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«Giustizia, tutela della vita e attenzione per i poveri» 

SEGUE DALLA PRIMA
«Giustizia, tutela della vita e attenzione per i poveri» 

Monsignor Perego nel giorno di Pasqua traccia il suo programma episcopale «La “Gaudium et spes” è un binario importante per camminare insieme»

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Tra i suoi documenti più discussi e al tempo stesso innovativi c'è senza dubbio la “Gaudium et spes,” alla cui stesura collaborò attivamente anche Giovanni Paolo II, che ha rinnovato il rapporto della Chiesa con il mondo, aprendo capitoli nuovi e importanti di uno “stile di vita” per le comunità cristiane, nel segno del servizio all’uomo: la tutela della vita, l'obiezione di coscienza alle armi, un rinnovato impegno sociale e politico, l'impegno per la giustizia nel mondo...Le sollecitazioni della “Gaudium et spes” ho ritenuto che fossero un binario importante per “camminare insieme” nella Chiesa di Ferrara-Comacchio. Si tratta, in altre parole, di partire dal servizio all’uomo, con la preferenza per i più poveri, nelle nostre città, per dare senso alla Liturgia e all'annuncio della fede, evitando chiusure e autoreferenzialità, rischi sempre latenti - come ricorda spesso papa Francesco - nelle nostre comunità.
Oggi è Pasqua. Cosa significa per Lei la Resurrezione di Cristo?
È gioia, perché la storia di Gesù e la sua morte trovano un senso. Dalla Pasqua nascono la nostra fede e la nostra speranza, ritrovano senso la quotidianità, la storia, le relazioni. La risurrezione di Gesù, infatti, ci ricorda come la creazione dell'uomo e del mondo non è destinata alla distruzione, ma si risolve in un incontro creativo nuovo di Dio.
Doverosa una domanda sui migranti, vista la sua competenza in materia. La provincia di Ferrara ospita attualmente più di mille profughi. Per molti sono troppi. Cosa ne pensa?
Credo che l'accoglienza, la tutela e l'accompagnamento verso l'autonomia di mille migranti su un territorio di 350.000 abitanti, se distribuita proporzionatamente su tutti i 24 comuni sia sostenibile, perché significherebbe accogliere tre persone ogni mille abitanti. E forse tre giovani in più da accompagnare nei nostri comuni non avrebbero certamente un impatto devastante, ma forse costituirebbero una risorsa per le nostre famiglie e città. Penso che insieme si dovrebbero trovare esperienze e percorsi nuovi per tutelare la protezione internazionale - fondamento della nostra democrazia - di chi in fuga da 35 guerre, disastri ambientali, persecuzione politica e religiosa o vittima di tratta, orientando da subito le risorse a percorsi di autonomia e integrazione. Troppe risorse si sprecano nell’assistenzialismo.
Ha già preso contatti con la realtà ferrarese?
Ho incontrato già due volte il Vescovo Mons. Luigi Negri, il vicario generale don Massimo, il segretario del vescovo don Enrico, l'economo don Graziano, il rettore del seminario don Emanuele, don Paolo Valenti, il direttore dell’ufficio amministrativo Don Danillo e alcuni sacerdoti, anche di passaggio a Roma sono venuti a salutarmi come alcuni laici. Ho ricevuto poi decine di lettere o messaggi o email o WhatsApp, anche molto simpatici di laici, preti, religiosi, dalle monache di clausura, da figure istituzionali, che mi hanno dato l'idea di una Chiesa e di un territorio vivace e dinamico sul piano ecclesiale, culturale e sociale.
Lei succederà a monsignor Negri, che tra l’altro ha deciso di continuare a vivere a Ferrara. Come sono i vostri rapporti, visto che sembrate molto diversi su tanti punti?
Ogni Vescovo ha una personalità e una storia originale e al tempo stesso percorsi comuni sul piano formativo, come il seminario. Come il Vescovo Negri vengo da una Chiesa lombarda, come lui ho insegnato Teologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono stato Direttore generale della Fondazione Migrantes per 8 anni, e fui invitato dal Vescovo Negri, delegato episcopale della Migrantes, a parlare ai direttori diocesani della Migrantes dell'Emilia Romagna. Dalla mia nomina, il 15 febbraio, ad oggi ho trovato nel Vescovo Negri un'attenzione paterna - dimostrata subito dal dono di un anello episcopale - e una disponibilità al passaggio di consegne di una Chiesa che ha guidato in questi anni, senza nascondere né problemi né risorse di una porzione del popolo di Dio che mi sarà affidato. Considero un dono anche la sua presenza ancora a Ferrara, che, come ha assicurato subito Lui stesso, non vorrà per nessuna ragione costituire un ostacolo, ma una risorsa di collaborazione.
Come è il suo rapporto con Papa Francesco?
Ho incontrato Papa Francesco nei diversi convegni internazionali legati al mio servizio di Direttore generale Migrantes: incontri internazionali con i rom, con i migranti e i rifugiati, con la gente dello spettacolo viaggiante. Ricordo l'ultimo incontro, dopo la mia nomina, durante l'udienza del Convegno internazionale 'Migrazioni e pace', in cui abbiamo scambiato alcune parole anche sul mio futuro ministero episcopale a Ferrara.
Lei proviene dalla diocesi di Cremona, come il vescovo Natale Mosconi e come don Primo Mazzolari, conosciutissimo a Ferrara perché è stato anche maestro di un grande sacerdote come don Piero Tollini. Personaggi che hanno lasciato il segno...
Dalla mia Chiesa di Cremona porto nella “bella avventura” di Ferrara un tesoro di esperienze sacerdotali straordinarie che, incrociando le esperienze sacerdotali di ieri e di oggi della Chiesa di Ferrara-Comacchio, costituiranno un patrimonio da cui attingere nuovi stimoli per un cammino rinnovato di vita cristiana. La passione e il coraggio per la verità e la giustizia, l'amore preferenziale per i poveri di don Mazzolari e del vescovo Mosconi sono certamente punti di partenza anche nel mio ministero episcopale a Ferrara-Comacchio.
Una battuta per augurare buona Pasqua ai ferraresi-comacchiesi?
Che la Pasqua sia per tutti i ferraresi-comacchiesi e le loro famiglie, una pausa di serenità, soprattutto per chi vive il dramma della disoccupazione, il peso della malattia e della solitudine, la paura, la lontananza dalla propria casa, come i nostri emigranti e gli immigrati e rifugiati ospiti sul territorio ferrarese.
Monsignore, spera di diventare un vescovo di serie A?
Lo spero veramente, dopo cinquant’anni di attesa, tanto più che i giorni del mio ingresso rischiano felicemente di diventare i giorni della festa per tutti i tifosi della Spal, una società nata nei nostri Oratori. Ricordo da bambino che non ho potuto completare il mio album di figurine dei calciatori, parlo degli anni 67-68, perché mi mancava proprio una figurina del portiere della Spal!
Gian Pietro Zerbini

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