Altro no sindacale sulla trattativa di Nuova Carife
«Parti lontane» sull’integrativo, troppi tagli in busta paga Il Cda di oggi è l’ultima spiaggia per evitare lo scontro
2 MINUTI DI LETTURA
La trattativa sindacale per Nuova Carife è entrata in una fase critica. Ieri sera, infatti, i sindacati e le rappresentanze aziendali hanno bocciato la nuova proposta dell’ad Giovanni Capitanio per sostituire le voci decadute del contratto integrativo, che vale una fetta importante della busta paga dei dipendenti. «Siamo lontani, loro dicono 60 e noi 100, su queste basi non si può firmare» è il succo della posizione dei sindacati al termine dell’incontro. Ora la possibilità di raggiungere un accordo è appesa ad un filo: i rappresentanti dei lavoratori hanno infatti avanzato una controproposta che Capitanio porterà oggi al Consiglio di amministrazione e sarà in questa sede, con l’ultima parola dunque che spetterà al presidente Roberto Nicastro, che si verificherà la sussistenza di residui spazi di trattativa. La risposta di Capitanio arriverà mercoledì, in ogni caso ci sarà poi da effettuare un passaggio all’assemblea dei lavoratori, che a suo tempo aveva proclamato lo stato di agitazione per il mancato rinnovo dell’integrativo.
In ballo, fanno presente i sindacati, ci sono voci fondamentali come l’indennità di cassa, l’assegno aziendale, l’indennità di spostamento da aggiungere al semplice rimborso chilometrico, che possono far dimagrire la busta paga degli impiegati anche dell’80%. Questi sono stati “cristallizzati” come voci ad personam ai dipendenti che hanno seguito le filiali vendute negli anni scorsi, a Milano come a Roma, e gli attuali dipendenti vorrebbero che questo trattamento fosse riservato anche a loro. Il tutto è appesantito dalle 20 giornate di solidarietà all’anno che gli uomini di Nuova Carife hanno dovuto accettare durante il commissariamento, il prezzo più alto, si fa notare tra gli sportelli, nell’intero panorama bancario nazionale.
Alle trattative assistono, come osservatori, gli uomini del “transition team” di Popolare dell’Emilia Romagna, ma i rappresentanti sindacali di Nuova Carife contano in un loro ruolo più propositivo per impedire lo sciopero: in fondo, hanno fatto notare anche ieri, nei giorni scorsi la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato la deliberazione di Banca d’Italia per la cessione delle quote a Bper. È il caso di sottolineare, però, che la cessione resta condizionate alle verifiche Bce e Antitrust, alla vendita dei crediti deteriorati e alla ricapitalizzazione, condizioni che si dovrebbero realizzare entro maggio.
Ancora nessuna decisione per quanto riguarda le sette filiali da chiudere entro aprile, secondo le indicazioni emerse già all’inizio dell’anno (si tratta dell’agenzia 3 di Cento, Rovereto, Formignana, Cona Sant’Anna, Boretto, Savignano sul Panaro e Roma Boccea), nè tantomeno sulle uscite dei dipendenti previste dall’accordo di San Silvestro. Dovevano cominciare l’1 aprile, anche per non coinvolgere nella vertenza sull’integrativo le persone appunto in uscita, ma lo slittamento dei termini è stato progressivo.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In ballo, fanno presente i sindacati, ci sono voci fondamentali come l’indennità di cassa, l’assegno aziendale, l’indennità di spostamento da aggiungere al semplice rimborso chilometrico, che possono far dimagrire la busta paga degli impiegati anche dell’80%. Questi sono stati “cristallizzati” come voci ad personam ai dipendenti che hanno seguito le filiali vendute negli anni scorsi, a Milano come a Roma, e gli attuali dipendenti vorrebbero che questo trattamento fosse riservato anche a loro. Il tutto è appesantito dalle 20 giornate di solidarietà all’anno che gli uomini di Nuova Carife hanno dovuto accettare durante il commissariamento, il prezzo più alto, si fa notare tra gli sportelli, nell’intero panorama bancario nazionale.
Alle trattative assistono, come osservatori, gli uomini del “transition team” di Popolare dell’Emilia Romagna, ma i rappresentanti sindacali di Nuova Carife contano in un loro ruolo più propositivo per impedire lo sciopero: in fondo, hanno fatto notare anche ieri, nei giorni scorsi la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato la deliberazione di Banca d’Italia per la cessione delle quote a Bper. È il caso di sottolineare, però, che la cessione resta condizionate alle verifiche Bce e Antitrust, alla vendita dei crediti deteriorati e alla ricapitalizzazione, condizioni che si dovrebbero realizzare entro maggio.
Ancora nessuna decisione per quanto riguarda le sette filiali da chiudere entro aprile, secondo le indicazioni emerse già all’inizio dell’anno (si tratta dell’agenzia 3 di Cento, Rovereto, Formignana, Cona Sant’Anna, Boretto, Savignano sul Panaro e Roma Boccea), nè tantomeno sulle uscite dei dipendenti previste dall’accordo di San Silvestro. Dovevano cominciare l’1 aprile, anche per non coinvolgere nella vertenza sull’integrativo le persone appunto in uscita, ma lo slittamento dei termini è stato progressivo.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
