«La famiglia e l’amore contro l’individualismo»
A Cento l’arcivescovo Zuppi ha celebrato la messa per la Festa diocesana di fronte a circa duemila persone che hanno gremito piazza della Rocca
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CENTO. «Senza amore non c'è vita, perché non c'è famiglia. Dobbiamo costruire una comunità familiare, per sconfiggere il virus dell'individualismo. Rendiamola grande con il dono e il perdono». È il messaggio lanciato ieri dall’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, che ha presieduto la messa in occasione della Festa Diocesana della Famiglia.
Nel piazzale della Rocca circa duemila persone hanno partecipato all'evento organizzato dall'Ufficio Pastorale della Famiglia del Vicariato di Cento e dalla Chiesa di Bologna, in collaborazione con il Comune di Cento. Una festa della famiglia e della comunità, a cui hanno partecipato istituzioni, forze dell'ordine e volontariato locali, il mondo cattolico e tante famiglie di tutto il vicariato di Cento che, in questi due anni, ha ospitato le iniziative di promozione della famiglia. Ad accompagnare la celebrazione, il suono delle campane dell'Unione Campanari Bolognesi e sei corali unite per l'appuntamento. Accanto al palco divenuto altare infatti, le corali centesi di San Biagio, San Pietro e Penzale, la corale di Sant'Agostino, Pieve di Cento e Castello d'Argile, e due bande, la G. Verdi di Cento e la filarmonica di San Carlo. Nel consacrare con la Festa Diocesana, il cammino svolto nel vicariato di Cento alla scoperta e riscoperta delle famiglie «come piccole chiese e palestra d'amore», il vescovo Zuppi ha spiegato che «questa celebrazione è un segno dell'amore di Dio, che ci ha raccolto per farci la sua famiglia. Ognuno di noi, come Gesù, ha due famiglie. La prima, quella formata da genitori, fratelli e nonni, e la seconda, quella della parrocchia, della comunità, formata da tutti i credenti». Poi un ringraziamento speciale ai parroci del vicariato di Cento presenti, in prima fila don Marco Ceccarelli e il decano don Ivo Cevenini: «Loro sono i padri di questa nostra grande famiglia, in cui si sta insieme come fratelli e sorelle, e dove si condivide ogni cosa. Se viviamo la comunità come una vera famiglia, anche le nostre case potranno diventare piccole chiese, in cui sperimentare l'amore, il dono e la condivisione, che rende tutti più ricchi. È il principio delle Caritas. Lo avevano capito anche i vostri antenati, con la Partecipanza. L'amore è più forte di tutto, conserva e rende ogni cosa preziosa. Dall'altro c'è l'individualismo, di chi spesso si rifugia nel mondo virtuale: è come un virus che fa credere di essere felici, di avere tutte le chiavi e di essere collegato con tutti, ma in realtà divide, crea solitudine, isolamento, ma soprattutto rende tristi e infelici».
Al termine con don Massimo (Ufficio Famiglia della Diocesi), il passaggio di consegne dal vicariato di Cento ai vicariati Sasso Marconi, Alto Reno e Setta-Savena-Sambro, che accoglieranno gli eventi del prossimo biennio.
Beatrice Barberini
Nel piazzale della Rocca circa duemila persone hanno partecipato all'evento organizzato dall'Ufficio Pastorale della Famiglia del Vicariato di Cento e dalla Chiesa di Bologna, in collaborazione con il Comune di Cento. Una festa della famiglia e della comunità, a cui hanno partecipato istituzioni, forze dell'ordine e volontariato locali, il mondo cattolico e tante famiglie di tutto il vicariato di Cento che, in questi due anni, ha ospitato le iniziative di promozione della famiglia. Ad accompagnare la celebrazione, il suono delle campane dell'Unione Campanari Bolognesi e sei corali unite per l'appuntamento. Accanto al palco divenuto altare infatti, le corali centesi di San Biagio, San Pietro e Penzale, la corale di Sant'Agostino, Pieve di Cento e Castello d'Argile, e due bande, la G. Verdi di Cento e la filarmonica di San Carlo. Nel consacrare con la Festa Diocesana, il cammino svolto nel vicariato di Cento alla scoperta e riscoperta delle famiglie «come piccole chiese e palestra d'amore», il vescovo Zuppi ha spiegato che «questa celebrazione è un segno dell'amore di Dio, che ci ha raccolto per farci la sua famiglia. Ognuno di noi, come Gesù, ha due famiglie. La prima, quella formata da genitori, fratelli e nonni, e la seconda, quella della parrocchia, della comunità, formata da tutti i credenti». Poi un ringraziamento speciale ai parroci del vicariato di Cento presenti, in prima fila don Marco Ceccarelli e il decano don Ivo Cevenini: «Loro sono i padri di questa nostra grande famiglia, in cui si sta insieme come fratelli e sorelle, e dove si condivide ogni cosa. Se viviamo la comunità come una vera famiglia, anche le nostre case potranno diventare piccole chiese, in cui sperimentare l'amore, il dono e la condivisione, che rende tutti più ricchi. È il principio delle Caritas. Lo avevano capito anche i vostri antenati, con la Partecipanza. L'amore è più forte di tutto, conserva e rende ogni cosa preziosa. Dall'altro c'è l'individualismo, di chi spesso si rifugia nel mondo virtuale: è come un virus che fa credere di essere felici, di avere tutte le chiavi e di essere collegato con tutti, ma in realtà divide, crea solitudine, isolamento, ma soprattutto rende tristi e infelici».
Al termine con don Massimo (Ufficio Famiglia della Diocesi), il passaggio di consegne dal vicariato di Cento ai vicariati Sasso Marconi, Alto Reno e Setta-Savena-Sambro, che accoglieranno gli eventi del prossimo biennio.
Beatrice Barberini
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