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sequestro in casa a serravalle 

«È stato lui, lo sento Ma la mia famiglia è stata abbandonata»

«È stato lui, lo sento Ma la mia famiglia è stata abbandonata»

SERRAVALLE DI BERRA. «Sì era lui». La risposta, al telefono, arriva ancora prima della fine della domanda. Quasi se lo aspettava, Giacomo Grandi, di venire contattato per il “caso-Igor”. Sua madre,...

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SERRAVALLE DI BERRA. «Sì era lui». La risposta, al telefono, arriva ancora prima della fine della domanda. Quasi se lo aspettava, Giacomo Grandi, di venire contattato per il “caso-Igor”. Sua madre, nella notte tra il 9 e il 10 agosto del 2016, venne rapinata da una banda di malviventi che la tenne in ostaggio nella sua casa di Serravalle di Berra per oltre due ore, dall’1.45 alle 4, razziando l’abitazione e facendosi aprire la cassaforte.
In questi giorni dagli archivi spuntano casi irrisolti che, per modalità e tecnica, ricordano quelle dell’omicida fuggiasco, ed è difficile ignorare similitudini e non formulare ipotesi su quanti altri colpi si potrebbero attribuire al pluriomicida ricercato. Le prime a fare questi accostamenti sono proprio le vittime. Così è pronto, il signor Giacomo Grandi, a rispondere alla domanda che attendeva di ricevere: «Sì, non abbiamo dubbi, quella volta a casa di mia madre c’era Igor».
Tutto, del resto, in quella rapina fa pensare al “Russo”, alias Norbert Feher, serbo di 41 anni. In quel periodo la banda Pajdek era già in prigione: Pajdek condannato a 30 anni per il delitto Tartari e i complici Ruszo e Fiti avviati alla condanna all’ergastolo nel febbraio successivo. Se ad agire quella notte è stato Igor/Norbert, nel frattempo si era creato una nuova banda, e anche piuttosto numerosa: quattro malviventi in casa, altri due all’esterno a fare da palo, forse altri a controllare lungo la strada. I quattro banditi fecero irruzione con la torcia in bocca, tennero in ostaggio una donna di 73 anni per oltre due ore, si fecero consegnare le chiavi della cassaforte continuando a ripetere solo due parole “oro” e “soldi”. La signora ne uscì incolume, ma molto provata emotivamente: «Mi hanno rubato anche il cervello», era stato il suo commento subito dopo quella traumatica esperienza. Una ferita che fatica a rimarginarsi, spiega ora il figlio Giacomo, «perché ci sentiamo completamente abbandonati. Da allora non abbiamo saputo più nulla, si parla tanto in questi giorni di Igor Il Russo e delle rapine che avrebbe compiuto, ma Igor il Russo, ne siamo convinti, ha colpito anche a casa di mia madre. E per quell’agguato stiamo ancora aspettando giustizia».
Alessandra Mura

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