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«Mio fratello ucciso, ferita che si riapre»

«Mio fratello ucciso, ferita che si riapre»

I poliziotti gli sono passati accanto dopo aver ricevuto il premio per le indagini del delitto di Pierluigi Tartari e ognuno di loro, ieri, gli ha stretto la mano. Un legame che si è cementato nei...

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I poliziotti gli sono passati accanto dopo aver ricevuto il premio per le indagini del delitto di Pierluigi Tartari e ognuno di loro, ieri, gli ha stretto la mano. Un legame che si è cementato nei lunghi mesi dell’inchiesta che ha portato ai processi conclusi con la condanna degli aguzzini del pensionato di Aguscello. In platea, ieri mattina, invitati alla cerimonia della Festa per il 165° anno dalla fondazione della polizia, c’erano anche i fratelli della vittima della spietata aggressione, Marco e Rita Tartari. «Siamo sfiniti, distrutti da ciò a cui stiamo assistendo», ha brevemente dichiarato Marco, che ha spesso comunicato ai giornalisti nell’ultimo anno e mezzo i commenti e le sensazioni della famiglia legate ai tragici sviluppi delle inchieste. “Igor il russo” è ricercato oggi, oltre che per gli omicidi del commerciante Davide Fabbri, a Budrio, e della guardia ambientale volontaria Valerio Verri, a Portomaggiore, per una serie di rapine che, si sospetta, compì assieme a due complici del delitto Tartari.
«È l’ennesima mazzata per noi, una ferita che si riapre e che viviamo come una costante tortura, qualcosa che ci colpisce sempre più duramente. È uno stillicidio che sembra non avere fine», ha concluso.

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