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Il depuratore di Comacchio assolto dalla Cassazione 

Il depuratore di Comacchio assolto dalla Cassazione 

Lo scarico dell’impianto del Cadf è fuori della zona protetta del centro storico Per la Corte norme tecniche rispettate. Il caso aperto nel 2013 dopo analisi dell’Arpa

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COMACCHIO. Norme tecniche rispettate e depuratore del Cadf assolto. Lo ha stabilito venerdì la Corte di Cassazione, che ha chiuso una vicenda iniziata quattro anni fa, dopo che analisi dell’Arpa individuarono batteri coliformi in campioni prelevati allo scarico del depuratore.
Tutto era cominciato nell’aprile 2013, quando il depuratore di Comacchio, in località Molino, era finito sotto inchiesta con il presidente del Cadf chiamato in tribunale a rispondere di irregolarità nella gestione dell’impianto. L’Arpa, infatti, rilevò nell'ambito di un campionamento sullo scarico del depuratore che confluiva nel canale Collettore Adige, un valore del parametro di un batterio coliforme (l’Escherichia Coli) che era il doppio rispetto a quello previsto dal decreto legislativo (10mila unità per 100 millilitri rispetto alle 5mila unità indicate come massimo) da qui la denuncia nei confronti di Cristiano Bertelli, presidente del Cadf, difeso dall’avvocato ferrarese Lorenzo Valgimigli. Intanto nel marzo del 2014 la norma veniva parzialmente abrogata, con il procedimento penale che a tutt’oggi riguarda esclusivamente i casi in cui gli scarichi versino “in aree di salvaguardia delle risorse idriche o in corpi idrici posti in area protetta”.
Durante il processo di primo grado, che si è svolto in tribunale a Ferrara con giudice Alessandra Testoni - l’accusa ha ribadito la necessità di procedere, nonostante dalla documentazione prodotta dalla difesa emergesse che lo scarico era in un’area non protetta. Il collettore Adige, infatti, dopo alcune centinaia di metri dal depuratore attraversa la zona protetta del comune di Comacchio e quindi l’accusa riteneva che non si potesse limitare la tutela alla sola collocazione dello scarico, ma al canale in cui finiscono le acque provenienti dal depuratore. Il giudice di primo grado, comunque, pur condividendo l'interpretazione della norma suggerita dal pm, ha deciso con la sentenza del marzo 2016 di assolvere l'imputato, visto che non esistevano prove che l’impianto non rispettasse le norme tecniche.
Una sentenza però che ha visto sia l’accusa sia la difesa ricorrere in Cassazione, forti delle loro motivazioni. E venerdì si è tenuta l’udienza della Corte, che ha accolto il ricorso proposto dall’avvocato Valgimigli, stabilendo che la corretta intepretazione della norma è quella della difesa, in quanto la zona in cui si trova lo scarico del depuratore è esterna all’area protetta del centro storico di Comacchio

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