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Suicida due giorni dopo il salvataggio

Suicida due giorni dopo il salvataggio

La giovane era stata bloccata dai carabinieri martedì sul Ponte Boicelli. Poi una volta a casa si è tolta la vita

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FERRARA-. Il 25 aprile i carabinieri l’avevano salvata per un soffio, quando stava per gettarsi dal ponte Canale Boicelli. Già allora il suo non era sembrato un gesto dimostrativo, una implicita richiesta di aiuto, ma una ferma e disperata volontà di morire. Aveva reagito con stizza, quasi con rabbia ai due militari del Norm di Ferrara che, sollecitati dalle segnalazioni di alcuni passanti, erano intervenuti insieme a un’ambulanza per bloccare la giovane donna seduta sulla ringhiera.

Quando l’avevano afferrata per impedirle di lanciarsi in acqua, si era divincolata e infuriata per non essere riuscita a mettere in pratica il suo proposito. Portata all’ospedale di Cona, era stata sedata e poi era ritornata nella casa popolare in cui viveva da poco meno di due anni. E dove, l’altra notte, ha deciso che non dovevano esserci altre possibilità, altri tentativi a vuoto, e alla fine si è tolta la vita a soli 27 anni, lasciando anche un bimbo in tenerissima età che in quel momento si trovava con il padre.
A trovarla, ieri mattina, sono stati proprio il suo ex compagno e una vicina di casa. L’uomo, da cui era separata da tempo, era andato a trovarla in ospedale ma dopo le sue dimissioni non si sentiva tranquillo e ieri mattina aveva deciso di andarla a prendere.

Dopo aver bussato e suonato ripetutamente senza ottenere risposta, sempre più allarmato e preoccupato ha sfondato lui stesso la porta ed è entrato in casa accompagnato da una vicina intervenuta per sostenerlo. È stata proprio quest’ultima a trovare la giovane, ormai priva di vita, nella camera da letto. La ragazza soffriva da tempo di problemi psicologici e depressivi, insorti dopo un’esistenza segnata da diversi dolori e tante vicissitudini sfortunate, nonostante la giovane età. Viveva da un anno e mezzo in una casa popolare in città e usufruiva di un sussidio. Tutti i suoi familiari, e un particolare una sorella, avevano cercato di aiutarla e starle vicino, ma più forte di tutti si è rivelato il mare di vivere. Anche la nascita del suo bambino non aveva risvegliato in lei un po’ di amore per la vita, ma forse al contrario l’aveva fatta sentire ancora più inadeguata ad affrontare un’esistenza che percepiva di giorno in giorno sempre più insopportabile.
Quando, martedì scorso, i carabinieri erano riusciti a strapparla alla morte, non era nemmeno il suo primo tentativo di suicidio, già un’altra volta aveva tentato di togliersi la vita. Negli ultimi giorni il suo stato psicologico era precipitato in un baratro.


Nella tarda mattinata del 25 aprile aveva raggiunto il ponte sui Boicelli e si era seduta sulla ringhiera, fissando l’acqua scura che scorreva sotto di lei. Così l’avevano notata diversi automobilisti, così l’avevano trovata i carabinieri intervenuti dopo le chiamate al 112. Erano riusciti a salvarle la vita, ma per quel gesto lei non aveva potuto mostrare gratitudine, perché tutto quello che voleva era morire. I militari hanno potuto offrirle solo un altro giorno e mezzo di vita. Poche ore dopo essere uscita dall’ospedale, la ragazza se ne è andata per sempre.

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