processo tecopress, in aula i colleghi dell’operaio morto
«Quella notte una prima scossa all’una, poi la tragedia»
DOSSO. Sfilano in aula, raccontano la notte della tragedia, il 20 maggio 2012. Makbar, capo turno ricorda che «era l’una di notte quando sentimmo la prima scossa». Qualcuno telefonò a casa per...
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DOSSO. Sfilano in aula, raccontano la notte della tragedia, il 20 maggio 2012. Makbar, capo turno ricorda che «era l’una di notte quando sentimmo la prima scossa». Qualcuno telefonò a casa per tranquillizzare, altri non si accorsero di nulla «nel turno di notte si ha sonno, pensavano ad uno scherzo». Non lo era, perchè poche ore più tardi alle 4,04 il capannone della Tecopress crollò, addosso ad uno di loro. Tutti gli altri riuscirono a scappare, uscire, salvi. Il processo per la morte di Gerardo Cesaro (nella foto) ha visto ieri le deposizioni di alcuni colleghi e poi della dirigente Asl settore sicurezza, dottoressa Remotti, che ha spiegato che prima del 2012, ante sisma, non furono mai date prescrizioni o furono richieste verifiche nei capannoni industriali. Solo dopo. E che il terremoto fu anomalo, con onde sussultorie e ondulatorie combinate. Prossima udienza 25 maggio.
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