La Nuova Ferrara

Ferrara

le vittime

E' il giorno del silenzio. Il ministro per Verri

di Samuele Govoni
Ospital Monacale, funerali di Valerio Verri
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Ospital Monacale, funerali di Valerio Verri

A Ospital Monacale i funerali del volontario ucciso, lutto cittadino

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PORTOVERRARA. Oggi è il giorno del dolore, il giorno del silenzio. Il giorno in cui due comunità, e con loro tutta Italia, piangono la morte di Valerio Verri, guardia ecologica volontaria morta una settimana fa per mano di Igor/Ezechiele, il killer che gli ha sparato nelle campagne del Mezzano. Oggi, sabato 15 apirle, alle 9.30 nella chiesa di Ospital Monacale (frazione di Argenta di cui Verri era originario) si terranno i suoi funerali. Oltre al Comune argentano, anche quello di Portomaggiore ha proclamato lutto cittadino. Alla funzione, oltre ai familiari, agli amici e ai tanti conoscenti, parteciperà anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in rappresentanza del Governo. Inoltre, come già annunciato, parteciperanno la consigliera regionale Marcella Zappaterra, in rappresentanza dell’Emilia Romagna e pure i vertici della direzione nazionale e regionale di Legambiente; anche loro infatti si uniranno al cordoglio della comunità, facendo sentire la propria commossa vicinanza ai parenti e agli amici di Valerio Verri. Saranno presenti con le loro divise le guardie volontarie eco-zoofile del servizio di vigilanza ambientale del circolo Legambiente Delta del Po, al quale Verri era iscritto da diversi anni. Accanto a loro anche numerosi membri e rappresentanti del mondo del volontariato e dell’associazionismo, tra cui la Protezione Civile. Sono attesi anche i vertici delle forze dell’ordine.

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Valerio Verri, residente a Portoverrara (frazione di Portomaggiore) è morto all’età di 63 anni dopo una vita passata tra campi, macchinari agricoli e tanto, tanto volontariato. Era così assorbito da quell’attività che frequentava poco la piazza e i bar. Passava qualche volta, così, di sfuggita, ma il suo tempo preferiva impegnarlo facendo ciò che lo appassionava di più, ovvero, perlustrando il territorio per far sì che la natura e il contesto ambientale venissero rispettati. Ed è stato proprio mentre era impegnato in uno di questi controlli (con lui c’era anche l’agente di Polizia provinciale portuense Marco Ravaglia, raggiunto da tre proiettili) che Verri ha perso la vita. Lui, a differenza del suo compagno, è stato colpito da una sola pallottola, rivelatasi però fatale.
La famiglia nel corso di questi interminabili sette giorni è rimasta a casa, trincerata nel suo dolore. Non ha voluto parlare, non ha voluto rilasciare dichiarazioni o esporsi. Ha preferito restare in silenzio, circondarsi delle persone più vicine e care e piangere ricordando il marito e il padre (aveva un figlio e una figlia) che non c’è più ma che in un modo o nell’altro resterà per sempre con loro. Giorni e ore interminabili a chiedersi perché, perché proprio lui ha dovuto incontrare una belva come Igor/Ezechiele lungo il suo cammino. Quesiti a cui non si sa e non si può rispondere.

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«Chiediamo rispetto e silenzio, tutto qui. Non parleremo fino a che questa storia non sarà finita. Fino a quando non lo prenderanno», si erano limitati a dire i familiari nelle ore immediatamente successive all’accaduto. E i primi risultati, i primi dati ufficiosi, erano arrivati nei giorni scorsi dall’autopsia che è stata eseguita dalla medicina legale di Ferrara, nell’ambito dell’inchiesta aperta sull’omicidio e sul tentato omicidio del Mezzano. Verri, come scritto, è stato ucciso con un solo colpo, all’addome, che è passato da parte a parte. Il foro di uscita vicino alla colonna vertebrale, ha creato lesioni devastanti ad organi vitali. Dati pesanti, spietati, che fanno luce su quanto è successo a livello “tecnico” ma che non chiariscono cosa, in quei pochi attimi sia passato nella mente e davanti agli occhi del volontario ecologico.
Forse questo solo Ravaglia potrà raccontarlo. Lui, salvo per miracolo, una volta terminato il lungo iter di recupero post operatorio dovrà sforzarsi di ricordare. Forse solo lui potrà dire che cosa ha visto, cosa è successo in quegli istanti in cui tutta la situazione è degenerata, in cui tutto è sfuggito di mano e la vita si è spezzata per sempre.
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