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Un “Nose” tutto ferrarese per evitare le colonscopie 

Un “Nose” tutto ferrarese per evitare le colonscopie 

Unife ha vinto un premio per un macchinario che “annusa” cellule cancerogene Studio con S.Anna, Lilt e Asl per i test: si potrà ridurre il ricorso ad esami invasivi

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Un rivoluzionario studio condotto a Ferrara potrebbe mettere presto a disposizione un nuovo ed innovativo metodo diagnostico per la lotta contro il cancro individuando precocemente la presenza di cellule neoplastiche. Il progetto denominato “Dispositivo a base di sensori di composti organici volatili per lo screenig del cancro al colon-retto, validazione clinica, raccolta dati e loro disseminazione” di cui è responsabile scientifico Cesare Malagù, associato del Dipartimento di fisica e scienze della terra dell’università di Ferrara, è infatti risultato vincitore di un premio di 50mila euro in quanto si è classificato al primo posto nel Bando di ricerca sanitaria 2016 della Lega Italiana per la lotta ai tumori (sede nazionale). «Il progetto - annuncia Sergio Gullini presidente provinciale di Lilt, la lega per la lotta ai tumori - sarà svolto in collaborazione tra Unife con referente il professor Gabriele Anania medico chirurgo, l’ospedale Sant’Anna con il professor Paolo Pazzi, la Lilt con il sottoscritto e l’Asl che coinvolgerà direttamente i medici Aldo De Togni e Caterina Polmonari».
In pratica si procederà per valutare l’efficacia del dispositivo (che ha già una denominazione, “Nose”) messo a punto dall’Università di Ferrara: l’apparecchio ha una specifica sensibilità nei confronti particolari odori emessi dalle feci di persone portatrici di lesioni precancerose (polipi) e di cancro vero e proprio del colon. I risultati delle indagini di Nose verranno messi a confronto con quelli dell’indagine standard, la ricerca del sangue occulto nelle feci delle stesse persone.
L’apparecchiatura - vale la pena di ricordarlo, tutta ferrarese - ha già dimostrato di essere più efficace dell’esame attualmente disponibile e con il finanziamento derivato dal premio sarà eseguito un lavoro approvato da parte del locale comitato etico, su un elevato numero di soggetti di entrambi i sessi. Chi risulterà positivo ad uno dei due screening, sarà sottoposto ad esame endoscopico per poi valutare i risultati definitivi. Chi invece risulterà negativo eviterà la colonscopia che si esegue quando c’è la presenza del sangue nelle feci, condizione che genera dubbi oggi risolvibili solo con l’esame invasivo, ma spesso non è indicativa della patologia più grave.
Ovviamente lo stesso tipo di selezione, una volta verificata su larga scala l’efficacia dell’apparecchiatura ferrarese, potrà essere estesa a tutti i cittadini sottoposti ai controlli delle feci, che nel Ferrarese sono effettuati dalla maggioranza della popolazione in età, facendo risparmiare nel caso poco piacevoli e costosi esami.
Margherita Goberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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