PORTOMAGGIORE
«L’assassino è stato nostro vicino di casa Ora abbiamo paura»
PORTOMAGGIORE. Igor Vaclavic/Ezechiele Norbert Feher, il ricercato numero uno per l’assassinio del barista Davide Fabbri di Budrio e della guardia volontaria Valerio Verri a Portomaggiore, conosce...
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PORTOMAGGIORE. Igor Vaclavic/Ezechiele Norbert Feher, il ricercato numero uno per l’assassinio del barista Davide Fabbri di Budrio e della guardia volontaria Valerio Verri a Portomaggiore, conosce bene la zona. Anche perché ci ha vissuto. Almeno fino allo scorso inverno era a Ripapersico, come testimoniano i vicini Alessandro ed Emanuela Tieghi, titolari della gelateria centrale. «Fino allo scorso inverno abitava accanto a casa nostra – dicono, dopo una comprensibile ritrosia – Dietro casa c’è aperta campagna, con tanti edifici disabitati, e lui probabilmente si era intrufolato». Dicono anche che dalle foto segnaletiche che sono circolate, probabilmente non l’avrebbero mai potuto identificare, ma dopo aver visto le immagini dei selfie scattati nell’ultimo anno e affidati a Facebook, quelli che la Nuova ha pubblicato due giorni fa, sì. A parlare è anche la madre di Emanuela. «Tante persone dell’Est – dice – venivano qui per lavorare. Lui in paese a Portomaggiore non l’abbiamo mai visto, anche perché d’inverno il bar è chiuso, ma l’impiegata delle assicurazioni qui a fianco mi ha fatto notare proprio ieri la fotografia, e mi ha fatto molta impressione: era proprio questo bar».
Un altro luogo dove il killer si è fatto immortalare è davanti alla chiesa di Portomaggiore, altro elemento che denota una certa frequentazione della zona. La foto non è sfuggita neppure al giovane cappellano don Lorenzo Rossini: «Siamo qui da un anno e mezzo, due – spiega – ho visto anch’io quelle foto, ma non mi dicono niente». Che aria si respira in paese? «Si cerca di andare avanti – risponde – di fare la vita di sempre, anche se non è facile. Ieri durante l’omelia ho ricordato la famiglia del povero Verri, e ho rivolto una preghiera per Ravaglia. Confidiamo nelle forze dell’ordine, che stanno presidiando il territorio».
Per le strade gira poca gente, e quei pochi affrettano il passo; la tensione è palpabile. Sabrina, del bar Tea Room, proprio davanti alla chiesa, non nasconde i timori. «La paura c’è, perché potrebbe tornare qui, però noi alla sera chiudiamo presto, alle 20. Cerco di fare la vita di sempre, alla sera vado a prendere i mie figli a Molinella, un paio di volte alla settimana. E chi se lo sarebbe mai aspettato? Si spera solo che lo prendano in fretta».
Un altro luogo dove il killer si è fatto immortalare è davanti alla chiesa di Portomaggiore, altro elemento che denota una certa frequentazione della zona. La foto non è sfuggita neppure al giovane cappellano don Lorenzo Rossini: «Siamo qui da un anno e mezzo, due – spiega – ho visto anch’io quelle foto, ma non mi dicono niente». Che aria si respira in paese? «Si cerca di andare avanti – risponde – di fare la vita di sempre, anche se non è facile. Ieri durante l’omelia ho ricordato la famiglia del povero Verri, e ho rivolto una preghiera per Ravaglia. Confidiamo nelle forze dell’ordine, che stanno presidiando il territorio».
Per le strade gira poca gente, e quei pochi affrettano il passo; la tensione è palpabile. Sabrina, del bar Tea Room, proprio davanti alla chiesa, non nasconde i timori. «La paura c’è, perché potrebbe tornare qui, però noi alla sera chiudiamo presto, alle 20. Cerco di fare la vita di sempre, alla sera vado a prendere i mie figli a Molinella, un paio di volte alla settimana. E chi se lo sarebbe mai aspettato? Si spera solo che lo prendano in fretta».
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