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«Quel Fiorino bianco che ha tradito i miei» 

«Quel Fiorino bianco che ha tradito i miei» 

La versione di Castagnoli: pensavano fosse un addestratore

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PORTOMAGGIORE. Non ha dormito tutta la notte dopo l’agguato del Mezzano, perché l’ha trascorsa all’ospedale Bufalini di Cesena, mentre i medici stavano operando uno delle suoi uomini, l’agente Ravaglia rimasto gravemente ferito dai colpi d’arma da fuoco del ricercato Ezechiele-Igor.
Il comandante della Polizia provinciale Claudio Castagnoli ha appena ricevuto la telefonata del prefetto Michele Tortora che gli ha rivolto sentimenti di vicinanza e cordoglio per quanto è successo.
«In 34 anni di servizio - dichiara il comandante - non è mai successo nulla di così grave. La mia gente, io li considero come fratelli, agenti e guardie volontarie, è stata duramente colpita da questa tragedia».
«Marco Ravaglia - prosegue nel racconto Castagnoli - appena è stato ferito mi ha chiamato subito informandomi della sparatoria. Una volta che l’hanno trasportato con l’elisoccorso all’ospedale Bufalini di Cesena, sono andato a Portomaggiore a prendere sua moglie Cinzia e l’ho portata all’ospedale romagnolo».
Ricordiamo che Ravaglia è stato raggiunto da tre colpi, uno gli ha fatto esplodere l’omero nel braccio destro, l’altro gli è entrato nella parta alta del petto e per fortuna non ha intaccato la materia bianca, per pochi centimetri si è evitato che avesse danni neurologici permanenti. Il terzo colpo lo ha raggiunto nell’addome e per estrarre il proiettile penetrato all’interno hanno dovuto tagliare due pezzi di colon e due pezzi di intestino tenue. Questa ogiva ha forato la capsula del fegato e ha creato un problema anche epatico. Marco non è mai stato trasfuso durante le tre ore di operazione, e prima di finire sotto i ferri è sempre stato vigile quando è arrivato era cosciente e ha potuto rispondere e collaborare con lo staff medico.
«Dopo l’intervento - spiega Castagnoli - la prognosi rimane riservata, noi siamo ottimisti, ora l’hanno sedato ed è in coma farmacologico, vediamo come reagisce».
Il comandante della Polizia provinciale fornisce anche una sua versione su cosa abbia attirato l’attenzione delle guardie nel Mezzano nel tardo pomeriggio di sabato.
«Ravaglia e Verri - afferma ancora Castagnoli - stavano facendo un normalissimo controllo nel Mezzano. Parliamo di una zona di 20mila ettari di terra ci sono solo capannoni, un sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale. Siamo in primavera e c’è un risveglio anche faunistico della natura. Per questo occorre controllare anche gli addestratori di cani, che contravvenendo al regolamento allenano i loro animali alla caccia. Ebbene, il Fiorino è uno dei mezzi più usati dai “cagnari” e probabilmente per questo, la presenza in quella zona del quel tipo di autofurgone ha attirato l’attenzione di Valerio e Marco che si sono avvicinati trovandosi invece faccia a faccia con il criminale».
Castagnoli si commuove nel parlare di Valerio Verri. «Ho perso un amico - dice - e non riesco a darmi pace, era uno di quelli che parlava poco ma faceva tantissime cose per la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto delle regole. Andava spesso in coppia con Marco, i due conoscevano il Mezzano come le loro tasche. Ravaglia prima faceva il cantoniere per la Provincia, poi ha fatto un concorso interno e vista la sua passione per l’ambiente era entrato da più di dieci anni nella Polizia Provinciale».
Quando a Castagnoli chiediamo se in questo periodo di ricerche di Igor non sia pericoloso addentrarsi anche nel Mezzano, il comandante risponde che già in settimana aveva postato sul gruppo WhatsApp la foto del ricercato con la raccomandazione, in caso di avvistamento, di allertare subito le forze dell’ordine e usare massima attenzione. Ripeto vista la situazione e il Fiorino, io stesso avrei pensato alla presenza di addestratori di cani e mi sarei avvicinato per controllare la regolarità». (g.p.z.)

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