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«Detenuti psichiatrici, così si torna indietro» 

«Detenuti psichiatrici, così si torna indietro» 

Digiuno di protesta contro le modifiche alla legge di ordinamento penitenziario Fiorentini (Si) e Baraldi (Pd): «È la riapertura degli Opg sotto mentite spoglie»

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Un digiuno a staffetta per dire no al ritorno sotto mentite spoglie degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Un digiuno iniziato da Franco Corleone, Commissario unico per il superamento degli Opg, continuata da Leonardo Fiorentini, consigliere di SI, lo scorso 19 aprile, e l’altro ieri dalla consigliera Ilaria Baraldi (Pd). Il timore concreto è che la legge 81 del 2014, che ha fatto fare un grande balzo in avanti al nostro Paese in termini di civiltà, e che ha sancito la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, individuando come soluzione terapeutica e sanitaria per gli autori di reati prosciolti per infermità mentale l’istituzione di Residenze per le misure di sicurezza, (Rems), venga superata dall’introduzione in Parlamento di “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”. Tali modifiche, se approvate, consentono l’inserimento nelle Rems di autori di reati, a cui siano sopraggiunte patologie psichiatriche durante il regime di detenzione. Così facendo, si tornerebbe ai vecchi Opg o a un loro ritorno sotto mentire spoglie. «La chiusura nel 2014 dei manicomi criminali è stato un atto di grande civiltà -ha esordito il consigliere Leonardo Fiorentini, - ma purtroppo, l’ultimo provvedimento in discussione ora alla Camera dopo avere ricevuto la fiducia del Senato, ha visto l’inserimento di un emendamento che riapre la strada alla trasformazione delle Rems in ospedali psichiatrici giudiziari». Marcello Marighelli, Garante regionale dei detenuti, ha spiegato la nascita della legge 81/2014, in seguito alla visione di immagini di persone rinchiuse negli ospedali psichiatrici giudiziari, e portati alla luce dalla commissione presieduta dal senatore Marino. Da quel documento si sono poi mobilitate varie iniziative e sono state così realizzate le Rems, strutture residenziali destinate ai prosciolti in condizione di infermità mentale. «L’Emilia Romagna ha due Rems, una a Bologna e una a Parma, con 14 e 10 posti letto. Nel biennio 2015/17 sono state 49 le persone ospitate e 25 le dimesse. Le Rems si caratterizzano infatti per essere luogo terapeutico, con équipe sanitaria qualificata, e dove l’attività terapeutica dà buoni risultati e le persone sono responsabilizzate. Il timore ora è che il percorso venga vanificato se il Parlamento approva le modifiche». Franco Corleone ha ricordato come le Rems abbiano «alcuni pilastri: la territorialità, per permettere alle persone ricoverate un più facile inserimento nel territorio, il numero chiuso, (la più grande ha 20 posti), il rifiuto della contenzione meccanica». Ilaria Baraldi ha sottolineato come l’abuso del voto di fiducia possa creare danni «speriamo rimediabili. Proseguiamo il digiuno a staffetta finché non saranno accolte le nostre richieste».
Veronica Capucci

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