Festa Liberazione l’omaggio della città tra Pertini e Spinelli
di Marcello Pulidori
Il vicesindaco Maisto: «Ricordare chi è morto per la libertà» Il prefetto Tortora: «Tanta gente, presenza significativa»
2 MINUTI DI LETTURA
Chissà cosa penserebbero, oggi, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi (padri del Manifesto di Ventotene, 1941, prima pietra per «una Europa libera e unita») delle celebrazioni per l’anniversario della Liberazione. Un giorno fondamentale per la storia d'Italia che ogni anno assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza (militare e politica) attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione nazista. Gli echi che giungono contro l’idea di quella Europa (di Spinelli e Rossi) e che arrivano proprio in questi giorni dalla Francia non hanno trovato, tuttavia, sodali qui, a Ferrara, dove ieri la Liberazione dell’Italia resa eterna in quella data, 25 aprile 1945, è stata invece celebrata come da tradizione, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose. Cerimonia alla presenza di una folta platea che si è disposta attorno alle transenne che si è svolta in Piazza Trento Trieste, in un luogo che più evocativo non può essere, a poche decine di metri dal muretto contro cui vennero uccisi, all’alba del 15 novembre 1943, 11 cittadini ferraresi, come rappresaglia per l’assassinio di un federale fascista. Così, sono risuonate intense le parole del vicesindaco Massimo Maisto quando ha ricordato l’appello/annuncio di Sandro Pertini il giorno della Liberazione: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire». Nello stesso modo, pochi minuti più tardi, Emiliano Sandri, della consulta degli studenti di Ferrara, ha raggiunto il palchetto del microfono ed ha detto che «oggi tutti dovrebbero ricordare i valori della Resistenza perché le tragedie contro l’umanità non si ripetano». Un commento entusiastico sulla «grande presenza di cittadini, una presenza che riempie il cuore e fa davvero piacere» è stato espresso a fine mattina dal prefetto di Ferrara, Michele Tortora, avvicinato poco prima dell’ingresso in Duomo. Dopo la messa alla presenza del vescovo Luigi Negri, nel pomeriggio lo spettacolo affidato al Teatro Comunitario di Pontelagoscuro ed altri momenti tra riflessione e svago.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
