Una latitanza di 396 giorni per il “colonnello” Forzati
In totale 396 giorni: dalla notte del 2 febbraio 1989 (quando compì la strage al night di Bosco Mesola) a quella del 6 marzo 1990 (quando ha telefonato ai carabinieri di Mesola da Buenos Aires per...
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In totale 396 giorni: dalla notte del 2 febbraio 1989 (quando compì la strage al night di Bosco Mesola) a quella del 6 marzo 1990 (quando ha telefonato ai carabinieri di Mesola da Buenos Aires per costituirsi e farsi arrestare dalla polizia argentina). Tanto è durata la latitanza di Valeriano Forzati, la “primula rosa” della criminalità ferrarese. Tredici mesi di caccia all’uomo scandita da false segnalazioni, colpi di scena e rivelazioni. Il fantasma del killer del “Laguna Blu” è stato di volta in volta evocato per i gravi episodi di criminalità collegati alla provincia di Ferrara, in particolare per quanto riguarda il traffico di droga. Il suo nome è stato collegato anche all’omicidio di Willy Branchi, il diciottenne di Goro ucciso nel 1988, ma poi fu prosciolto.
La sua fuga inizia in quella tragica notte della strage. Il night Club “Laguna Blu” si trasforma in un teatro di morte e di terrore. Valeriano Forzati, soprannominato il “colonnello” della criminalità del Basso Ferraresek, una fedina penale lunga per piccoli reati, fa irruzione nel locale armato di pistola e mitraglietta e comincia a sparare. Sotto i suoi colpo cadono Ennio e Franco Massimo, gestori del night club ed Ada Marzia Turri, 27 anni, fidanzata di Ennio. Il pluriomicida scappa con un’Alfa 164 dell’agricoltore Dino Govoni, 54 anni, che veniva freddato con un colpo di pistola alla tempia in auto nei pressi di Poggio Renatico nel corso della fuga. Da quel momento si perde ogni traccia di Valeriano Forzati. Ne consegue che dal giorno successivo la strage di Bosco Mesola, si scatena una caccia all’uomo con posti di blocco e controlli in tutta la provincia di Ferrara e del nord est ed è qui che nasce una vera e propria psicosi del “colonnello”. L’idea che in giro ci sia un uomo armato che ha ucciso quattro persone ed è in fuga fa calare uno stato di paura generaloe. Tra l’altro il 2 agosto 1989 in un incendio doloso viene distrutto il night Laguna Blu, ad addensare nuovi sospetti e forse la presenza in zona dello stesso Forzati. Ma la svolta della fuga arriva solo il 6 marzo dell’anno successivo. Dalla stanza 506 dell’hotel Esmeralda Palace di Buenos Aires dove alloggiava con il falso nome di Mario D’Alessio, Forzati forse non più sicuro della propria latitanza chiama dall’Argentina la caserma di Bosco Mesola per costituirsi e farsi arrestare dall’Interpol argentina. Nel carcere di Baires dopo qualche mese uccide un agente di guardia. Forzati morirà pochi mesi dopo in circostanza misteriose sempre in carcere, ucciso per uno sgarro o una vendetta.
La sua fuga inizia in quella tragica notte della strage. Il night Club “Laguna Blu” si trasforma in un teatro di morte e di terrore. Valeriano Forzati, soprannominato il “colonnello” della criminalità del Basso Ferraresek, una fedina penale lunga per piccoli reati, fa irruzione nel locale armato di pistola e mitraglietta e comincia a sparare. Sotto i suoi colpo cadono Ennio e Franco Massimo, gestori del night club ed Ada Marzia Turri, 27 anni, fidanzata di Ennio. Il pluriomicida scappa con un’Alfa 164 dell’agricoltore Dino Govoni, 54 anni, che veniva freddato con un colpo di pistola alla tempia in auto nei pressi di Poggio Renatico nel corso della fuga. Da quel momento si perde ogni traccia di Valeriano Forzati. Ne consegue che dal giorno successivo la strage di Bosco Mesola, si scatena una caccia all’uomo con posti di blocco e controlli in tutta la provincia di Ferrara e del nord est ed è qui che nasce una vera e propria psicosi del “colonnello”. L’idea che in giro ci sia un uomo armato che ha ucciso quattro persone ed è in fuga fa calare uno stato di paura generaloe. Tra l’altro il 2 agosto 1989 in un incendio doloso viene distrutto il night Laguna Blu, ad addensare nuovi sospetti e forse la presenza in zona dello stesso Forzati. Ma la svolta della fuga arriva solo il 6 marzo dell’anno successivo. Dalla stanza 506 dell’hotel Esmeralda Palace di Buenos Aires dove alloggiava con il falso nome di Mario D’Alessio, Forzati forse non più sicuro della propria latitanza chiama dall’Argentina la caserma di Bosco Mesola per costituirsi e farsi arrestare dall’Interpol argentina. Nel carcere di Baires dopo qualche mese uccide un agente di guardia. Forzati morirà pochi mesi dopo in circostanza misteriose sempre in carcere, ucciso per uno sgarro o una vendetta.
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