«La nostra in una casa senza vie di accesso non è vita»
Richiesta d’aiuto dopo che il maltempo e la grandine hanno reso ancora più difficile raggiungere l'abitazione
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PONTELANGORINO. Sembra senza fine l’odissea della coppia di Pontelangorino, dopo che pioggia e grandine, l’altra sera, hanno ancora una volta interdetto ogni possibilità di accesso all’abitazione di via Fronte II Tronco.
«Al rientro dal lavoro io e il mio compagno - racconta sconfortata Daria Pozzati -, non riuscivamo più a tornare a casa perché la pioggia intensa aveva trasformato lo stradello usato dai trattori, l'unico che possiamo percorrere, in un pantano».
La coppia decide così di fermarsi a cena dai suoceri con la figlia, per poi fare rientro a tarda sera, dopo aver lasciato quest’ultima a dormire dai nonni. Come da copione che si ripete in occasione di eventi atmosferici prolungati, Daria ed il compagno hanno guadagnato la strada di casa, attraversando a piedi i campi sommersi dalla pioggia, dopo aver lasciato in sosta l’auto in paese. «Costretta a dormire in macchina con la bimba di sei anni», ha detto la donna.
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Tutto questo perché manca una strada di collegamento all’abitazione e quella in uso sino a qualche tempo fa è stata sbarrata e, da qualche giorno, pure recintata con tanto di cancelli. «Quando mi sfogo su Facebook, - prosegue la donna -, mi rispondono che la strada è stata chiusa da un giudice, perché una sentenza del Tribunale ha dato ragione ai proprietari del terreno, ma il percorso alternativo è inagibile. Non possiamo ricevere i servizi, da quello postale, alla raccolta dei rifiuti, per non parlare di cosa potrebbe succedere se ci fosse bisogno di un’ambulanza».
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Insomma una situazione grottesca, aggravata dalle spese legali che superano i 10mila euro, spese sostenute dalla famiglia per il contenzioso in Tribunale. «Non possiamo affrontare spese ulteriori per il secondo grado di giudizio - aggiunge la donna -, ma non vogliamo darci per vinti. Il Comune non può intervenire a dirimere una questione tra privati, né contrastare la sentenza di un giudice, ma la nostra non è più vita». Daria, che lavora a turnazioni orarie a Tresigallo, ieri mattina, dovendo calcolare i 20 minuti di camminata a piedi in mezzo ai campi infangati, per raggiungere l'auto in paese, si è svegliata alle 4.30, in modo da essere puntuale sul posto di lavoro alle 6.
Katia Romagnoli
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