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Il Tuscania controlla i rifugi scavati durante la guerra 

Il Tuscania controlla i rifugi scavati durante la guerra 

I cacciatori di Consandolo indicano la strada nei campi I tre anfratti nascosti lungo l’argine del canale Trombone 

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CONSANDOLO. Nuovi controlli ieri pomeriggio in via Trombone e via Morgone a Consandolo. Una zona che sotto il profilo ambientale e della morfologia del terreno, sarebbe simile alle zone in cui Igor/Ezechiele ha vissuto la sua giovinezza e dove si sarebbe anche addestrato. Cinque militari appartenenti al battaglione Tuscania, supportati da altri carabinieri della compagnia di Molinella, compreso il comandante della compagnia di Copparo, il capitano Feola, hanno effettuato dei controlli lungo l’argine già al centro di altri accertamenti effettuati nei giorni scorsi dai carabinieri della stazione di Argenta.
Quelli di ieri sono stati sopralluoghi finalizzati prevalentemente al controllo di tre rifugi scavati in diversi punti ai piedi dell’argine. Gli abitanti di Consandolo ricordano che quei nascondigli, vennero utilizzati durante l’ultimo conflitto mondiale.
L’esistenza di questi rifugi era stata segnalata nei giorni scorsi al comando della compagnia di Portomaggiore da alcuni cacciatori/coadiutori di Argenta. Diversi anni fa, una squadra di coadiutori fece un intervenuto in via Trombone per la limitazione delle volpi.
E proprio in un punto preciso dell’argine, la volpe sparì nella boscaglia sotto gli occhi dei coadiutori facendo perdere le sue tracce. I successivi accertamenti fecero scoprire che la volpe si era infilata in un buco. Aperto il pertugio, venne alla luce un rifugio all’interno del quale potevano starci comodamente in piedi tre persone. Rapportando quella scoperta a questi giorni e ai fatti delittuosi compiuti da Igor/Ezechiele, e considerando che subito dopo l’omicidio nel Mezzano, il ricercato ha abbandonato il Fiorino bianco in via Spina (a poca distanza dalla tana della volpe), è stato lecito pensare che il rifugio potesse essere un valido nascondiglio per il killer in fuga.
Non solo, ulteriori informazioni raccolte dagli stessi coadiutori hanno rilevato che in pratica, i rifugi lungo l’argine del Trombone, in realtà erano tre: due piccoli e uno grande. L’ipotesi dunque, che Igor/Ezechiele potesse averli utilizzati, ha fatto sì che i militari del Tuscania organizzassero un intervento di controllo e ricognizione. Per l’occasione, è stato utilizzato anche un drone portato a Molinella dalle guardie forestali/carabinieri dell’Aquila e manovrato da due esperti piloti di elicottero giunti da Pratica di Mare, in provincia di Roma.
Il mezzo ha sorvolato l’area in questione per monitorare dall’alto (ma comunque a distanza ravvicinata) tutto il perimetro. Raccolta ogni informazione, il più elevato in grado dei cinque carabinieri del Tuscania, ha deciso le modalità d’intervento. I controlli sono iniziati dal primo rifugio situato un centinaio di metri dalla salita di via Trombone.
Con tutte le cautele del caso, i cinque carabinieri, uno dietro l’altro, il primo dei quali protetto da uno scudo, si sono avvicinati al punto segnalato riscontrando in effetti un vecchio rifugio ma di piccole dimensioni. Già che c’erano gli uomini dell’Arma hanno completato i controlli spingendosi fino alle prime case per poi rientrare percorrendo il tratto ciclopedonale. Il secondo intervento avvenuto in una zona ritenuta più attendibile come possibile nascondiglio, è avvenuto a poco più di due chilometri di distanza da quel punto ma verso il passo del Morgone. Ed è qui che, un agricoltore del posto, vedendo arrivare lungo la stradina bianca così tanti mezzi dei carabinieri, si è avvicinato e parlando con il più elevato in grado dei militari del Tuscania, non solo ha confermato l’esistenza del rifugio ma addirittura ne ha indicato la precisa posizione.
E anche qui, i cinque carabinieri, seguendo la stessa modalità del precedente intervento, si sono avvicinati e con estrema prudenza hanno verificato se il vecchio rifugio di guerra fosse ancora agibile oppure no. Anche i questo caso nulla di sospetto è stato riscontrato. Si è poi proceduti verso il terzo ed ultimo rifugio, situato sempre lungo l’argine ma, rispetto agli altri due, molto più vicino ai binari della ferrovia Portomaggiore-Bologna. Un rapido controllo e si è constatato che anche questo era chiuso e inutilizzato da tempo.
Gli interventi durati in totale un paio d’ore, si sono chiusi non solamente con dei cordiali saluti e strette di mano ma anche con i ringraziamenti da parte del capitano Feola per la collaborazione fornita dai cacciatori/coadiutori e con lo stesso ufficiale che ha invitato chiunque a segnalare qualsiasi possibile elemento utile all’indagine riguardante la cattura dell’assassino Igor/Ezechiele. Come detto, purtroppo anche questa operazione non ha dato i risultati auspicati e di conseguenza la caccia continua senza sosta.
Nel corso della giornata sono proseguiti anche i controlli lungo i corsi d’acqua del territorio. Ed è proprio lungo questi corsi d’acqua che negli ultimi giorni per ben due volte i cani molecolari, addestrati per seguire le scie olfattive, si sono fermati in riva ai corsi d’acqua. L’acqua presente sul territorio è più che sufficiente a consentire a chi intende attraversarla di far perdere le proprie tracce, anche alle unità cinofile.
L’erba alta, gli alberi e gli arbusti che si trovano lungo le rive e gli argini dei corsi possono facilmente essere usati da chi intenda nascondersi, anche da controlli dall’alto con gli elicotteri. Ecco perché gli uomini, controllano il perimetro anche a bordo di mezzi natanti. Nulla può essere lasciato al caso in queste ore in cui la ricerca procede a ritmi sepre più serrati.
Giorgio Carnaroli

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