Igor-Norbert, si indaga sulle amicizie femminili
Al setaccio i contatti del fuggiasco. E la guardia ferita conferma ai carabinieri «È lui, lo riconosco dalla foto, è uscito e ha sparato cinque colpi di pistola»
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FERRARA. «È lui, lo riconosco». Con un filo di voce, dal suo letto del reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Bufalini di Cesena, Marco Ravaglia ha avuto la forza di fornire agli inquirenti il suo contributo di testimone oculare sul delitto del Mezzano. Per due volte ha confermato la sua certezza nell’identificare Igor/Norbert come il killer che lo ha ferito gravemente e ha ucciso il suo collega Valerio Verri: la prima - quando aveva già subìto un intervento chirurgico ed era in attesa di sottoporsi alle operazioni successive - è stato solo in grado di puntare il dito contro una fotografia perché ancora impossibilitato a parlare. I carabinieri sono così tornati una seconda volta al Bufalini. E Ravaglia, seppur debole e molto provato, ha ribadito a voce quello che aveva già espresso con i gesti: «È stato lui che ci ha sparato, è stato Igor».
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E se il dna e le impronte avevano già inchiodato l’omicida, non meno importante per gli inquirenti è la prova testimoniale della vittima, che ha confermato la prima ricostruzione: fermato per un controllo antibracconaggio, il killer ha esploso subito 5 colpi di pistola, di cui 4 andati a segno.
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Ma di altre tracce, di altre prove sono in cerca in questi giorni gli investigatori. La caccia all’uomo che da lunedì scorso vede un migliaio di carabinieri, coordinati dai militari del Tuscania, impegnati nelle ricerche del fuggitivo in un area di 40 chilometri quadrati tra Campotto e Marmorta, sta entrando nella fase finale: ancora una settimana, e poi si dovrà cambiare strategia.
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Ma nel frattempo altre strade sono state battute. Strade elettroniche.
Gli investigatori coordinati dalle procure di Bologna e Ferrara non hanno trascurato alcun elemento ricavabile da quell’utenza telefonica che il killer ha avuto in uso fino a domenica 9 aprile, il giorno successivo all’omicidio del Mezzano, otto giorni dopo il delitto di Budrio. Il cellulare non è intestato a Igor, ma gli inquirenti sanno che è lui a disporne, come indicano gli accessi al suo profilo facebook per cancellare le fotografie che avrebbero potuto compromettere i suoi contatti.
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Questi ultimi sono stati comunque scandagliati dagli investigatori alla ricerca di colui, o colei, che avrebbe potuto aiutarlo durante la latitanza, ma le verifiche finora non hanno avuto esito. Si è insistito, in questi giorni, anche su una misteriosa donna che gli avrebbe potuto fornire supporto o riparo, e che sarebbe anche stata ascoltata a lungo dagli inquirenti. Ma, su questo fronte, dagli investigatori ferraresi non è arrivata alcuna conferma, anche se resta forte la convinzione che il fuggiasco abbia potuto contare su aiuti e appoggi.
I tempi si stanno facendo sempre più stretti, e ogni giorno che passa appare come un giorno guadagnato dal fuggitivo, che da quel drammatico 8 aprile sembra essersi volatilizzato dopo aver lasciato dietro di se morte e disperazione. Anche le forti piogge di sabato e domenica notte potrebbero aver giocato a suo favore nel cancellare o attenuare le tracce fiutate dai cani molecolari. In ogni caso il verdetto della unità cinofile su questo punto è stato unanime: per i cani Igor si troverebbe ancora all’interno della “zona rossa”.
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