Un’unica voce: «Speriamo finisca presto»
Caccia all’uomo interminabile. Le scorte di cibo trovate confermano: qualcuno lo sta aiutando
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CAMPOTTO. È abituato a vivere in magazzini, casolari, ma anche giacigli e sistemazioni di fortuna. Igor è nel suo elemento tra la vegetazione, i maceri e le campagna della zona rossa battuta ormai da dieci giorni dai carabinieri. Gli inquirenti, confortati dai riscontri dei cani molecolari, cono certi che l’assassino si trovi ancora all’interno di quell’area compresa tra Campotto e Marmorta, come parrebbero confermare tracce di una sua permanenza abbastanza recente in uno dei nascondigli valutati con particolare attenzione dagli operatori. Ma si fa strada anche il dubbio, e il timore, che il fuggiasco possa avere approfittato di quelle ore di vantaggio che separano la sua fuga subito dopo il delitto del Mezzano, e lo spiegamento di forze intervenuto tra il Ferrarese e il Bolognese per cercarlo. Nel casolare in cui si nascondeva dopo l’assassinio del barista di Budrio, e dove ebbero la sventura di imbattersi in lui Marco Ravaglia e Valerio Verri, Igor aveva scorte di cibo. Da qui ha preso sempre più forza l’idea che l’omicida sia stato aiutato da qualcuno nell’intervallo tra i due fatti di sangue del 1º e dell’8 aprile. E forse sta continuando ad aiutarlo. Accanto alle ricerche nella zona rossa gli inquirenti stanno cercando di ricostruire tutti i suoi contatti, ascoltando varie persone e concentrando l’attenzione su alcuni soggetti.
Intanto continuano a emergere nuove testimonianze sui suoi crimini: «Con mia moglie eravamo andati al cimitero, era il 4 novembre del 2010. Appena rientrati in casa lo abbiamo trovato lì. Mi ha ordinato di sedermi. Io ho reagito e lui mi ha colpito con un’accetta, poi è fuggito nei campi», ha raccontato a Pomeriggio Cinque una delle vittime. A “La vita in Diretta” su Rai 1 un testimone racconta di averlo incrociato proprio dopo il secondo delitto. «Non ho capito subito chi fosse ma quando sono arrivato a casa e ho visto in tv le immagini del furgone ho capito che era lui», spiega aggiungendo di averlo visto «mentre parlava al cellulare».
«Noi per quanto possibile cerchiamo di collaborare con gli inquirenti. Speriamo che questa vicenda finisca presto così ci possiamo sentire più tranquilli», ribadiscono alcuni residenti nella zona rossa.
Intanto continuano a emergere nuove testimonianze sui suoi crimini: «Con mia moglie eravamo andati al cimitero, era il 4 novembre del 2010. Appena rientrati in casa lo abbiamo trovato lì. Mi ha ordinato di sedermi. Io ho reagito e lui mi ha colpito con un’accetta, poi è fuggito nei campi», ha raccontato a Pomeriggio Cinque una delle vittime. A “La vita in Diretta” su Rai 1 un testimone racconta di averlo incrociato proprio dopo il secondo delitto. «Non ho capito subito chi fosse ma quando sono arrivato a casa e ho visto in tv le immagini del furgone ho capito che era lui», spiega aggiungendo di averlo visto «mentre parlava al cellulare».
«Noi per quanto possibile cerchiamo di collaborare con gli inquirenti. Speriamo che questa vicenda finisca presto così ci possiamo sentire più tranquilli», ribadiscono alcuni residenti nella zona rossa.
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