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Le mille vie di scampo di Norbert l’invisibile 

Le mille vie di scampo di Norbert l’invisibile 

E se fosse uscito dalla zona rossa? Nascosto su un camion o a bordo di una barca, Igor potrebbe raggiungere i punti ciechi della frontiera o mimetizzarsi in città

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ARGENTA. L’accerchiamento dura da una settimana, gli inquirenti sono convinti che Norbert Feher sia ancora qui. Ma se fosse riuscito ad allontanarsi?
In fuga sul camion. Crescono i controlli ai camionisti che percorrono le vie del ravennate e del bolognese, fermati dalle unità speciali anche due o tre volte a viaggio. Non si contano i mitra: «Non significa che se qualcuno del mio mestiere lo ha raccolto a bordo – commenta uno di loro, partito da Fossanova – sia suo complice. Piuttosto che sia saltato dentro al mezzo durante un carico-scarico, quando i portelloni restano aperti, oppure durante un rifornimento, o una sosta in una piazzola di servizio».
Quella barca sparita. La via d’acqua rimane plausibile. La scomparsa di una piccola imbarcazione nei dintorni di Marmorta potrebbe aver consentito a Feher, una volta percorso il reticolo di canali, di raggiungere il Reno, adesso praticabile, sino a sfociare in mare. Il suo obiettivo potrebbe essere a nord, tra Venezia e Trieste, verso i punti ciechi della frontiera, senza tralasciare i controlli quasi inesistenti sulle linee ferroviarie interregionali, che gli farebbero guadagnare qualche centinaio di chilometri.
Passaggio a est. Sconfinare a est, oltre Trieste, non è più una passeggiata com’era per i contrabbandieri che seguivano gli antichi sentieri. Da una decina d’anni il traffico illecito di sigarette ha costretto la Guardia di Finanza a non lasciare mai scoperta la zona, ex valichi compresi. In ogni caso, non dovrebbe essere semplice aggirare i blocchi dell’Unione Europea, trattandosi di un ricercato da segnalare a vista, specie se avesse intenzione di dirigersi verso i Balcani, le sue origini, dove da tempo è un pericolo pubblico.
Strada sbarrata a sud. A sud, invece, salire su un traghetto in partenza da Ancona gli costerebbe caro. L’identità bruciata che si porta addosso lo costringerebbe ad abbordare un camper, o il baule di un mezzo destinato all’imbarco, ma non prima di aver varcato guardiania e sbarre di accesso del porto in questione. Nei piazzali dove si attende in colonna di salire sulla nave il ritmo è frenetico e risicato lo spazio tra un’auto e l’altra.
Invisibile in città. I criminologi insegnano che per far sparire qualcosa in maniera efficace, bisogna farlo sotto gli occhi di tutti. Ravenna, Bologna e la nostra Ferrara potrebbero essere l’ideale. Risulterebbe invisibile in un centro abitato, dove nessuno si aspetterebbe di incrociare un clochard che somigli al killer. Di sicuro, non nella Gad che c’è in ogni città: quartieri nei pressi delle stazioni ferroviarie, soggetti a una massiccia immigrazione, nei quali l’aumento della varietà di etnie è direttamente proporzionale al calo di riconoscibilità. Nelle realtà provinciali, però, i volti sconosciuti s’imprimono più facilmente, restano nella mente delle persone e, una volta attenuatosi l’allarme, il rischio di essere fermato per verifiche di altra natura sarebbe costante.
Braccato e sanguinante. Pare che il fuggiasco sia ferito ed è stato accertato dagli inquirenti che abbia riposato su una cinghialaia all’addiaccio,dopo il delitto di Budrio. Un uomo ferito, seppure di striscio, per quanto ancora potrà resistere senza infettarsi, specie se costretto a spostarsi di continuo, attraverso le idrovore e i canali della pianura? Nei giorni scorsi un telone rinvenuto dai Carabinieri potrebbe essergli servito come una tenda. D’altronde, se Norbert-Igor possiede davvero un passato da militare, saprà di certo come adattarsi all’ambiente esterno.
Orientarsi e sopravvivere. C’è chi si è fatto suggestionare da Rambo, ma al di là del cercare un riparo, sono banali gli accorgimenti per orientarsi all’aperto. La mancanza di una cartina o di una bussola può essere superata seguendo la luce del sole o delle altre stelle, oppure il muschio sui tronchi, o persino la temperatura degli alberi. Per affilare un coltello è sufficiente spingerne la lama su una pietra, su e giù. Inoltre l’acciaio può tornare utile per accendere un fuoco. Anche se il fumo fornirebbe una traccia visiva e soprattutto olfattiva ai cani a grande distanza.
In cerca d’acqua. La difficoltà maggiore per chi si trattiene fuori sta nel riuscire a idratarsi. La pioggia di ieri potrebbe essere stata una soluzione temporanea, specie se raccolta grazie a un panno avvolto a un ramo. Qualsiasi centro di addestramento militare insegna a bollirla per dieci minuti almeno, in modo che desista il grosso della carica batterica.
Zona di sicurezza. In compenso, aumentano sui social le lamentele riguardo la mappatura del Delta padano, come se ci fossero ancora esploratori a zonzo, o fossimo all’inizio del secolo scorso. Il bandito ha acquisito una conoscenza profonda del territorio, considerando le rapine nell’Argentano nonché il rifugio “amico” nel quale teneva due fucili di scorta, a Berra. I Ris l’hanno definita la sua area “di sicurezza”, dove si è stanziato negli anni e ha trovato un equilibrio, magari sostenuto da alcune relazioni. Non sono in pochi a conoscerlo di persona, come dimostrano le scorte alimentari trovate nel furgone dai Carabinieri, vicino a una maglietta e a un giubbo insanguinato. Potrebbe quindi non essersi mai allontanato e starsene immobile dentro un casolare, o in un fienile di proprietà. Potrebbe muoversi a cerchi concentrici, in modo da essere certo di avere un margine temporale prima di altri pattugliamenti.
Solo un criminale. Su Igor Vaclavic dilagano le fantasie più disparate e se ne leggono di ogni fattura, dalla diceria che faccia 1500 flessioni al giorno all’ipotesi che abbia dormito dentro la tana di una volpe, minuscola e inverosimile. L’eco di Igor “il russo”, come l’alias che volente o nolente ha scelto per il suo macabro personaggio, assume via via i caratteri di un “villain” da serie tv, un Negan che occupa le valli dell’argentano. Nel suo nome di battesimo, per di più, c’è quell’Ezechiele, quel richiamo biblico che anticipa il resto e lo rende inquietante. È fisiologico che cali la ragione e l’istinto prenda il sopravvento nel frangente in cui si bracca qualcuno, sia questo una bestia o un essere senziente. Tuttavia si tratta solo di un criminale senza scrupoli. Norbert Feher, questa la sua vera identità, non è un idolo oscuro; anzi, le notizie della sua fuga alimentano la paura quotidiana di chi vive nella nostra provincia. Paradossalmente il riflesso del timore che dilaga lo sta mitizzando, ne sta facendo un antieroe che le forze dell’ordine non riescono a domare. Si spera che l’avanzare delle ore avvicini sempre più gli 800 militari d’istanza alla sua posizione. Altrimenti quale potrebbe essere la nostra reazione alla sua vittoria?
Matteo Bianchi

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