Igor, in valle come a casa: "Mi ricorda la mia terra"
Viaggio nel perimetro di 40 chilometri battuto da dieci giorni dai carabinieri. Nel 2010 disse ai militari che l’arrestarono: «Questa zona mi ricorda la mia terra»
ARGENTA. Se qualcuno pensa che la pioggia battente e il vento gelido di ieri abbiano indebolito o comunque limitato i controlli nella “zona rossa” si deve ricredere. Dai giorni di sole con oltre 20 gradi agli attuali 4-5 gradi di queste ore, nulla è cambiato lungo tutto il perimetro di questi 40 km quadrati “cinturati” dalle pattuglie dei militari dell’Arma. Un presidio che dura da 10 giorni, con circa 1000 uomini suddivisi in cinque turni pronti a intervenire nei nodi cruciali di quest’area. Militari che incominciano a sentire il peso di questa operazione messa in moto per stanare Igor/Norbert, il pluriomicida che dalla sera dell’omicidio di Budrio compresa l’uccisione di Valerio Verri e il ferimento di Marco Ravaglia, si è reso irreperibile.
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Come detto, l’Arma non molla l’osso soprattutto ora che il cerchio si stringe anche in considerazione di una serie di elementi rinvenuti all’interno di casolari disabitati e isolati. “Reperti” che fanno dire nuovamente ai vertici dell’Arma, che il ricercato è ancora dentro questa zona rossa. Un’area che lui, l’ex carcerato conosce come le sue tasche. Un’area come lui stesso ha confidato ai carabinieri che lo arrestarono nel 2010, assomiglia alla sua terra d’origine e dove è stato addestrato. Un’area sulla quale sa muoversi di notte lungo le capezzagne, di casolare in casolare anche se non c’è la luna piena. La riprova di quanto si va dicendo da giorni e cioè che lo si ritiene ancora lì, a ridosso della boscaglia del Reno tra Consandolo, Marmorta, Campotto, è di ieri: le operazioni di controllo sono andate avanti indipendentemente dalla pioggia o dalla gelida bora. Anzi, si stanno predisponendo in alcuni luoghi di transito, degli accorgimenti tecnologici che potrebbero aiutare a segnalare la presenza del fuggitivo.
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Ieri pomeriggio abbiamo ripercorso tutto il perimetro di circa 38 km proprio mentre i tergicristalli dell’auto oscillavano senza sosta. La prima pattuglia s’incontra davanti alle colonnine del metano a Consandolo poi, percorrendo la vecchia statale 16, ce n’è una seconda all’incrocio con via Trombone e una terza con via Chiesa, verso Ospital Monacale. Su quest’ultima strada provinciale, sempre negli incroci, abbiamo incontrato altre quattro pattuglie oltre a una quinta in movimento. Sulla via Zenzalino verso Traghetto, la situazione non cambia: tre presìdi che cinturano la frazione argentana fin sul ponte del Reno. E mentre sulla Via Argentana, va avanti e indietro un automezzo con quattro carabinieri, ovviamente armati, fino alla via del Catino, ad Argenta, l’assedio continua lungo tutta la via Fiume Vecchio da Molinella, passando per Marmorta fino alla rotatoria con la via Cardinala che conduce a Campotto. Il cerchio si chiude con l’ultima pattuglia appostatasi sul ponte del Reno, all’incrocio con via del Catino, ad Argenta.
All’interno di questa mega zona, operano solamente i corpi speciali tipo i carabinieri del battaglione Tuscania. La loro operatività era in pieno svolgimento lungo via Cavo Spina e anche nell’ormai famosa via Spina, la stradina che scorre alla base dell’argine sinistro del fiume Reno e sulla quale, l’8 aprile, Igor/Norbert, in fuga dopo l’omicidio Verri nel Mezzano, ha abbandonato il Fiat Fiorino bianco.
Giorgio Carnaroli
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