ALL’OSPEDALE DI CONA
I figli di Verri incontrano Ravaglia
di Samuele Govoni
«Marco è molto provato ma non è colpevole della morte di papà»
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«Quella sera io ho perso tutto. Mio padre è stato ucciso e ora non esiste più una famiglia, esiste quello che resta di essa ma mio padre non c’è più e lui per me era tutto». Le parole di Francesca Verri, la figlia di Valerio (guardia ecologica volontaria uccisa da Igor/Ezechiele lo scorso 8 aprile nel Mezzano) pesano come macigni. Ieri mattina lei e il fratello Emanuele si sono recati all’ospedale di Cona per incontrare Marco Ravaglia, agente della Polizia provinciale che al momento della tragedia era di pattuglia con Verri. Lui fu colpito da tre colpi di pistola e dopo essere stato trasportato e operato al Bufalini di Cesena, due giorni fa è stato trasferito all’ospedale di Cona. «Lui e mio padre erano molto amici, tra loro c’era un rapporto quasi fraterno fatto di stima e affetto reciproco. In casa papà parlava spesso di Marco ed è per questo che ci tenevamo molto a incontrarlo. Gli abbiamo fatto visita non appena è stato possibile e gli abbiamo portato anche i saluti di nostra madre che non se l’è sentita di venire con noi in ospedale».
Marco Ravaglia aspettava Francesca e Emanuele e, nonostante le sue condizioni delicate (sia a livello fisico, sia emotivo), ha voluto subito vederli. Trattenere la commozione è stato impossibile. Il paziente, dopo gli interventi a cui è stato sottoposto a Cesena (necessari per rimuovere tre pallottole), sta lentamente ma progressivamente recuperando. Parlare gli riesce ancora difficile, si affatica in breve tempo e ha bisogno di riposo.
«Ci ha raccontato di quella sera - prosegue la figlia di Verri -. Ci ha detto che tutto è successo in un batter d’occhio, che né lui né mio padre hanno avuto tempo di rendersi conto di quanto stesse accadendo. L’orario di servizio era finito, loro stavano tornando a casa e poi hanno visto quel Fiorino», la voce di Francesca si rompe per un attimo, un respiro, una pausa e poi riprende: «Si sono avvicinati, hanno percorso il vialetto e sono stati aggrediti. L’uomo che era lì gli ha sparato addosso e poi è successo quello che tutti sappiamo». Mille e più domande si affollano nella mente di Francesca (rappresentata legalmente dall’avvocato Fabio Anselmo) e dei famigliari più intimi, una su tutte: questa tragedia si poteva evitare? «Ci sono tante domande a cui prima o poi qualcuno dovrà rispondere. Mio padre non c’è più e non posso chiedere a lui tutto quello che vorrei, ma qualcuno mi dovrà dire perché è successo quello che è successo. Aspetto e confido - sospira la ragazza - che la giustizia sappia darmi tutte le risposte che cerco». Anche i figli di Valerio Verri hanno detto di aver visto Ravaglia molto provato, come già avevano spiegato i medici. «Lui - conclude Francesca - si sente in colpa per quello che è successo, ma non è colpa sua. Noi non lo abbiamo mai pensato. Marco e mio padre erano davvero amici e ora noi, vorremmo portare avanti quel loro rapporto; pensiamo sia la cosa giusta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Marco Ravaglia aspettava Francesca e Emanuele e, nonostante le sue condizioni delicate (sia a livello fisico, sia emotivo), ha voluto subito vederli. Trattenere la commozione è stato impossibile. Il paziente, dopo gli interventi a cui è stato sottoposto a Cesena (necessari per rimuovere tre pallottole), sta lentamente ma progressivamente recuperando. Parlare gli riesce ancora difficile, si affatica in breve tempo e ha bisogno di riposo.
«Ci ha raccontato di quella sera - prosegue la figlia di Verri -. Ci ha detto che tutto è successo in un batter d’occhio, che né lui né mio padre hanno avuto tempo di rendersi conto di quanto stesse accadendo. L’orario di servizio era finito, loro stavano tornando a casa e poi hanno visto quel Fiorino», la voce di Francesca si rompe per un attimo, un respiro, una pausa e poi riprende: «Si sono avvicinati, hanno percorso il vialetto e sono stati aggrediti. L’uomo che era lì gli ha sparato addosso e poi è successo quello che tutti sappiamo». Mille e più domande si affollano nella mente di Francesca (rappresentata legalmente dall’avvocato Fabio Anselmo) e dei famigliari più intimi, una su tutte: questa tragedia si poteva evitare? «Ci sono tante domande a cui prima o poi qualcuno dovrà rispondere. Mio padre non c’è più e non posso chiedere a lui tutto quello che vorrei, ma qualcuno mi dovrà dire perché è successo quello che è successo. Aspetto e confido - sospira la ragazza - che la giustizia sappia darmi tutte le risposte che cerco». Anche i figli di Valerio Verri hanno detto di aver visto Ravaglia molto provato, come già avevano spiegato i medici. «Lui - conclude Francesca - si sente in colpa per quello che è successo, ma non è colpa sua. Noi non lo abbiamo mai pensato. Marco e mio padre erano davvero amici e ora noi, vorremmo portare avanti quel loro rapporto; pensiamo sia la cosa giusta».
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