La Nuova Ferrara

Ferrara

«Offriamo le nostre case per le indagini di polizia» 

di Marcello Pulidori
«Offriamo le nostre case per le indagini di polizia» 

Cittadini esasperati dopo la rissa a bottigliate verificatasi domenica sera Tra i residenti la tensione è palpabile: qui ogni giorno ci aspettiamo una tragedia

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Della violentissima rissa tra extracomunitari avvenuta domenica sera, l’ennesima di una triste saga, restano ancora i vetri rotti sul selciato e qualche brandello di bicicletta. I vetri sono ciò che rimane delle bottiglie che questi stranieri si sono tirati addosso, e anche i pezzi di pedali e manubrio sono il ricordo della bicicletta scagliata sulla testa di un contendente. Una volta dentro la zona Gad, questo tribolato quartiere (Giardino-Arianuova-Doro), «ma, per favore, chiamatelo solo “quartiere Giardino”, che suona meglio» ci chiede una signora, tutto quello che è accaduto è lì, abbastanza chiaro. Dall’altra parte della strada, il Grattacielo. Il ring. Le bottiglie coi colli rotti e le bici “volanti” hanno alzato ancora di più l’asticella della preoccupazione di chi, qui, ha la sventura di abitare, di vivere. Validio Bononi abita l’attico di un condominio di via Cesare Battisti e non ci va tanto per il sottile: «Guardi - ci mette in guardia - , io ho fatto addirittura un passo che non so quanti abbiano fatto. Ho parlato a carabinieri e polizia ed ho offerto la mia casa mettendola a disposizione delle forze dell’ordine per filmati, foto e altro, insomma per fare le indagini. La mia offerta, chiamiamola così, non ha avuto seguito. Io aspetto ancora». E, come il signor Validio, altri cittadini che abitano nel quartiere hanno detto sì ad iniziative/offerte di questo genere. La esasperazione, che da queste parti ha già più di 20 anni (è a partire dai primi anni novanta, difatti, che il degrado ha purtroppo iniziato a mettere radici), ed insieme una tensione che non di rado diventa paura, si trasformano nel frattempo in percezioni molto oggettive. Palpabili. Bononi è uno dei residenti più attivi nel segnalare le malefatte di certa gentaglia. Ma è anche il primo a riconoscere ciò che di buono è stato fatto: «Quando il Comune decise - dice - , su proposta di molti residenti, di togliere le panchine da questa porzione di verde pubblico che corre lungo via Battisti, la situazione è migliorata, direi che siamo passati da così a così - prosegue, facendo il classico gesto con la mano - . Non ci sono più i tumultuosi bivacchi notturni, non sentiamo più grida che ci svegliavano di soprassalto nel cuore del sonno. Insomma, è tornata la tranquillità». Ma il bubbone resta. Dall’altra parte della strada. Nei giardini sotto il Grattacielo. Guarda caso è qui che all’alba di domenica, come si diceva, sono volate bottiglie e biciclette in un deprimente e pericolosissimo tiro che aveva come bersaglio la testa, o le teste, degli “avversari” di nottata. «Qui ormai - ci dice sempre Bononi - ci aspettiamo che una sera ci scappi il morto, è triste dirlo, ma rispecchia esattamente lo stato d’animo di noi residenti. Ma davvero non è possibile fare niente altro, prima che certi presagi si trasformino in cruda realtà?». Tra coloro che hanno preso posizione, ancora una volta, sulla grave situazione non poteva certo mancare Nicola Lodi responsabile per la sicurezza e l’immigrazione della Lega Nord: «Ho chiesto al sindaco di chiedere un incontro al prefetto - ha detto Lodi - per poter avere la presenza dell’esercito, se l’altra notte ci fossero stati i militari a pattugliare la zona non sarebbe accaduto - dice ancora Lodi - il “far west” al quale abbiamo assistito». Gli ultimi fatti hanno picchiato duro non soltanto sulle teste dei violenti di turno, ma soprattutto sulla pazienza di molti. Questa zona, un tempo considerata una delle perle di Ferrara, non è diventato soltanto il monumento in rovina agli anni Ottanta ma anche un’altra occasione persa. Una delle tante che negli ultimi 30 anni Ferrara si è lasciata scappare.
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