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Caccia a Igor: testimoni lo piazzano sulle scene dei delitti

Continua la ricerca dell’uomo con 800 agenti in un’area di 15 km. I magistrati ai cittadini: Fare attenzione. Ora il fuggiasco è formalmente accusato di due omicidi, quelli del Mezzano e di Budrio, testimoni lo hanno riconosciuto 


10 aprile 2017 Daniele Predieri


FERRARA. Il volto del ricercato Igor Vaclavic «il russo» è stato riconosciuto da alcuni testimoni che hanno riferito di una persona simile che si aggirava nei pressi del locale di Riccardina di Budrio dove successivamente è stato ucciso, nel retrobottega del negozio, il barista Davide Fabbri ammazzato il primo aprile scorso con un colpo di pistola all’altezza del collo nel corso di un tentativo di rapina.

Alcune persone si sono infatti presentate ai carabinieri, sabato scorso (quasi in concomitanza con l’omicidio della guardia volontaria Valerio Verri per cui è indagato lo stesso Vaclavic) parlando di una somiglianza con le foto del sospettato. Questo uno degli elementi che hanno portato la Procura di Bologna ad indagare «il russo» per l’omicidio del barista.

Il cui volto peraltro è stato associato anche al delitto del Mezzano. Tradito dal suo profilo personale Facebook, incastrato da testimoni che lo piazzano nell’agguato del Mezzano e nella sparatoria del bar di Budrio: Igor Vaclavic da ieri pomeriggio è  così indagato formalmente di due omicidi, quello di Valerio Verri, la guardia ecologica uccisa nel Mezzano sabato sera scorso e di Davide Fabbri, il barista freddato nel suo locale una settimana fa a Budrio e del tentato omicidio di Marco Ravaglia, l’agente di Polizia provinciale, ricoverato all’ospedale Bufalini di Cesena.

Lui, Igor, non si trova ancora, nonostante la caccia all’uomo con 800 uomini a turno che battono 15 chilometri. Un cerchio che che si sta stringendo ma che nelle ore della notte appena trascorsa non ha, purtroppo, dato risultati. 

Il suo vero nome è stato trovato, nel profilo Facebook: non si chiama Igor, ma Ezechiele Norberto Feher, nel quale si ritrae con selfie in giro per Ferrara, come un turista qualsiasi.

Addirittura in una foto del suo album personale - ferrarese che più ferrarese non potrebbe essere - Ezechiele-Igor si mostra assieme ad «un grande amico» - scrive lui stesso nel posti alla foto - don Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere dell’Arginone col quale aveva una amicizia, da detenuto a religioso. Nelle foto di Facebook è in giacca e cravatta, ride, scherza, fa il simpaticone, Ezechiele Norberto-Igor: si fa fotografare coi cosplay in giro per Ferrara, in via Garibaldi, in piazza Trento Trieste, qui, sotto gli uffici della Nuova.

Selfie in piazza Acquedotto. Si fa un selfie anche davanti alla statua dell’Acquedotto, piazza 24 maggio. Fa gli auguri di Buon Natale, di Capodanno. L’8 marzo scorso si fotografa in giacca, elegante, dice di essere un libero professionista e vivere a Valencia. Sembra tutto vero. Non ha nulla del killer spietato che in una settimana ha ucciso due volte, e ora è braccato da 800 uomini, a turno, tra carabinieri dei reparti speciali (Gis, Tuscania, Cacciatori di Calabria), le teste di cuoio della Polizia (gli Uopi, unità operative pronto intervento, antiterrorismo).

Assieme a loro centinaia di carabinieri di Ferrara, Bologna, Ravenna e ancora polizia, da Ferrara e da tutte le province limitrofe. Tutti impegnati nella caccia all’uomo, in un’area di 15 chilometri quadrati, dall’Argentano fino a Molinella. Ma non lo trovano. Lo cercano da sabato sera, quando dopo avere ucciso nel Mezzano è fuggito a bordo di un Fiat Fiorino bianco che poi ha abbandonato a Marmorta, lasciandolo in via Spina, con le sue tracce a bordo, un giubbotto, la bicicletta che usava per spostarsi. Da qui gli 800 uomini sono partiti, per la caccia, senza sosta e senza tregua, nell’area valliva di Marmorta, una zona di paludi, boscaglia e arbusti.

Una caccia che dura da due giorni. Senza esito. L’impegno è assoluto, tanto che domenica pomeriggio, a Molinella, nella caserma dei carabinieri si è tenuto un vertice tra procure e inquirenti di Ferrara e Bologna (procuratori capo, Giuseppe Amato e Bruno Cherchi e i pm che seguono le indagini, Marco Forte e Ciro Alberto Savino). Un vertice dove lo stesso procuratore Amato ha spiegato, rivolgendosi alla cittadinanza, che occorre «fare attenzione, è un momento delicato, bisogna avere prudenza nel muoversi: attenti alle persone che si incontrano, cogliendo l’opportunità di segnalarle tempestivamente alle forze di polizia senza intervenire direttamente».

Ezechiele Norberto-Igor? «Persona estremamente pericolosa, è ovvio - ha spiegato - perchè lo dimostra quello che ha fatto in questi giorni, e non può non essere armato: sa come muoversi e come nascondersi e questo rende le ricerche ancora più complicate».
 

Incastrato per due omicidi. Alle ricerche di Igor si sovrappongono i primi atti giudiziari. Nel pomeriggio di ieri, il primo sviluppo tanto atteso da giorni. Ezechiele Norberto-Igor è stato accusato formalmente (prima si trattava di ipotesi investigative, era solo sospettato, e fino a domenica mattina tutti gli atti erano contro “ignoti”) del duplice omicidio di Davide Fabbri e di Valerio Verri. A dare una svolta alle due inchieste, parallele, tra Ferrara e Bologna, sarebbero state testimonianze, definite fondamentali. Che lo inchiodano e non lasciano dubbi sulla sua firma. Poi verranno altri riscontri, degli esami in corso, tecnici, alla ricerca del Dna.

Ma ora tutti sono concentrati sulla caccia all’uomo. Non lo nascondono affatto gli inquirenti dopo il vertice a Molinella domenica pomeriggio. E non nascondono affatto le difficoltà delle ricerche per «la situazione logistica dei luoghi, piena di case abbandonate, di arbusti, boscaglie, corsi d'acqua» spiega il procuratore Cherchi che sta coordinando le indagini sull’agguato del Mezzano alle guardie ecologiche, condotte dal pm Savino. «L'attività dei carabinieri e dei reparti speciali - ha spiegato - non è semplice, bisogna battere il territorio palmo a palmo, con le difficoltà anche soggettive di trovarsi di fronte ad una persona inseguita per fatti di rilevante gravità».

Due omicidi. Commessi da una persona armata, pericolosa: dopo avere rubato una pistola a Consandolo 10 giorni fa, e sabato sera nel Mezzano quella a Marco Ravaglia: «Mancano all'appello delle pistole - taglia corto Cherchi - è facile presumere che sia armato e sappia usare le armi».

Sì, Ezechiele-Igor sa usarle, lo ha già dimostrato, purtroppo. Nel suo profilo Facebook si scompone, si pavoneggia con i like come “death shooter, contract killer” (chi uccide per contratto). Poi, sul profilo, il 6 luglio 2015 (l’estate del terrore prima dell’omicidio Tartari), scrive un nome, Patrik Ruszo. Era uno della sua banda, lo conosciamo da tempo. Altra storia, altre tragedie. Che si credeva avessero avuto una fine. Invece, Ezechiele-Igor ha smentito tutti.
 

 

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