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«Il farabutto mi imbavagliò Rimasi due giorni legata» 

«Il farabutto mi imbavagliò Rimasi due giorni legata» 

L’ultra novantenne rapinata a Mesola dalla banda di Igor è morta pochi mesi fa La sua testimonianza agghiacciante resta agli atti: urlavo e nessuno mi sentiva

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Lei non può più parlare, è morta alcuni mesi fa. Se Emma Santi che aveva 95 anni potesse farlo, direbbe che da allora aveva iniziato a spegnersi, per lo choc subito, da quel luglio di 2 anni fa, quando restò legata e imbavagliata per due giorni e tre notti: dalla notte tra giovedì e venerdì 30 luglio fino alla domenica mattina del 2 agosto. Il figlio - avvisato dai vicini allarmati per le finestre di casa tutte chiuse - la salvò. Lei non può parlare, ma le sue parole rimbombano, quelle della testimonianza raccolta da carabinieri di Comacchio. Diceva Emma Santi: «Quella sera alle 20 (30 luglio), mi addormentai subito, poi poco dopo le 2 mi alzai (vide l’ora, dall’orologio in camera da letto, ndr). Dopo un’ora, tornata a letto, mi sono sentita toccare le mani, cercavo di accendere la luce ma mi accorsi che c’erano tre persone con torce in mano». Chiese cosa volessero, nessuno rispose: «Quello vicino alla sponda mi sfilava gli anelli dalle mani, uno di questi anelli che pesa 10 grammi, il farabutto non riusciva a sfilarlo dal dito». Le fece male, lei gli disse di bagnare il dito con l’acqua della bottiglia sul comodino «così riuscì a sfilarlo». «Lo stesso farabutto, nel frattempo mi aiutava a sollevarmi, e aiutato da un altro mi sganciava la catenina per non rompere la chiusura». I tre avevano guanti da giardinaggio. Erano incappucciati. «L’energumeno (sicuramente Igor, gli altri erano Pajdek, alto 1.65, Ruszo esile stessa altezza, ndr) a un tratto mi disse di star calma, parlava con accento straniero. Gli dicevo che non avevo soldi, non li avrebbero trovati». «La stessa persona (Igor, ndr), impietosita mi fece bere mentre gli altri rovistavano in casa». «L’individuo, il farabutto, che mi aveva sfilato anelli e collier dal collo, tirava fuori non so da dove fascette color nero e sdraiata mi legava tra loro i polsi, con un altra le caviglie. Poi con nastro adesivo, facendo passare attorno alla testa mi imbavagliava». «Il bavaglio non era stretto, riuscii a spostarlo per poter urlare». Una volta fuori Igor, l’anziana cercava di liberarsi «Impossibile, le fascette erano troppo resistenti». Quella notte sentì il temporale, la mattina cominciò a urlare sentendo la vicina che parlava, da fuori non la sentivano. «Restai tutto il giorno a letto e il giorno successivo, sabato alle 10 sentii arrivare il panettiere che mi lasciava la spesa». Urlò anche a lui, ma non sentì, nemmeno a mezzogiorno quando tornò e parlò con la vicina. «Provavo a farmi sentire da loro, niente». «Provai ad alzarmi dal letto e spostarmi dalla stanza per andare al telefono in salotto». Non riuscì, rotolò ai piedi del letto, dove la trovò il giorno dopo il figlio. Tutto questo a 93 anni, vittima di Igor/Norbert e la sua banda.
Daniele Predieri

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