La Nuova Ferrara

Ferrara

IL DELITTO DEL MEZZANO

Una vita per gli altri e ora lotta per la sua

Samuele Govoni
Una vita per gli altri e ora lotta per la sua

Portomaggiore, Ravaglia nelle parole degli amici: «Simpatico, allegro e scrupoloso»

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PORTOMAGGIORE. Il telefono sempre in mano, in attesa di un messaggio, gli occhiali da sole a nascondere le occhiaie di una notte insonne e quell’espressione di spaesamento generale che dalle 19 di sabato è stampata sui volti dei familiari e degli amici di Valerio Verri e Marco Ravaglia, e in generale sulle facce dei tanti concittadini colpiti dalla morte e dal ferimento dei due agenti di Polizia provinciale. «Chi è Marco Ravaglia? Ci vorrebbe un papiro per raccontarlo e per spiegare cosa rappresenta quest’uomo per la comunità di Portomaggiore. In due parole potrei semplicemente dire che è una buona persona, però sarebbe riduttivo».

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Sabrina Sangiorgi, di Portomaggiore, conosce Ravaglia da quasi trent’anni «siamo amici da una vita, come fratelli». In queste ore anche lei, come gli amici più stretti, i parenti e i familiari vive minuto per minuto con il cuore in gola. Aspetta notizie dall’ospedale Bufalini di Cesena. Si trova ricoverato là l’amico che sabato pomeriggio è stato colpito da tre colpi d’arma da fuoco nel Mezzano, durante quella che avrebbe dovuto essere una normale battuta di controllo del territorio. Una prassi per chi, come lui, opera per difendere il territorio da bracconieri e pescatori di frodo.

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Sabato però le cose sono andate diversamente e dopo gli spari, l’allarme, e la corsa in elisoccorso a Cesena, Ravaglia è ancora lì; a lottare per non darla vinta a chi ha cercato di finirlo in un pomeriggio sbagliato. A ferirlo è stato “Igor” Il russo, o per meglio dire il croato, criminale che da giorni sta seminando panico e angoscia nelle campagne a cavallo tra le province di Ferrara, Bologna e Ravenna.

Ravaglia, guardia provinciale di pattuglia con il compagno volontario Valerio Verri, dopo gli spari è riuscito a dare l’allarme. Verri, invece, non ce l’ha fatta ed è morto in seguito ai colpi inflitti dal killer. Ravaglia, 54 anni a ottobre, è stato colpito da tre pallottole, due all’addome e una all’avambraccio. Sabato sera, non appena giunto al pronto soccorso è stato operato d’urgenza. Il personale sanitario è intervenuto sulle lesioni più gravi e pericolose, quelle all’addome. Poi ieri mattina il portuense è stato operato all’avambraccio; a questo secondo intervento ne ha fatto seguito un terzo.

Ieri pomeriggio Cinzia, la moglie, si trovava accanto al marito nel reparto di terapia intensiva. Gli stava accanto per trasmettergli forza, energia e amore. Ce n’è bisogno. «Ne so pochissimo - ha commentato la donna ancora frastornata -. Ieri sera (sabato per chi legge, ndr) quando è uscito dalla sala operatoria i medici mi hanno detto quello che hanno fatto ma è ancora presto per parlare».


Non si sbilancia Cinzia, che cerca di restare lucida nonostante l’agitazione, la notte insonne e tutto quello che si può pensare e provare davanti a una situazione che ha dell’inimmaginabile. Ieri sera, secondo le ultime informazioni apprese dal bollettino medico ufficiale diramato dal Bufalini di Cesena, il portuense si trovava sedato e non sarebbe in pericolo di vita. I medici però non si sbilanciano, la situazione è stazionaria e delicata.

«Marco è da sempre impegnato nel mondo del volontariato e del sociale - prosegue la Sangiorgi - È stato per tanti anni il presidente della Pro Loco di Portomaggiore e da tempo è presidente dell’associazione sportiva “Caduti da piccoli”, realtà che fonde ciclismo e solidarietà. Giovedì scorso abbiamo cenato insieme con i membri dell’associazione, stavamo cercando di programmare nel dettaglio il nuovo progetto di solidarietà di cui Marco è capofila».

E si vive con il cellulare a portata di mano, con le suonerie al massimo per non perdere una chiamata, un aggiornamento, una notizia. Mentre nelle campagne circostanti centinaia di carabinieri sono impegnati nella ricerca di “Igor Vaclavic”, nel centro del capoluogo di Portomaggiore in tanti si chiedono se e quando verrà catturato. Se è questione di ore, o di giorni, o se riuscirà a fuggire.

Nel bar sotto i portici del municipio «il bar di Marco», visto che sarebbe quello il locale frequentato da Ravaglia, le persone preferiscono non fare ipotesi o azzardi. Non si lasciano andare a commenti “da piazza”. Preferiscono il silenzio e aspettare eventuali informazioni da chi Marco lo conosce davvero.

Enrico Belletti, attuale presidente della Pro Loco di Portomaggiore, spiega: «Ravaglia è uno dei cardini dell’associazionismo locale, sempre attivo e pronto a lanciarsi in nuovi progetti e iniziative. È sicuramente una persona divertente, simpatica e vivace; uno showman nelle serate di festa e nei momenti di aggregazione. Però, all’occorrenza, sa anche essere molto serio, scrupoloso e attento ai dettagli».


La comunità ora si stringe attorno alla famiglia dell’agente di Polizia provinciale e lo fa con cautela e riservatezza. Non resta che aspettare, lo sanno anche loro; gli amici, i familiari, i parenti. Aspettare di sapere che Marco si rimetterà, aspettare di sapere che il killer finisca nelle mani della Giustizia, aspettare di vedere la fine di questo incubo. Aspettare, aspettare e aspettare, perché la notte è ancora lunga.

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