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Conosce l’area a palmo a palmo La rete di amicizie e complicità 

di Alessandra Mura
Conosce l’area a palmo a palmo La rete di amicizie e complicità 

Poco prima del delitto Tartari la rottura con Pajdek e la formazione di un’altra banda criminale Aiuti e appoggi tra l’Argentano, Berra, il Bolognese e la Romagna: così Igor si è reso imprendibile

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Lo cercano in mille, divisi in quattro turni da 250 persone, in un’area di 40 chilometri quadrati tra Campotto e Marmorta. Una zona che Igor Il Russo, anzi ormai ufficialmente Norbert Feher, conosce molto bene in ogni suo anfratto. Finora il pluriomicida braccato per l’uccisione del barista Davide Fabbri a Budrio e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri nel Mezzano è riuscito a sfuggire all’imponente caccia all’uomo coordinata dai militari del Tuscania, e a suo favore giocano proprio l’ottima conoscenza dei luoghi e la sua capacità di sopravvivere e a orientarsi tra paludi, boscaglie e campagne.
Le ricerche, all’indomani del delitto di Budrio, sabato 1º aprile, hanno coinvolto anche le persone che possono averlo nascosto e protetto mentre era ricercato come “semplice” rapinatore. I contatti non gli mancano, come dimostra la telefonata durante il recente agguato a Consandolo.
Si sa che in passato, sia quando faceva parte della banda Pajdek sia quando decise di agire con altri complici, Norbert ha trovato aiuti e appoggi tra Argenta, Portomaggiore, Berra, Lugo e il Bolognese. Lui, l’imputato assente all’imminente processo per le rapine violente a Villanova di Denore, Mesola e Coronella, l’unico della banda Pajdek ancora a piede libero, lo si pensava fuggito chissà dove, forse in Spagna dove era andato nell’aprile del 2016 per poi essere di nuovo avvistato al bar di Darsena City nel mese di giugno da Ruzena Sivakova, mamma Rosy, la madre di Patrick Ruszo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Pierluigi Tartari. Norbert invece era rimasto qui, nei luoghi che conosceva a menadito tra Ripapersico, Argenta e Berra.
Proprio Berra spunta a più riprese nelle carte dell’indagine sulle rapine della banda Paldek a cui Norbert - esclusa la drammatica eccezione del delitto Tartari ad Aguscello - ha preso parte scegliendo lui stesso gli obiettivi.
A Berra vivono due stranieri, padre e figlio, chiamati più volte in causa da Pajdek nel suo memoriale e negli interrogatori, come pure da Ruszo. A loro carico non sono state mosse accuse, ma entrambi gli arrestati ammettono che il padre era con loro quando, il 1º luglio del 2015, compirono il primo sopralluogo per la rapina ai danni dell’anziana Emma Santi a Mesola, avvenuta un mese più tardi. Era proprio lui, lo straniero residente a Berra, che nel corso del sopralluogo guidava l’Alfa 156 scura in uso a Pajdek. E anche quell’auto porta a Berra. Il proprietario è un italiano che vive nel paese; conosce i due, padre e figlio, e attraverso di loro ha conosciuto anche la banda Pajdek. È Pajdek a chiedergli di fargli da “prestanome” per l’Alfa 156, che Pajdek possiede ma non può intestarsi perché privo di documenti. L’amico residente a Berra non ha nemmeno la patente, ma in cambio di 70 euro accetta di diventare l’intestatario ombra.
A Berra la banda Pajdek, e tra i componenti anche Igor, ha trovato spesso appoggi e ospitalità, ed è sempre lì che Igor, ormai uscito dalla banda Pajdek, con ogni probabilità trovò e portò con sè il fucile rubato durante l’aggressione mortale a Pierluigi Tartari, avvenuta il 9 settembre del 2015.
Quella notte Igor non c’era. Era stato l’ispiratore e complice degli altri colpi precedenti di quella estate violenta, ma ad Aguscello lui non c’era. C’erano invece, come ha stabilito il tribunale, Pajdek, Ruszo e Costantin Fiti, quest’ultimo assente durante gli altri assalti e presumibilmente subentrato proprio al posto di Igor/Norbert. Nel frattempo, infatti, tra i due “leader” della banda c’era stata una spaccatura, come ha spiegato agli inquirenti lo stesso Ivan Pajdek. Quest’ultimo, dopo i colpi a Villanova, Mesola e Coronella, nell’agosto del 2015 era tornato in Slovacchia anche per piazzare parte del bottino. Al suo ritorno, poco prima della rapina mortale ad Aguscello, Norbert gli aveva annunciato che si era stancato, che quella banda gli stava stretta, che voleva “mettersi in proprio”.
Questo non gli ha impedito, a lui che ben conosceva i luoghi in cui gli ex complici portavano la refurtiva, di impossessarsi del fucile rubato dalla casa del pensionato e usarlo per altri agguati e aggressioni. Perché il curriculum criminale di Igor/Norbert potrebbe essere ben più consistente rispetto agli episodi che gli sono stati formalmente contestati, ovvero le tre rapine dell’estate 2015, i due omicidi di Budrio e del Mezzano e il ferimento della guardia provinciale Marco Ravaglia. L’ufficialità arriva fin qui. Nemmeno sull’agguato di fine marzo alla guardia giurata a Consandolo, con il furto della pistola, c’è una formale contestazione a carico di Igor, perché si cercano ancora riscontri. Ma dopo aver abbandonato la banda Pajdek, Norbert ha continuato a colpire. Portano la sua firma , la rapina a San Biagio di Argenta del 17 giugno 2016 ricordata ieri dalla Nuova e la rapina a Serravalle di Berra del 9 agosto 2016 ricordata qui a fianco e il furto di 8 fucili a Consandolo, nel febbraio 2017, quando venne rubato anche un Fiorino.

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