I compari di Berra resistono a due tentativi di espulsione
BERRA. «Chi deve sapere, sa. A cominciare dallo Stato, che in questa circostanza ha dimostrato tutto il suo fallimento». A parlare è il sindaco di Berra, Eric Zaghini. Nel Comune che amministra più...
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BERRA. «Chi deve sapere, sa. A cominciare dallo Stato, che in questa circostanza ha dimostrato tutto il suo fallimento». A parlare è il sindaco di Berra, Eric Zaghini. Nel Comune che amministra più di una voce in questi giorni si è alzata per ricordare che “ci sono persone che non si sa cosa facciano, e come si mantengano senza lavorare e che girano per il paese con macchinoni costosi”.
La caccia a Igor/Norbert, l’ex componente della banda Pajdek che proprio a Berra in passato aveva trovato appoggi e aiuti, ha rinfocolato polemiche e timori. Nessuno, in paese, ha bisogno di leggere i documenti di inchiesta per sapere chi sono le persone indicate da Pajdek come i conoscenti disposti a ospitarlo, aiutarlo e perfino accompagnarlo con il resto della banda nei sopralluoghi pre-rapina.
Sa benissimo chi sono anche il sindaco Zaghini, che per due volte ha visto fallire i tentativi di Prefettura e Questura di Ferrara di procedere all’espulsione. «Su di loro ora non ci sono carichi penali pendenti, non posso sapere il loro grado di coinvolgimento con la banda Pajdek e le rapine, ma in quanto persone irregolari è stata tentata due volte, invano, la loro espulsione dopo che avevo segnalato la situazione diverse volte al Tavolo per la Sicurezza in Prefettura».
Proprio dalla Prefettura, quando la rappresentante del Governo a Ferrara era ancora Delfina Raimondo, partì il primo ordine di espulsione per il padre. «Era stato condotto al Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Roma, ma una volta là disse che soffriva di una patologia grave e per questo venne fatto rimanere in Italia». Ci provò ancora la Questura, prosegue il sindaco di Berra: «Venne di nuovo identificato, i biglietti aerei erano già stati comprati quando saltò fuori che nel frattempo aveva fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato. E anche questo secondo tentativo di espulsione fallì».
Quella famiglia vive nella casa di proprietà di un’altra persona; come ricorda ancora lo stesso Zaghini, il padre era tra gli “sfrattati” dal Lungoreno quando nel 2005 l’allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati decise lo sgombero delle baracche accampate sul greto del fiume. Poi l’approdo a Berra, grazie all’aiuto di qualche benefattore. «Li avevo anche fatti cancellare dall’anagrafe, conosco bene le lamentele dei cittadini, questa situazione viene segnalata da anni, ma non c’è stato modo, finora, di allontanare queste persone», prosegue Zaghini.
È quasi un appello, quello del sindaco di Berra, che torna a ribadire che la vicenda «dimostra che lo Stato non è stato in grado di effettuare un’espulsione. Non so a che punto sia la domanda di riconoscimento di status di rifugiato, ma in ogni caso qui lo Stato dimostra di fallire. Sono per l’accoglienza dei migranti, ma sono anche per i controlli e le regole, perché altrimenti il sistema dell’accoglienza è destinato a collassare. Il Ministro Minniti ha preso a cuore il problema per impedire l’abuso di forme di tutela sacrosante. Spero che con il nuovo decreto le cose cambino, perché nel passato lo Stato troppe volte ha fallito».(a.m.)
La caccia a Igor/Norbert, l’ex componente della banda Pajdek che proprio a Berra in passato aveva trovato appoggi e aiuti, ha rinfocolato polemiche e timori. Nessuno, in paese, ha bisogno di leggere i documenti di inchiesta per sapere chi sono le persone indicate da Pajdek come i conoscenti disposti a ospitarlo, aiutarlo e perfino accompagnarlo con il resto della banda nei sopralluoghi pre-rapina.
Sa benissimo chi sono anche il sindaco Zaghini, che per due volte ha visto fallire i tentativi di Prefettura e Questura di Ferrara di procedere all’espulsione. «Su di loro ora non ci sono carichi penali pendenti, non posso sapere il loro grado di coinvolgimento con la banda Pajdek e le rapine, ma in quanto persone irregolari è stata tentata due volte, invano, la loro espulsione dopo che avevo segnalato la situazione diverse volte al Tavolo per la Sicurezza in Prefettura».
Proprio dalla Prefettura, quando la rappresentante del Governo a Ferrara era ancora Delfina Raimondo, partì il primo ordine di espulsione per il padre. «Era stato condotto al Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Roma, ma una volta là disse che soffriva di una patologia grave e per questo venne fatto rimanere in Italia». Ci provò ancora la Questura, prosegue il sindaco di Berra: «Venne di nuovo identificato, i biglietti aerei erano già stati comprati quando saltò fuori che nel frattempo aveva fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato. E anche questo secondo tentativo di espulsione fallì».
Quella famiglia vive nella casa di proprietà di un’altra persona; come ricorda ancora lo stesso Zaghini, il padre era tra gli “sfrattati” dal Lungoreno quando nel 2005 l’allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati decise lo sgombero delle baracche accampate sul greto del fiume. Poi l’approdo a Berra, grazie all’aiuto di qualche benefattore. «Li avevo anche fatti cancellare dall’anagrafe, conosco bene le lamentele dei cittadini, questa situazione viene segnalata da anni, ma non c’è stato modo, finora, di allontanare queste persone», prosegue Zaghini.
È quasi un appello, quello del sindaco di Berra, che torna a ribadire che la vicenda «dimostra che lo Stato non è stato in grado di effettuare un’espulsione. Non so a che punto sia la domanda di riconoscimento di status di rifugiato, ma in ogni caso qui lo Stato dimostra di fallire. Sono per l’accoglienza dei migranti, ma sono anche per i controlli e le regole, perché altrimenti il sistema dell’accoglienza è destinato a collassare. Il Ministro Minniti ha preso a cuore il problema per impedire l’abuso di forme di tutela sacrosante. Spero che con il nuovo decreto le cose cambino, perché nel passato lo Stato troppe volte ha fallito».(a.m.)
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