Il killer che uccise scappando in bicicletta
di Daniele Predieri
In aula per il delitto di Fossanova: Simone Bertocchi rischia l’ergastolo per l’omicidio di Roberto Tosi. Verdetto il 18 maggio
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E’ l’assassino che arriva sul luogo del delitto e da qui scappa in bicicletta, l’uomo che sparò per un litigio sui lavori di ristrutturazione della casa di Fossanova San Marco, il 25 luglio scorso, uccidendo Roberto Tosi Savonuzzi e tentando di uccidere la compagna Raffaela Pareschi, sparandole alle spalle. Scende dal furgone cellulare e si guarda in giro, spaesato, nel parcheggio del tribunale: Simone Bertocchi, 36 anni, origini lombarde ma ferrarese da decenni, sa già quale sarà la sua sorte giudiziaria, avendo confessato l’omicidio di Tosi, ma ora attende solo di sapere quanto dovrà pagare - in termini di anni di condanna - per avergli sparato due colpi, uno alla schiena e uno all’addome, quella domenica mattina dell’estate scorsa a Fossanova San Marco. Una certezza l’avrebbe già in tasca: per lui, vista la scelta del suo legale del rito abbreviato, la pena avrà uno sconto di un terzo, dunque, secondo i calcoli aritmetici potrebbe evitare l’ergastolo. Potrebbe, perché tutto ora è nel giudizio del gup Piera Tassoni che alla prossima udienza del 18 maggio ascolterà le tesi dell’accusa - pm Stefano Longhi - delle parti civili - avvocato Melina Maisto per la sorella di Tosi, Gabriella e l’avvocato Camilla Zanardi per la compagna ferita Raffaela Pareschi - e della difesa - Sergio Pellizzola - e poi deciderà. Potrebbe anche valutare l’ergastolo, nonostante lo sconto del rito abbreviato. Perché, almeno in via teorica di pura scuola di procedura, i reati contestati a Bertocchi consentirebbero di sentenziare con l’ergastolo visto che si sommano l’omicidio di Tosi, il tentato omicidio della Pareschi, porto e detenzione di arma, di quella pistola che usò, sparando, all’impazzata e alle spalle, che poi si inceppò, con la quale fuggì - sempre in bicicletta come era arrivato a Fossanova - gettandola poi in un fosso, in aperta campagna.
La pistola, arma del delitto non fu mai trovata nonostante giorni e giorni di ricerche, affannose, forse anche caotiche. Senza risultati. Manca l’arma del delitto, ma la crudezza di questo resta, eccome. In aula ieri mattina c’erano tutti: ovviamente i legali, ma soprattutto vittime e parenti. Raffaela Pareschi è ancora provata, psicologicamente soprattutto: «Bertocchi? L’ho visto oggi per la prima volta da vicino, credevo di resistere ma mi è venuto il magone». Non parla e non vuole parlare, la sorella di Tosi Savonuzzi, arrivata da Roma. Anche Bertocchi non fiata, in aula e fuori, non dice una parola. Anche lui è “disorientato”. E le poche parole che disse quando si costituì due giorni dopo il delitto: «Ho fatto un gran casino», echeggiano nell’aula d’udienza. Fuori dall’aula ci sono i suoi parenti e c’è anche Sabrina Chiccoli, la compagna, la proprietaria della casa della discordia di Fossanova San Marco, causa indiretta della tragedia per i contrasti sui lavori da eseguire sull’immobile. «Lo vado a trovare in carcere una volta la settimana, non parliamo mai di quello che è successo». Ma bisogna farlo, almeno qui in tribunale. E allora ecco l’avvocato Pellizzola che le spiega cosa succede (dentro l’aula, l’udienza è al chiuso) e lo scenario giudiziario che si presenta. Pellizzola ha cercato di chiedere al gup Tassoni un abbreviato condizionato, per fare luce su alcune ombre - secondo la difesa - nel capo d’accusa. Richieste tutte bocciate: così resta l’aggravante dell’omicidio premeditato, solo questo è roba da ergastolo. Un delitto premeditato da un assassino che parte da Ferrara con una pistola, in bicicletta, per sparare ad un vicino di casa per contrasti sui lavori da eseguire e poi scappa ancora in bici. E poi in autobus. Senza prevedere (nella premeditazione) la multa perché era senza biglietto.
La pistola, arma del delitto non fu mai trovata nonostante giorni e giorni di ricerche, affannose, forse anche caotiche. Senza risultati. Manca l’arma del delitto, ma la crudezza di questo resta, eccome. In aula ieri mattina c’erano tutti: ovviamente i legali, ma soprattutto vittime e parenti. Raffaela Pareschi è ancora provata, psicologicamente soprattutto: «Bertocchi? L’ho visto oggi per la prima volta da vicino, credevo di resistere ma mi è venuto il magone». Non parla e non vuole parlare, la sorella di Tosi Savonuzzi, arrivata da Roma. Anche Bertocchi non fiata, in aula e fuori, non dice una parola. Anche lui è “disorientato”. E le poche parole che disse quando si costituì due giorni dopo il delitto: «Ho fatto un gran casino», echeggiano nell’aula d’udienza. Fuori dall’aula ci sono i suoi parenti e c’è anche Sabrina Chiccoli, la compagna, la proprietaria della casa della discordia di Fossanova San Marco, causa indiretta della tragedia per i contrasti sui lavori da eseguire sull’immobile. «Lo vado a trovare in carcere una volta la settimana, non parliamo mai di quello che è successo». Ma bisogna farlo, almeno qui in tribunale. E allora ecco l’avvocato Pellizzola che le spiega cosa succede (dentro l’aula, l’udienza è al chiuso) e lo scenario giudiziario che si presenta. Pellizzola ha cercato di chiedere al gup Tassoni un abbreviato condizionato, per fare luce su alcune ombre - secondo la difesa - nel capo d’accusa. Richieste tutte bocciate: così resta l’aggravante dell’omicidio premeditato, solo questo è roba da ergastolo. Un delitto premeditato da un assassino che parte da Ferrara con una pistola, in bicicletta, per sparare ad un vicino di casa per contrasti sui lavori da eseguire e poi scappa ancora in bici. E poi in autobus. Senza prevedere (nella premeditazione) la multa perché era senza biglietto.
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