Igor braccato qui, indagini in Spagna e Serbia
Ferrara, niente stop alle ricerche, potenziate con la polizia. E gli inquirenti setacciano il suo passato in mezza Italia e in Europa
FERRARA. E’ in fuga da 15 giorni e mezzo, dalle 8 di sabato sera 8 aprile, quando dopo aver ucciso Valerio Verri e ferito Marco Ravaglia, nel Mezzano, ad oltre 15 chilometri di distanza, ha scelto di tornare a “casa”. Poteva scappare da qualsiasi parte, con il Fiorino bianco rubato. Invece, ha puntato prima su Argenta, poi Campotto quindi Marmorta. Qui lo avevano intercettato e fermato, ma non gli hanno sparato per bloccarlo. «Non c’erano condizioni di sicurezza per farlo», la spiegazione ufficiale. C’è chi dice che hanno fatto male i due carabinieri: non lo sapremo mai, ma c’era la possibilità non tanto remota che i morti sarebbero stati molti di più.
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E allora, dalle 8 di quella sera, dopo aver abbandonato l’auto, si è ficcato là dentro l’oasi e da 15 giorni e mezzo lo stanno braccando. Migliaia di uomini, a turno, i più addestrati e capaci: Tuscania, Cacciatori di Calabria, Gis, e adesso anche gli Uopi (i Nocs della polizia in tenuta antiterrorismo). Gli inquirenti avevano indicato prima di Pasqua che le ricerche sarebbero durate una quindicina di giorni, che il limite sarebbe stato quello della domenica di ieri. Erano solo ipotesi, la realtà è ben diversa visto che il ministro degli interni, Marco Minniti, lo ha detto da uomo di Stato: «Fino a quando non sarà catturato noi non ci fermeremo, perchè così si comporta un grande Paese».
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Sono queste le parole che dettano la nuova strategia della caccia all’uomo: che non avrà nessun limite temporale, solo una condizione. Prenderlo. Come, si vedrà. Fisicamente la caccia è tutta qui nei 40 km quadrati tra le oasi di Marmorta e Campotto , “fisicamente”, spiegano gli inquirenti che coordinano ricerche sul campo.
Ma parallelamente altre indagini sono in corso e si stanno concentrando in mezza Italia (centro-nord) e in Europa, nei paesi dove Norbert Feher ha vissuto: non solo Serbia, il suo paese natale dove ha parenti e familiari, madre, sorella e sorellastra che hanno reagito alla sua fama di killer. Anche la Spagna dove diceva di fare il gigolò a Valencia.
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Una pressione investigativa che non si vede, non si percepisce come quella che si può osservare dai finestrini dell’auto viaggiando - ad esempio, una domenica come ieri - tra Argenta e Molinella, con i posti di blocco dei militari armati, amatissimi, che fanno paura ai bambini in macchina per scene quasi di guerra che hanno visto solo in Tv. Non è finzione, la caccia continua, il conto si allunga: siamo ad oggi, lunedì 24 aprile, al 15° giorno di fuga dopo la tragedia del Mezzano, una scia di sangue che si è interrotta nell’oasi di Marmorta.
Bisognerebbe saper spiegare ai bambini in macchina che gli uomini in nero (Tuscania) o con le mimetiche in assetto da guerra sono qui per dare una fine a questa scia di sangue.
Però, sarebbe meglio dir loro che presto (quando?) potranno guardare dai finestrini dell’auto senza aver più paura.
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