Ferrara, del Palaspecchi resteranno travi e pilastri
Demolizione quasi totale pure del corpo destinato a edilizia sociale. Vigili urbani, due anni di lavori. Firme dopo Pasqua
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FERRARA. Dell’attuale Palaspecchi non resteranno che travi e pilastri di cemento armato nel corpo centrale, quello che sarà trasformato in residenze sociali, mentre il resto sarà demolito o trasformato nel nuovo comando dei Vigili urbani. È quanto ha puntualizzato l’assessore Roberta Fusari, nel presentare lunedì in Consiglio comunale la delibera definita di svolta, che modifica appunto la sorte del pezzo di ex direzionale a futura destinazione pubblica: una demolizione quasi totale, insomma, approvata con 19 sì (4 astenuti, 4 no). «Lì non si possono fare nuovi stadi, questure, centri sportivi, solo il proprietario cioè Ferrara 2007, può deciderlo» ha detto l’assessore, che ha dato appuntamento a fine maggio per la formalizzazione degli accordi con Cdp, Acer, Vittadello, la stessa Ferrara 2007 e la sgr Investire.
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Poi il sindaco Tiziano Tagliani ha anticipato un po’. L’alternativa di far approdare i soldi della Cdp in altra area della città? «Se non atterreranno lì, non andranno altrove a Ferrara» è la risposta di Fusari. Il cantiere del comando Vigili sarà realizzato per il 40% entro il 2018 e per la parte rimanente nell’anno successivo, come si evince dal piano dei lavori pubblici fatto approvare dall’assessore Luca Vaccari. Si possono aggiungere i dubbi di Vittorio Anselmi (FI), architetto, «come facciamo a ristrutturare la palazzina a 400mila euro al metro quadro e demolire con 150mila euro?».
Questa la sostanza di una giornata «storica», mentre dal punto di vista politico il lungo dibattito in un’aula torrida è vissuto sul tentativo Pd di coinvolgere una fetta dell’opposizione, in particolare il Movimento 5 stelle, nella decisione, e di far emergere le (presunte) pressioni di Roberto Mascellani (Darsena City). Loro, i gruppi di maggioranza, si sono presentati compatti, con l’eccezione dell’assente Leonardo Fiorentini (SI). «Attenti amici a quello che votate, perché potrebbe arrivare qualcuno a chiedervi il conto» ha avvertito Giovanni Cavicchi (Lega), con riferimento all’esposto da loro presentato alla Corte dei conti per la differenza tra i 4 milioni più immobili e opere, garantiti dalla delibera, e i 6,8 milioni della fideiussione del precedente accordo.
«Ma di cosa stiamo parlando, se non vengono rispettati gli accordi la fideiussione possiamo sempre riscuoterla» ha tuonato Alberto Bova (Fc). Quando Fausto Facchini (Pd) ha completato il suo intervento, molto sanguigno, senza increspature nei confronti della delibera, con «mi spiace rovinare la vostra campagna elettorale» rivolto alla Lega Nord, e i rappresentanti dell’opposizione Pd (Massimo Buriani e Vainer Merighi) hanno lasciato i banchi del pubblico, si è capito che sul fronte dem non sarebbero giunte sorprese.
Così Luigi Vitellio, il capogruppo, e gli altri Pd hanno potuto concentrarsi sulle opposizioni. Prima ricordando l’astensione del 2011, all’epoca del piano di riqualificazione («non è un voto favorevole» ha detto il forzista Matteo Fornasini; «ma allora si parlava di 30 appartamenti, oggi 300» ha aggiunto Francesco Rendine, di Gol). Poi ipotizzando le «pressioni di un ingegnere, c’è un convitato di pietra?» ha esplicitato Vitellio. «Rivolgetevi alla Procura, se credete questo» hanno risposto Fornasini e Federico Balboni (M5s), mentre Alessandro Balboni di Fdi ha chiesto di smetterla con «gnigni e accuse».
Il sindaco ha messo da parte la questione, «quando l’ingegner Mascellani viene a dire ai nostri tecnici e assessori che non c’è delibera Cdp, che il risanamento non si farà mai, sta facendo i propri interessi imprenditoriali (e poi ha citato l’affare in corso in via Zandonai, ndr). Tutti voi credo siate in buona fede, ma dovete partecipare alla decisione. Ci sono 5 Cda che stanno aspettando questa delibera per andare dal notaio dopo Pasqua».
Non rimaneva che vedere il voto M5s. «La proposta della giunta è tutto sommato positiva, l’unica che affronta il problema a costo zero, ma non potremmo mai votare a favore di una variazione di bilancio o del piano opere pubbliche. Stiamo valutando una benevola astensione, solo se andrà bene stringerò la mano al sindaco» aveva detto Balboni, cui si sono uniti Zardi e Anselmi di FI. «Faremo una targa ‘con la benevola astensione’» ha promesso Tagliani.
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