La Nuova Ferrara

Ferrara

«Attenti al finto generale Così si è preso i miei soldi» 

di Alessandra Mura
«Attenti al finto generale Così si è preso i miei soldi» 

Andrea Ferraresi ha denunciato di essere stato truffato da una coppia diabolica «Dovevano saldare i miei debiti, mi han rovinato. E sfruttano pure i terremotati» 

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Se è vero che le sfortune non vengono mai da sole, la vicenda di Andrea Ferraresi ne è la conferma più lampante. La prima sventura, per lui, è stata quella di attraversare un periodo di difficoltà economiche. Il colpo di grazia è stato quello di imbattersi in una coppia, che chiameremo il Gatto e la Volpe, e che, come nella favola di Pinocchio, lo ha ingannato con illusioni e false promesse.
Ora, a un anno e mezzo di distanza da quell’incontro sciagurato, Andrea non solo non ha risolto i suoi problemi, ma ha visto lievitare i suoi debiti e in più è stato segnato dal marchio di insolvente, così da non poter nemmeno ricorrere ad altri prestiti.
Per la truffa che ritiene di aver subìto, Andrea ha presentato ai carabinieri di Pontelagoscuro una denuncia che ora vuole rendere pubblica perché, pur non potendo fare nomi e cognomi essendo gli accertamenti ancora in corso, è sicuro che il suo racconto possa comunque rendere riconoscibili il Gatto e la Volpe e mettere sull’avviso altre potenziali vittime. O spingere a denunciare chi, come lui, sta pagando caro un eccesso di fiducia elargito in un periodo di grande sconforto e fragilità.
Dunque Andrea, invalido al 75% per una grave malattia genetica, titolare di una pensione di invalidità e residente in un alloggio Acer al Barco, nel 2015 a poco più di cinquant’anni attraversa un terremoto economico: la ditta in cui è impiegato come operaio a causa della crisi è costretta a ridurgli le ore lavorative e, di conseguenza lo stipendio.
Tempo prima Andrea aveva ottenuto un prestito da una Finanziaria, ma a causa del calo del reddito fatica a pagare le rate e i debiti cominciano ad accumularsi. La solitudine affettiva in cui si trova non migliora la situazione, e Andrea entra in uno stato di ansia e di grande emotività. È così, cupo e pensieroso, che una conoscente lo nota un giorno ai giardini pubblici mentre porta a spasso i suoi cani. «Le ho parlato delle mie angustie e lei mi ha suggerito di rivolgermi a un’associazione chiamata “Nel Sole La Vita” che aiutava persone anziane e bisognose. Credo che sia stato un consiglio in buona fede, ma tant’è».
La “sede” dell’associazione si trova nell’ex stazione ferroviaria di Ponte, in via Aminta. Fuori, solo un cartello di cartone con il nome scritto a mano. Dentro, un uomo e una donna che gli promettono mari e monti. Lui si spaccia per un generale dell’Aeronautica, lei millanta di essere un tenente dello stesso corpo militare. «La donna aveva anche postato diverse foto in divisa su facebook, che poi ha rimosso». Anche la “sede”, poco dopo, sarà smantellata, ma ormai l’aggancio con la vittima è avvenuto e Andrea si trova nella rete dei due falsi amici che gli fanno credere di avere gli agganci e le conoscenze giusti per trovare comprensione e facilitazioni tra i vari soggetti a cui Andrea deve del denaro, a cominciare da Equitalia. E per convincerlo gli fanno assistere “casualmente” a telefonate in cui riducono al silenzio fantomatici addetti alla riscossione crediti.
Al primo incontro dunque i due si fanno consegnare tutta la documentazione di Andrea e poco dopo gli comunicano che prenderanno in carico il suo caso. Occorre comprare parecchie marche da bollo per le domande, ma non c’è bisogno che Andrea si disturbi, basta che porti i soldi (60 euro) e ci penseranno loro. Inutile dire che Andrea quelle marche da bollo non vedrà mai. Ma lui crede che quei soldi siano stati spesi per le istanze.
«Lo so che può sembrare assurdo farsi ingannare così - spiega Andrea - ma l’abilità dei truffatori professionisti sta proprio in questo, conquistare le vittime. Solo poi ho scoperto che lui aveva avuto dei precedenti a Trento, sempre per vicende simili. Eravamo entrati in confidenza, loro venivano a casa mia, mi dicevano che mi avrebbero aiutato. E io mi sono aggrappato a loro».
L’aiuto consiste nel fornire ad Andrea un “piano di rientro” mensile dei debiti, scritto a mano su normali fogli bianchi. I due gli indicano come ripartire le sue magre risorse per pagare le rate per estinguere i debiti. Soldi che finiscono nelle tasche del Gatto e la Volpe che si incaricano di provvedere ai pagamenti perché, assicurano, con le loro conoscenze, sarà tutto più semplice.
Durante tutto il 2016, la coppia prende da Andrea dai 100 ai 150 euro al mese. Ricevute? Nessuna. È proprio quando Andrea comincia a chiedere conto delle ricevute che tutto precipita. I due fanno gli offesi, lo accusano di non fidarsi, rinunciano all’incarico e di fatto si negano, non presentandosi agli appuntamenti che Andrea reclama con sempre maggiore insistenza.
Ogni residuo dubbio cade quando Andrea scopre che nè Equitalia nè l’Acer avevano mai ricevuto alcun versamento. Nel frattempo i suoi debiti sono lievitati fino a 30mila euro. «Ho avuto bisogno di supporto psicologico, ma ho avuto lo stesso la forza di ribellarmi e denunciare - conclude Ferraresi - Quei due hanno conosciuto l’Andrea debole, ma certe cose bisogna farle sapere. Anche perché mi risulta che i due, vantando finte referenze da parte del Comune e dell’Asl di Ferrara, raccolgono denaro e generi alimentari per i terremotati. Più sei disperato, e più se ne approfittano. E non voglio che altri passino quello che ho passato io».

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