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Ferrara, caccia al killer: mille uomini non bastano, caccia a vuoto nelle valli

di Daniele Predieri
Ferrara, caccia al killer: mille uomini non bastano, caccia a vuoto nelle valli

Task force senza precedenti al lavoro, la fuga diventa affare di Stato con l'arrivo di Del Sette, comandante generale dell'Arma e le dichiarazioni di Gabrielli, capo della Polizia

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FERRARA. Lo cercano, da due notti e due giorni. Non lo trovano, nonostante continue segnalazioni, l’ultima ieri sera alle 18, alle porte di Argenta, in via del Catino: «Venite ho visto un uomo nero infilarsi nel frutteto dietro casa», lungo l’argine del Reno, che corre verso l’oasi di Marmorta. Poco prima e poco distante i cani molecolari erano impazziti fiutando un altro giaciglio, nei pressi dell’Idrovora Saiarino. Tutto qui, niente di più, al momento di andare in stampa.

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Di lui, Igor Vaclavic/Ezechiele Norbert Feher, niente. E allora la caccia continua.
Con una task force di oltre mille uomini, i migliori che si possano trovare sulla piazza italiana, per stanare chiunque. Perchè ormai la caccia Igor/Ezechiele è diventato un affare di Stato. Visto l’arrivo nel pomeriggio di ieri del Comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette, che finalmente chiarisce chi è realmente Igor/Ezechiele: un assassino nato e vissuto in Serbia, «ricercato nel suo paese per rapina con violenza sessuale».

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Un uomo dalle mille facce, al momento con dieci alias e due nomi, con i quali gli vengono affibbiati due diversi omicidi: col nome di Igor Vaclavic, russo, la morte di Valerio Verri, nel Mezzano, con l’altra identità di Ezechiele Norbert Feher, l’altro delitto, di Davide Fabbri, a Budrio.

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Una scia di sangue che ha portato gli inquirenti ad eseguire i primi atti contro Igor/Ezechiele, grazie a riscontri, testimonianze di persone che inchiodano il killer nei due luoghi dell’omicidio. In attesa di riscontri tecnici, per due delitti compiuti in un’area che incrocia tre province (oltre Ferrara e Bologna anche Ravenna, con un’altra ombra, forse un altro omicidio da mettere in conto) e dentro questa area la “zona rossa” delle operazioni, setacciata da giorni dai reparti speciali dei Carabinieri e della polizia che battono la macchia dell’oasi di Marmorta e dintorni per stanare Igor/Ezechiele. Pericoloso perchè armato, con due pistole e tre caricatori (per una 40ina di colpi in canna), pronto a tutto pur di non farsi prendere: «Ha dimostrato la propria volontà di non volersi arrendere», spiega il procuratore Bruno Cherchi, e vengono i brividi a pensare al vero significato delle sue parole.

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Se ce ne fosse bisogno, come tanti, la pensa così anche il capo della Polizia, Franco Gabrielli: «E’ persona con una grande capacità di muoversi, un soggetto pericoloso che non si arrende alle prime difficoltà ma stiamo facendo un grande sforzo per prenderlo e lo prenderemo». Sì, la caccia a Igor/Ezechiele è sempre più affare di Stato.

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Vista la mobilitazione di vere “truppe militari” che ormai stanno battendo da oltre 48 ore la “casa” che Igor ha scelto di abitare, l’oasi di Marmorta: tra paludi, boscaglia, anfratti. Per tutti, prima di questa caccia, lui era solo Igor Vaclavic, 41 anni, nato in Russia, a Tasketn come recitano gli atti giudiziari ferraresi: un nome, che solo ora dopo 10 anni, si pensa non esista.

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Quello di Ezechiele Norberto Feher, originario di Sobotica, Serbia, come da profilo Facebook che lo ritrae in giro per Ferrara come un turista qualsiasi, è probabilmente altrettanto inventato, ma più vicino alla realtà. Ezechiele è il nome che lui stesso aveva scelto («Forte con l’aiuto di Dio», il significato) quando in carcere si fece battezzare, prese comunione e cresima e dove è stato detenuto fino al maggio 2015. Dalla Serbia arriverà presto la risposta su chi sia realmente Igor/Ezechiele, un dubbio che passa in secondo piano. Ora, per affare di Stato, occorre solo prenderlo. Vivo o morto.
 

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