La Nuova Ferrara

Ferrara

Gli assassini diventano testimoni 

Interrogata anche mamma Rosi 

Interrogata anche mamma Rosi 

Lei ascoltata dai carabinieri, Pajdek e il figlio Patrik dai magistrati  

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Prima, la “Corte dei miracoli”, tutti i parenti diretti o indiretti della banda Pajdek/Igor che avevano detto di voler collaborare, non interessava a nessuno. Nessuno degli inquirenti a Ferrara, dopo aver esaurito le indagini su omicidi e rapine, che li abbia mai sentiti in questo ultimo anno per tutti i possibili collegamenti tra loro e il fuggitivo, che conoscono tutti come Igor Vaclavic, il russo, non Ezechiele Norbert il serbo. Adesso, invece, c’è quasi la fila: dopo l’appello al processo per l’omicidio Tartari («Se gli inquirenti vogliono io posso collaborare per catturarlo , io conosco bene Igor»), Ivan Pajdek è stato ascoltato come testimone dal pm Marco Forte di Bologna che lo ha incontrato in carcere a Modena, la settimana scorsa. Poi, sempre lo stesso pm e gli inquirenti, sempre la settimana scorsa sono venuti a Ferrara per ascoltare, sempre come testimone Patrik Ruszo, sulle sue frequentazioni con Igor il russo, nel periodo ferrarese, con quale ha messo a segno tre rapine e condiviso tanto altro: Ruszo è stato sentito a sit, sommaria informazione testimoniale, atti che si raccolgono senza l’ausilio degli avvocati. Per questo motivo entrambi i legali di Pajdek e Ruszo spiegano di non essere a conoscenza di questi incontri. Che ci sono stati, e i verbali sono stati prodotti. Non si sa ovviamente cosa abbiano detto. Come non si così abbia detto anche mamma Rosi, Ruzeva Sivakova, la madre di Ruszo, ascoltata anche lei dai carabinieri a Ferrara giorni fa, sempre per le sue frequentazioni con Igor. Del quale, occorre ricordare, nei mesi scorsi aveva segnalato agli inquirenti (prima polizia e poi gli stessi carabinieri) la presenza di Igor Vaclavic in città. Allora però la sua segnalazione non venne «coltivata» granchè. E allora? Allora c’è chi tra gli addetti ai lavori delle inchiesta di questi anni, ammette con scoramento: »Quello che si sta facendo ora, non si poteva fare prima per cercare Igor?» Non si potevano raccogliere elementi sulla vita di Igor a Ferrara, frequentazioni dall’autunno 2015 in poi, spostamenti, covi, abitazioni. Uno su tutti quello a Berra, da dove la banda partiva per le rapine e tornava per depositare refurtiva ai ricettatori locali, ben conosciuti dagli inquirenti, mai ascoltati: questi mancano agli inquirenti, negli atti ci sono nomi e cognomi. All’appello della Corte dei miracoli, manca anche un’altra persona, che conosceva bene Igor: la zia di Ruszo, Agata Farkas che partecipò al primo tentativo di rapina di Mesola, alla 93enne Emma Santi, quando lei, Igor, Pajdek e Ruszo furono scoperti e scapparono con l’Alfa 156. Un passante prese la targa, cominciarono le indagini sulla banda Igor. Con molte ombre. Il risultato - la caccia a Igor che non si trova - è sotto gli occhi di tutti.

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