«Ministro, ci dica perché nostro padre è morto così»
Igor ancora in fuga. Emanuele e Francesca Verri, figli di Valerio ucciso due settimane fa, hanno visto Minniti e gli hanno scritto una lettera: vogliamo che l’assassino venga preso ma anche chiarezza sulla vicenda
FERRARA. «Il ministro? Cordiale, disponibile, persona molto seria». Emanuele e Francesca Verri, figli di Valerio, la guardia ecologica di Legambiente uccisa da Norbert/Igor lo hanno incontrato venerdì pomeriggio a Molinella. Un incontro per nulla formale, come informali e diretti sono stati loro, con le poche parole che riuscivano a dire, ancora provati dal dolore. Così hanno preferito lasciare alle parole scritte, in una lettera consegnata al ministro stesso, il compito di spiegare la loro situazione (la lettera pubblicata qui a fianco).
Chiedendo solo due cose: fare chiarezza sulla morte del padre e sull’intera vicenda e dare una risposta al perché «nostro padre possa essersi trovato indifeso in quella terribile situazione». Perché «nostro padre è morto, signor ministro». Come dire, si parli e continui a farlo, di caccia all’uomo e spiegamento di forze, ma ci si ricordi che Valerio Verri è morto.
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.15232115:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/dossier/i-delitti-di-igor/igor-il-questore-di-bologna-abbiamo-buoni-elementi/72191/72634]]
«Sì lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto di non dimenticarci». La mamma, la vedova Verri, non c’era, non poteva esserci ancora provata dalla tragedia «ma ci ha assicurato che verrà a Portomaggiore a trovarla. Possiamo dire che il ministro ci ha dato la totale disponibilità, si è impegnato dicendoci che i suoi ragazzi (carabinieri e polizia, ndr) di tutte le forze dell’ordine impegnate non molleranno. Si è impegnato in prima persona - spiegano Emanuele e Francesca Verri - dandoci la sua parola d’onore e che il lavoro verrà svolto fino in fondo finché non sarà catturato la persona ricercata».
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.15232118:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/dossier/i-delitti-di-igor/killer-in-fuga-i-controlli-della-polizia-di-stato/72124/72567]]
Il ministro, spiegano, «non conosceva papà, ma si è informato e ha saputo che era persona cordiale, disponibile sempre pronta a tutti e tutti legato alla famiglia, la nostra famiglia». Quella famiglia che adesso viene ricevuta da una delle più alte cariche dello Stato, perché la caccia a Igor è affare di Stato. «L’impegno sarà ai massimi livelli, ci ha assicurato di nuovo e quando saremo arrivati alla fine ha garantito che ci darà tutte le spiegazioni possibili di ciò che è successo e che sta accadendo in questi momenti». Il ministro li ha anche rassicurati di far riferimento al sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli, con cui è contatto, per affrontare tutto ciò che verrà. Lo Stato, dunque c’è, e se mai ce ne fosse bisogno, la visita di Minniti lo conferma ai più dubbiosi.
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.15227313:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2017/04/21/news/il-ministro-minniti-contestato-a-budrio-1.15227313]]
«Ce ne stiamo accorgendo - spiega Emanuele - che non siamo soli ma siamo spaesati davanti a tutto questo». Una caccia all’uomo, senza precedenti con le truppe d’assalto, ad un solo uomo, senza esito
«Ci sembra di esser davanti alla Tv, a guardare un film, lontano da noi, invece...». Invece tutto si svolge a pochi chilometri da dove abitano. «E allora la sera non esci più a berti una birra in giardino, alle sette di sera chiudi le finestre e alle otto non esci più». E’ la paura, di Igor/Norbert. Non potrebbe che essere così, visto cosa c’è là fuori. «È sempre più difficile - spiegano i due figli - davanti alla tragedia della nostra famiglia in questa situazione tornare alla nostra normalità, negare che ci si trovi in un luogo pericoloso».
«Lo dicevano a nostro padre che dopo i primi fatti, quello di Consandolo (rapina alla guardia giurata, ndr) e poi Budrio, che era pericoloso andare in giro - rammenta Francesca -. Ma lui non ci ha mai trasmesso nessuna paura, era ciò che gli piaceva fare e lo faceva. L’entusiasmo di fare quello che voleva era talmente alto che non poteva far diversamente». «Gli dicevamo dopo il fatto di Consandolo: “babbo ce l’abbiamo dietro casa quello che è successo: perché non vai nell’orto e fai il pensionato?” E lui non poteva far diversamente». Ma adesso che è morto, ucciso da Igor/Norbert la famiglia dopo il dolore guarda al perché sia arrivato. E hanno affidato ad un legale, l’avvocato Fabio Anselmo, di fare le valutazioni che riterrà opportune, per avere quelle risposte che chiedono al ministro: chiarezza e spiegazioni sul perché Valerio Verri fosse in quella situazione, alla mercé del killer.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
