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Precaria a Ferrara  riceve un premio al Parlamento inglese 

di Davide Bonesi
Precaria a Ferrara  riceve un premio al Parlamento inglese 

Serravalle, la Masieri è coordinatrice alla University of Suffolk «In Italia i ricercatori non hanno futuro: qui si può lavorare»

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SERRAVALLE. Sul suo profilo Facebook alla voce informazioni si trova la seguente dicitura professionale “Senior Lecturer-Course Leader Regenerative Medicine presso University of Suffolk”, prima “Course Leader/Lecturer presso University of Suffolk”. La persona in questione è Federica Francesca Masieri, 35enne di Serravalle, che dopo la laurea all’Università di Ferrara (scienze biologiche), il dottorato ed un periodo da ricercatrice sempre nell’ateneo cittadino, in assenza di nuovo contratto ha ben pensato di tentare la fortuna in Inghilterra, finendo per avere un incarico alla giovane ma già qualificata University of Suffolk (regione vicina a Cambridge, capoluogo Ipswich). Prima ha ricevuto una cattedra, poi l’incarico di coordinatrice del corso di laurea in medicina rigenerativa. E proprio grazie a questo incarico in settimana ha ricevuto un prestigioso riconoscimento dalla Royal society of biology al Parlamento inglese.
«Intanto, non è un premio a me o alla carriera - premette la Masieri -, si tratta di un riconoscimento corale che devo dividere con la dottoressa Alida Rajic e il direttore del Dipartimento Mohamed Adbel Maguid. Ogni anno la Royal society of biology premia quei corsi di laurea che rispecchiano i più alti standard di preparazione e ricerca, nonché le migliori risposte alle richieste del mercato del lavoro odierno. È un premio internazionale e riceverlo per la nostra giovane università è una bellissima cosa. I nostri corsi di biologia molecolare e medicina rigenerativa ora possono fregiarsi di questo ulteriore marchio di qualità, che ci pone al top della comunità scientifica, non solo quella del Regno Unito. E siamo in un’area felice, vicini a Cambridge, Londra e Norwich».
Sul palco durante la premiazione la soddisfazione dei colleghi: «Siamo entusiasti di questo importante riconoscimento - ha detto la Rajic -; sono un ulteriore riconoscimento alla eccellenza della preparazione dei nostri studenti». «Come direttore del Dipartimento sono onorato di questo premio - ha aggiunto Moguid -, testimonia i sacrifici del mio team, con cui è gratificante collaborare».
Tornando alla Masieri, la sua vita si divide tra Ipswich dove vive durante la settimana e Copparo, dove ha la residenza con il marito Paolo: «La mia è la storia di tanti emigranti italiani e non voglio fare retorica - risponde la docente originaria di Serravalle -; Paolo ha un buon lavoro fisso per cui al momento non lascia Copparo e non si creda che l’Inghilterra sia il Paese del “Bengodi”, bisogna lavorare e sodo. Io e mio marito di fatto viviamo con la valigia pronta: lo ringrazio per avermi incoraggiato e sostenuto in questa esperienza»,
Come è nata questa avventura in Inghilterra?
«Per il lavoro. A Ferrara ero una precaria, ma sono queste persone che tengono in piedi le nostre università. Mi ero anche impegnata per difendere i nostri diritti e fui protagonista di un’occupazione: purtroppo i diritti dei precari non sono riconosciuti. Tramite la Comunità Europea ho vinto un importante viaggio-studio in Germania e dà lì si sono aperti gli orizzonti per una carriera internazionale. In mezzo c’è stato il matrimonio, poi ho ricevuto un contratto di due anni alla University of Suffolk e poi un’altra occasione: un contratto a tempo indeterminato. Non voglio rubare studenti all’Università di Ferrara - aggiunge la Masieri -, ma se ci sono giovani ed anche insegnanti che vogliono provare questa esperienza, sarei felice di far loro vedere questo Ateneo».
Prima di parlare con la docente, avevamo contattato l’orgogliosa mamma Simonetta Mantovani, che al pari di papà Franco e del genero Paolo hanno sostenuto il percorso della figlia «A me dispiace tantissimo sia andata via, anche perché a parte la recente visita a Pasqua - ci dice la madre - non ci vediamo spesso. Appena andrò in pensione avrò più occasioni, ma adesso il tempo libero è poco. Qui mia figlia non trovava contratti validi, ma delle sue capacità ne ero ben conscia ed il suo percorso scolastico è stato sempre brillante, dalla maturità classica ad Adria all’Università di Ferrara dove ha dovuto aspettare un anno perché era in anticipo sui tempi. Sono convinta che lei tornerebbe in Italia, ma qui purtroppo non c’è alcuna condizione e non parlo solo di aspetto economico: a 30 anni ha avuto un’opportunità che qui non avrebbe mai avuto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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