampeggianti, non lontano dal cartello che segnala il canale Centino, c’è il luogo dell’omicidio attorno al quale si muovono le ombre di tecnici e operatori delle forze dell’ordine. Verso le 21 arrivano due colleghi della vittima e di Marco Ravaglia, la guardia provinciale rimasta ferita. Sono Massimo Franceschi e Gino Alberghini. Oltrepassano il posto di blocco, ai giornalisti spiegano che le due guardie «stavano svolgendo un controllo di routine. No, non erano impegnati in un’operazione di polizia».
La tristezza stampata sul volto segna per sempre una notte che sembra senza fine. Pochi minuti dopo arriva un signore che dice di lavorare per il consorzio di bonifica, si rivolge al carabiniere del posto di blocco e gli chiede: «Più avanti abita la mia famiglia, vorrei raggiungerli al più presto. Mi fate passare?».
Il militare gli risponde dispiaciuto: «Purtroppo non posso autorizzarla, deve fare il giro». «Cerchi di capire, vorrei raggiungere mia moglie al più presto». «Lo so - ribatte il carabiniere - se vuole può aspettare qui ma non so a che ora finiremo...».

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