Crac vecchia Carife, per l'aumento di capitale restano 12 gli indagati
I vertici sotto accusa. Chiesta l'archiviazione per 42 persone: i vari cda, i sindaci, Fondazione, PopBari e Pop Cividale
FERRARA. Due anni e mezzo di inchiesta, due tornate con raffiche di avvisi di garanzia che avevano portato a 54 il numero degli indagati e adesso la selezione. La procura ha infatti chiuso l’inchiesta sull’aumento di capitale di Vecchia Carife del 2011 per 150 milioni, ritenuto artefatto, depositando l’atto di chiusura indagini ma solo per 12 indagati.
Si tratta dei massimi vertici di Vecchia Carife, in primis l’ex dg Daniele Forin e il presidente Sergio Lenzi e poi con loro i massimi dirigenti delle banche esterne accusate di una operazione incrociata di scambio di azioni, creando un patrimonio fittizio e da qui la bancarotta patrimoniale contestata: si tratta dei vertici delle banche Valsabbina (Ezio Soardi) e di Caricesena( Germano Lucchi).
Per la procura altri due indagati, corresponsabili del crac sarebbero due funzionari ancora oggi in Nuova Carife, Davide Filippini e Michele Sette (rispettivamente, direttori settori Finanza e Bilancio). Resta indagato anche Paolo Govoni, nel ruolo di vertice di Carife Sei, che sarebbe stata la società usata per la triangolazione dello scambio azioni tra Carife e Caricesena. Resta indagato anche il responsabile della società di revisione Deloitte &Touche, Michele Masini e assieme a loro altri due funzionari di Carisena e Valsabbina e altri due indagati Carife con funzioni direttive.
Questo quando si è appresa nella serata di venerdì (notifiche in corso), e dunque escono dal processo - con relative richieste di archiviazione che dovranno essere poi valutate dal giudice terzo - 42 indagati, tutti i membri del collegio sindacale di Carife, tutti i membri del cda senza ruoli direttivi, e soprattutto vertici e membri di cda delle altre due banche esterne, indagate la PopBari e la PopCividale. Richiesta di archiviazione anche per i due ex vertici di Fondazione Carife, Pietro Puglioli e Guido Reggio.
I reati restano per i 12 indagati, a vario titolo - ovvio - gli stessi: dal crac per bancarotta patrimoniale, ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e aggiotaggio. La tesi accusatoria è quella che l’aumento di capitale sia stata disatteso, stravolgendo regole e condizioni per poterlo portare in porto per i 150 milioni previsti. Ora la fase di verifica con il filtro del giudice terzo. Mentre si apprende che a giugno i padiglioni della fiera sono già prenotati per lo svolgimento dell’udienza preliminare. Con le migliaia di risparmiatori, parte lese al processo.
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