Puglioli soddisfatto per l’archiviazione
Lenzi: «Ho agito con onestà ora lo spiegherò al giudice»
Sono i due poli opposti dell’inchiesta appena chiusa sull’aumento di capitale, Sergio Lenzi, ex presidente di Vecchia Carife e Piero Puglioli, ex presidente Fondazione Carife. Estremi opposti perchè...
2 MINUTI DI LETTURA
Sono i due poli opposti dell’inchiesta appena chiusa sull’aumento di capitale, Sergio Lenzi, ex presidente di Vecchia Carife e Piero Puglioli, ex presidente Fondazione Carife. Estremi opposti perchè per il primo inizia ora il percorso giudiziario con la chiusura atti e gli eventuali processi che seguiranno, mentre per il secondo è stata sancita dagli inquirenti la sua totale estraneità alle presunte irregolarità compiute nell’operazione dell’aumento di capitale, visto che è stata chiesta l’archiviazione. Sergio Lenzi risponde al telefono e come ha sempre fatto non si sottrae dal commentare la sua sorte giudiziaria, ribadendo con poche parole la sua posizione: «Sono estremamente sereno perchè certo di avere operato e agito nel mio ruolo con correttezza, onestà e trasparenza. Ora siamo alla verifica giudiziaria delle ipotesi d’accusa, alle quali non mi sottraggo: davanti ad un giudice terzo chiarirò come ho già fato con gli inquirenti la mia posizione e il mio operato». Sereno e tranquilli era sempre stato anche Piero Puglioli, che aveva scoperto di essere indagato solo nei mesi scorsi, al rush finale dell’inchiesta sull’aumento di capitale: «Ho preso atto della conclusione dell’inchiesta, non conosco i dettagli e comunque ribadisco come ho sempre detto che ero assolutamente tranquillo sull’attività di Fondazione. Consulterò il mio legale ma, da quanto apprendo dai giornali il fatto che Fondazione non compaia negli atti (chiesta l’archiviazione per lui e Guido Reggio, segretario, ndr) non può che confermare quanto abbiamo sempre sostenuto». Ora, dopo il deposito dell’atto di chiusura, i legali dei 12 indagati valuteranno cosa fare. Tra loro vi sono anche coloro che non hanno risposto in precedenza agli inquirenti (gli atti d’accusa non erano depositati, ora sono accessibili) e dunque, come spiega Dario Bolognesi, legale, di alcuni di loro, Filippini e Sette: «valuteremo dopo lo studio e la lettura degli atti se produrre memorie e rendere interrogatorio per dare le nostre spiegazioni». (d.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
