«L’ho visto correre dall’argine al frutteto»
Decine di segnalazioni, poche quelle attendibili. Imprenditore fermato dai militari: «Nel mio casolare segni di bivacco»
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ARGENTA. C’è chi dice di averlo riconosciuto in un uomo incrociato in paese e chi indica un giaciglio vecchio chissà di quanto. Chi si trova i carabinieri nella sua proprietà disabitata e gli fanno capire che potrebbe aver ricevuto visite. Le segnalazioni di Igor/Ezechiele, giunte ai carabinieri nelle ultime ore si contano a decine, tutte in buona fede, ma molte fuorvianti. Tra le poche che sembrano essere state prese in considerazione c’è la quella fatta dalla signora Maria a un conoscente che poi ha avvertito il 112. La pensionata, 89 anni, abita in una casa isolata in via del Catino, tra Argenta e Marmorta, in provincia di Bologna. La donna ha raccontato ai carabinieri di aver visto un uomo vestito di nero correre dall’argine del Canale della Botte (meglio conosciuto come Zena), passare sul grano(di proprietà di Bruno d’Ippoliti), quindi è passato vicino al macero lungo una capezzagna e si è infilato nel frutteto, poi non ha visto più nulla.
Il frutteto, infatti, termina vicino alla via del Catino, la strada cioè che costeggia la base dell’argine destro del fiume Reno. Dopo la segnalazione, infatti, sono stati inviati sul posto diversi carabinieri assieme ai cinofili con i cani molecolari. Ed è qui che, questi animali hanno segnalato la probabile presenza del ricercato tant’è che, per tutta la notte, le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli fino al ponte della via Zannolini, la una strada che unisce la via del Catino a via Fiume Vecchio, sempre in territorio bolognese.
L’ipotesi che viene avanzata anche dagli investigatori, è che, il ricercato, dopo aver abbandonato sabato sera il Fiat Fiorino bianco in via Spina, abbia attraversato il fiume Reno dalla passerella ciclabile del passo del Morgone, - oppure che abbia oltrepassato il corso d’acqua senza problemi visto che è quasi in secca ma affrontando una fitta boscaglia -, poi, da quella sera dell’omicidio del Mezzano, ha girovagato nella zona nascondendosi o nella vegetazione dello stesso fiume Reno, nel canale della Botte.
Tornando alla signora Maria, il suo vicino di casa aggiunge: «quella sera stessa, dopo la segnalazione, alle 23, i carabinieri sono tornati qui nella sua casa per ispezionandola completamente». L’ipotesi è che, i militari, non avendo trovato il fuggitivo, abbiano pensato che si fosse nascosto proprio in questa casa isolata e abitata da una signora di 89anni.
Esperienza che lui stesso definisce invece “sconvolgente” è quella dell’imprenditore Alberto Selmi. L’altro giorno mentre stava andando a controllare un casolare abbandonato di proprietà di famiglia tra le campagne di Argenta si è imbattuto nei carabinieri che con i mitra spianati gli hanno intimato di aprire il baule dell’auto. «Questa accoglienza - racconta Selmi - nasce dal fatto che gli investigatori erano convinti che il fuggitivo avesse usato il casolare come rifugio. Hanno trovato tracce, anche l’erba era piegata. Certamente è sconvolgente il pensiero che un assassino possa essere stato in un edificio di tua proprietà e devo dire che in questi giorni ho un po’ di apprensione a venire qui».
Giorgio Carnaroli
Il frutteto, infatti, termina vicino alla via del Catino, la strada cioè che costeggia la base dell’argine destro del fiume Reno. Dopo la segnalazione, infatti, sono stati inviati sul posto diversi carabinieri assieme ai cinofili con i cani molecolari. Ed è qui che, questi animali hanno segnalato la probabile presenza del ricercato tant’è che, per tutta la notte, le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli fino al ponte della via Zannolini, la una strada che unisce la via del Catino a via Fiume Vecchio, sempre in territorio bolognese.
L’ipotesi che viene avanzata anche dagli investigatori, è che, il ricercato, dopo aver abbandonato sabato sera il Fiat Fiorino bianco in via Spina, abbia attraversato il fiume Reno dalla passerella ciclabile del passo del Morgone, - oppure che abbia oltrepassato il corso d’acqua senza problemi visto che è quasi in secca ma affrontando una fitta boscaglia -, poi, da quella sera dell’omicidio del Mezzano, ha girovagato nella zona nascondendosi o nella vegetazione dello stesso fiume Reno, nel canale della Botte.
Tornando alla signora Maria, il suo vicino di casa aggiunge: «quella sera stessa, dopo la segnalazione, alle 23, i carabinieri sono tornati qui nella sua casa per ispezionandola completamente». L’ipotesi è che, i militari, non avendo trovato il fuggitivo, abbiano pensato che si fosse nascosto proprio in questa casa isolata e abitata da una signora di 89anni.
Esperienza che lui stesso definisce invece “sconvolgente” è quella dell’imprenditore Alberto Selmi. L’altro giorno mentre stava andando a controllare un casolare abbandonato di proprietà di famiglia tra le campagne di Argenta si è imbattuto nei carabinieri che con i mitra spianati gli hanno intimato di aprire il baule dell’auto. «Questa accoglienza - racconta Selmi - nasce dal fatto che gli investigatori erano convinti che il fuggitivo avesse usato il casolare come rifugio. Hanno trovato tracce, anche l’erba era piegata. Certamente è sconvolgente il pensiero che un assassino possa essere stato in un edificio di tua proprietà e devo dire che in questi giorni ho un po’ di apprensione a venire qui».
Giorgio Carnaroli
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