Scongiurate le chiusure della Pinacoteca nazionale
La direzione aveva annunciato aperture a singhiozzo per carenza di personale Interviene il ministro Franceschini e spunta una soluzione tampone
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L’annunciata chiusura della pinacoteca dal lunedì al mercoledì, in maggio, per mancanza di personale è stata scongiurata grazie ad un intervento tampone che scatterà già con l’inizio della prossima settimana. Parola del ministro Dario Franceschini che ieri è stato informato del problema, si è attivato ed ha favorito una soluzione che passa, anche, per il prestito di personale da altre articolazioni ministeriali. Per il primo maggio, la direzione delle Gallerie Estensi aveva comunque trovato il modo di garantire le visite; l’indomani sarà comunque giorno di chiusura come tutti i martedì e il 3 la pinacoteca che si trova al piano superiore di palazzo Diamanti aprirà regolarmente.
La direzione aveva motivato la necessità di chiudere con assenze programmate per malattia che avrebbero peggiorato la già grave carenza di personale. Secondo il piano comunicato venerdì, la Pinacoteca nazionale sarebbe dovuta rimanere chiusa per tre giorni alla settimana, dal lunedì al mercoledì, mentre il giovedì e il venerdì avrebbe osservato un turno ridotto, con apertura soltanto alla mattina dalle 8.30 alle 14; il sabato e la domenica dalle 13.30 alle 19. Orari certo non a misura del turismo, per il quale, almeno, era stata già da subito confermata l’apertura straordinaria del 1 maggio, proprio in funzione dei turisti che hanno riscoperto nella città, il gioiello della Pinacoteca: una apertura che - aveva spiegato la direzione, sottolineandolo - è stata possibile «grazie alla generosa disponibilità del personale», ma anche in questo caso ad orario ridotto: dalle 13.30 alle 19. Una consapevolezza che si manifesta con la «volontà di offrire comunque al pubblico un servizio».
La chiusura a singhiozzo non sraebbe certo stata una bella vetrina per Ferrara. Prima che in serata giungesse l’annuncio del ministro, lo aveva sottolineato Vittorio Sgarbi, ieri a Ferrara, per il premio Assostampa. Claudio Fochi del M5s Ferrara, aveva criticato le scelte del governo, in materia di risorse ai beni culturali: «Man mano che i dipendenti vanno in pensione si riduce l’offerta nei musei statali». E ancora «in questo frangente non vorremmo esser nei passi dell’assessore Maisto che magnifica continui incrementi di offerta museale, aumento di arrivi, boom di biglietti, proprio, ironia della sorte, a Palazzo Diamanti (sede della Pinacoteca, ndr)». Lo stesso vicesindaco e assessore alla cultura e turismo Massimo Maisto, tirato per la giacchetta, aveva puntualizza: «Se fosse stato un museo comunale, senza voler fare della polemica, la Pinacoteca sarebbe aperta durante la settimana». E aveva parlato di beffa per la città visto che anche la nostra MyFe card è impostata sul sistema museale cittadini. «Mi auguro - auspicava - che l’organizzazione ministeriale della pinacoteca eviti in futuro episodi così incresciosi, perché è un danno per tutto il sistema museale». E’ stato presto accontentato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La direzione aveva motivato la necessità di chiudere con assenze programmate per malattia che avrebbero peggiorato la già grave carenza di personale. Secondo il piano comunicato venerdì, la Pinacoteca nazionale sarebbe dovuta rimanere chiusa per tre giorni alla settimana, dal lunedì al mercoledì, mentre il giovedì e il venerdì avrebbe osservato un turno ridotto, con apertura soltanto alla mattina dalle 8.30 alle 14; il sabato e la domenica dalle 13.30 alle 19. Orari certo non a misura del turismo, per il quale, almeno, era stata già da subito confermata l’apertura straordinaria del 1 maggio, proprio in funzione dei turisti che hanno riscoperto nella città, il gioiello della Pinacoteca: una apertura che - aveva spiegato la direzione, sottolineandolo - è stata possibile «grazie alla generosa disponibilità del personale», ma anche in questo caso ad orario ridotto: dalle 13.30 alle 19. Una consapevolezza che si manifesta con la «volontà di offrire comunque al pubblico un servizio».
La chiusura a singhiozzo non sraebbe certo stata una bella vetrina per Ferrara. Prima che in serata giungesse l’annuncio del ministro, lo aveva sottolineato Vittorio Sgarbi, ieri a Ferrara, per il premio Assostampa. Claudio Fochi del M5s Ferrara, aveva criticato le scelte del governo, in materia di risorse ai beni culturali: «Man mano che i dipendenti vanno in pensione si riduce l’offerta nei musei statali». E ancora «in questo frangente non vorremmo esser nei passi dell’assessore Maisto che magnifica continui incrementi di offerta museale, aumento di arrivi, boom di biglietti, proprio, ironia della sorte, a Palazzo Diamanti (sede della Pinacoteca, ndr)». Lo stesso vicesindaco e assessore alla cultura e turismo Massimo Maisto, tirato per la giacchetta, aveva puntualizza: «Se fosse stato un museo comunale, senza voler fare della polemica, la Pinacoteca sarebbe aperta durante la settimana». E aveva parlato di beffa per la città visto che anche la nostra MyFe card è impostata sul sistema museale cittadini. «Mi auguro - auspicava - che l’organizzazione ministeriale della pinacoteca eviti in futuro episodi così incresciosi, perché è un danno per tutto il sistema museale». E’ stato presto accontentato.
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