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Stop agli informatori farmaceutici: per loro orari diversi dall'utenza

Stop agli informatori farmaceutici: per loro orari diversi dall'utenza

Dall’1 maggio entra in vigore una delibera della Regione Emilia Romagna che regola gli accessi. I medici di base dovranno riceverli in turni "separati" 

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FERRARA. Chi non ha sbuffato vedendo entrare in sala d’aspetto quella persona ben vestita, con valigetta al seguito e l’atteggiamento di chi sta sempre sulle spine? Per chi aspetta il suo turno davanti alla porta del medico di famiglia l’ingresso dell’informatore farmaceutico equivale a 20-30 minuti di attesa in più. E se poi ne entra un altro? Il patema, dall’1 maggio prossimo, dovrebbe sparire dall’orizzonte dei pazienti in coda per la visita. A due condizioni: che i medici decidano di collaborare attivamente e che le aziende sanitarie attivino i controlli. A far da spartiacque è una delibera della Regione che impone alle Asl e ai medici di famiglia di garantire che «l’attività dell’informatore scientifico farmaceutico non si sovrapponga come orari e, ove possibile, neanche come luoghi, all’attività assistenziale propria dei medici dipendenti o convenzionati con il Servizio sanitario regionale».

Ma non si tratta dell’unico vincolo fissato dalla nuova normativa. La delibera impone infatti di «stabilire limiti quantitativi alle visite che gli informatori farmaceutici possono effettuare ai medici dipendenti o convenzionati». Un giro di vite che viene esteso anche ad altri aspetti: la quantificazione, ad esempio, del «valore trascurabile» dei prodotti gratuiti «che possono essere ceduti a medici e farmacisti» durante l’attività di informazione e presentazione dei medicinali. Viene previsto inoltre l’obbligo di comunicare all’azienda sanitaria, da parte del medico dipendente o convenzionato, la partecipazione «a eventi organizzati, promossi, finanziati, a qualsiasi titolo, dalle aziende farmaceutiche».
L’informatore farmaceutico dovrà essere munito di un tesserino di riconoscimento personale mentre gli orari di ricevimento riservati agli operatori inviati dalle case farmaceutiche dovranno essere esposti in modo da «assicurarne la massima visibilità all’utenza». Il medico o il farmacista non potranno ricevere «premi, vantaggi pecuniari o in natura, salvo che siano di valore trascurabile e per un valore massimo di 20 euro annui».

Da quanto si sa l’entrata in vigore del provvedimento è confermata al primo maggio. Ma è anche vero che il 10 maggio è prevista in Area Vasta (Ferrara, Bologna, Imola) una riunione per definire il regolamento applicativo.
I tempi di applicazione reale, quindi, potrebbero essere meno rigidi di quanto definito in delibera. Resta poi il fatto che le nuove prescrizioni sono state accolte con fastidio e perplessità dai medici e dai sindacati che a livello nazionale hanno già avanzato dubbi e critiche. Tra i camici bianchi ferraresi un paio di commenti raccolti al volo ieri esprimono lo scetticismo di una parte della categoria con parole decisamente acide: «La sanità deve risolvere ben altri problemi. Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: non terremo aperto l’ambulatorio di notte per ricevere gli informatori farmaceutici».

Gioele Caccia

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