Il generale Del Sette: faremo di tutto per catturare Igor
A Molinella il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri. A Ferrara invece parla il procuratore Bruno Cherchi: l'auto sulla quale il killer si stava allontanando è stata intercettata, ma nessuno ha sparato perché non c'erano le condizioni di sicurezza per falro
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FERRARA. A Molinella, base di coordinamento delle ricerche di Igoer nel pomeriggio di lunedì arriva il Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette.
Una visita non banale, non di circostanza, ma che sta a testimoniare quanto sia una priorità la cattura di Igor/Ezechiele da parte delle forze dell'ordine. Il suo intervento, un breve incontro con la stampa fuori dalla caserma di Molinella, segue del resto quello del capo della Polizia, Franco Gabrielli, che in occasione della festa del Corpo ha assicurato che il «il ricercato verrà preso».
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Del Sette, da parte sua, dopo aver ricordato da dove giungono gli elementi attualmente impegnati sul campo alla ricerca del killer di Budrio e del Mezzano ha spiegato: «Gli uomini stanno operando su un terreno che mi dicono particolarmente difficile, ma che il nostro ricercato conosce bene, visto che vive presumibilmente lì da un paio di anni o poco meno, da che ha lasciato il carcere dopo un periodo di 5 anni di detenzione per una serie di rapine e furti che aveva commesso. Il nostro impegno è massimo, valuteremo se serve qualche altra attività o qualche altro rinforzo, qualsiasi altra cosa che si possa fare per migliorare l'operazione. Il nostro obiettivo è quello di fare tutto il possibile per catturarlo e così impedire che possa ulteriormente nuocere alla popolazione. Sappiamo che è un personaggio pericoloso, ma i carabinieri che sono impegnati qui sono preparati ad affrontarlo. Sappiamo che è una persona che sa vivere in condizioni difficili e abbiamo visto che sa sostenere collutazioni e quant'altro».
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Generale, siamo sicuri che si ancora qui? «Noi lo stiamo cercando qui, ma non solo»
La nazionalità è certa? «Lui ha diversi alias, ma da quanto è stato accertato la sua nazionalità è serba ed è ricercato anche nel suo Paese di origine per rapina con violenza sessuale»
A Ferrara a parlare invece è stato il procuratore Bruno Cherchi, che al proposito ha dichiarato: «Il problema adesso è solo trovarlo: ho visto che si parla di due nomi, a noi però interessa una persona fisica (ossia chi ha fatto cosa, ndr): quando verrà trovata, verificheremo tutto il resto».
Dagli uffici della procura di Ferrara, Cherchi conferma gli atti adottati a carico di Igor Vaclavic, indagato per l’omicidio della guardia ecologica Valerio Verri: «Un atto deciso grazie a riscontri che abbiamo avuto», spiega senza andare oltre. Mentre, occorre ricordare che sempre grazie ad altri riscontri fondamentali e testimonianze raccolte, la procura di Bologna ha formalizzato il fermo per omicidio di Davide Fabbri, il barista di Budrio, contro la stessa persona, ma con l’altra identità emersa, Ezechiele Norbert Feher.
Tra l’altro, Ezechiele era il nome con cui lui stesso, Igor, si era fatto battezzare nel carcere dell’Arginone a Ferrara, e così voleva venire chiamato da tutti.
Intanto Igor/Ezechiele non è stato ancora trovato. Ma, per fugare ogni dubbio e dietrologie, non era stato fermato sabato sera durante la fuga dopo l’omicidio di Verri nel Ferrarese: perchè non è stato bloccato? Sollecitato dai cronisti, Cherchi spiega che «innanzitutto posso escludere che vi siano stati conflitti a fuoco durante la fuga, nessuno ha sparato. E’ vero che dopo il delitto del Mezzano, i carabinieri hanno intercettato l’auto del fuggitivo, e una volta che si è fermato (in via Spina, a Marmorta, scappando poi a piedi, ndr), nessuno dei carabinieri presenti ha sparato perchè non c’erano le condizioni di sicurezza per poterlo fare, non c’erano le condizioni per sparare», ripete ufficialmente.
Perché Igor/Ezechiele è troppo pericoloso e potenzialmente, micidiale. Lo conferma Cherchi ricostruendo la sparatoria nel Mezzano, quando sabato sera l’auto delle guardie ecologiche si è accostata per controllare il Fiorino bianco su cui si trovava Igor/Ezechiele. «Igor è uscito dall’auto sparando, senza dare la minima possibilità di azione ai due agenti che non gli avevano nemmeno chiesto i documenti». Anzi, chiude Cherchi, sottolineandone la spietata preparazione: «Ha sparato muovendosi, verso il casolare», in movimento, colpendo Marco Ravaglia tre volte (ferendolo) e due volte Valerio Verri, uccidendolo.
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